John Collier, “Around the Jukebox”. Sala da ballo a Richwood in West Virginia, nel 1942

Intense note di fregola

Camillo Langone

Lui non vuole pensieri, ma lei ci sente benissimo. Ecco la playlist erotica per “pescare a strascico o con lenza” compilata da DJ Amore. Astenersi Brahms.

Adesso mi svesto del camice bianco di Dottor Amore e indosso la maglietta nera di DJ Amore (i dj contemporanei, da Armin van Buuren in giù, hanno come divisa la maglietta nera e siccome tutto ha una ragione anche la maglietta nera, non grigia, non blu, nera, ne avrà una, ma la ignoro e non ho tempo per indagare e comunque non si può sdottorare su tutto). Adesso sono DJ Amore ma resto il pedagogo della scorsa puntata: questo non è un articolo facoltativo, è una lettura obbligatoria anche per chi odia la musica o ascolta solo Brahms o canzonettisticamente parlando si è arenato in qualche estate fra “Una rotonda sul mare” e “Vamos a la playa”.

 

La musica non è solo colonna sonora: è allenamento mentale e memento amori. Se in prossimità del dunque può essere molto più di un accompagnamento, ossia una spinta, quando dal dunque si è ancora lontani può risultare altrettanto importante perché aiuta a scrollarsi dalla schiena la scimmia dell’accidia. Bisogna partire da La Rochefoucauld e andare oltre e riconoscere che ci sono uomini, moltissimi uomini, che non si ricorderebbero dell’amore fisico se la musica non glielo rammentasse. La musica è l’arte dionisiaca per eccellenza, eppure non è al bere che rimanda. Nemmeno “Summertime” nella stratosferica versione di Janis Joplin, una che senza Southern Comfort non si faceva nemmeno fotografare, fa pensare all’alcol: fa pensare a due corpi che si rotolano e si uniscono sulla sabbia calda, qualcosa fra Zabriskie Point e la Duna degli Orsi a Marina di Ravenna. Quindi a tutti gli uomini un po’ svogliati ordino per prima cosa di aggiornarsi musicalmente, di fare un giro su Rockol OndaRock Sentireascoltare per smetterla di crogiolarsi in nostalgie anacronistiche, per non fare come quell’amico che all’ultima rugiada di San Giovanni già prima del nocino di prammatica si mise a rimpiangere i Jethro Tull, il gruppo del tipo che suonava lo zufolo, e sembrava che dopo di loro ci fosse stato il diluvio, ma certo, perché allora non sospirare pensando a Ferruccio Tagliavini e Natalino Otto. Taci, volevo dirgli, ci sono donne che ascoltano e siccome sei all’incirca mio coetaneo ecco che potrebbero catalogarci entrambi come vecchi babbioni. Perché la musica vecchia ti invecchia, la musica nuova ti rinnova. Parola di DJ Amore. Non bisogna commettere l’errore delle ex ragazze che non direbbero il proprio anno di nascita nemmeno sotto tortura e che però, senza volerlo, quasi dichiarano finanche il mese quando sui social si sdilinquiscono per l’ennesimo ritorno dei Duran Duran o di altri ragnatelati reperti Ottanta-Novanta, fissati nella femminea mente solo perché sottofondo dei primi baci e abbracci.

 

Un vero uomo di riascoltare i Blur non ha nessuna voglia, e il recente Damon Albarn solista, se proprio proprio necessario, lo assume a piccole dosi. Pure la donna dovrebbe starci attenta: non ha molto senso usare creme costose per una pelle giovane se poi ascolti gruppi decrepiti che ti rendono rugoso il cuore. DJ Amore (aprire bene le orecchie e magari prendere appunti) riguardo la musica dell’andare al dunque ha una regola precisa: solo brani del momento o del periodo precedente ai primi amori della desiderata. Se costei è ventenne, in casa o in auto non bisogna diffondere, a parte la musica del 2014, nulla di successivo a “Save me” di Aimee Mann, se trentenne è sbagliato andare oltre “I wanna be adored” degli Stone Roses, titolo che fra l’altro può aiutare a definire i termini del rapporto, se quarantenne non superare mai “Bela Lugosi’s dead” dei Bauhaus, ideale per lunghi amplessi tenebrosi, consumati nel cuore più nero della notte, mentre se cinquantenne lo spartiacque cronologico è “Lay lady lay” di Bob Dylan. Il motivo è facile da intuire: bisogna assolutamente evitare che la musica somministrata le ricordi qualcun altro, che sia il suono delle sue prime estati romantiche. L’amore fisico non è nostalgia, è futuro.

 

Resta che una scaletta erotica buona per tutti e tutte perfino per un pozzo di scienza musicale come DJ Amore risulta impossibile da compilare. Le variabili anagrafiche-geografiche-culturali sono decisive e intrecciandosi moltiplicano all’infinito i profili di ascolto. Tuttavia qualche considerazione oggettiva bisogna produrla. Il jazz alle donne non piace, salvo che nelle sue versioni più suadenti. Un dongiovanni pugliese, di un paese di cui non faccio il nome perché è piccolo e poi la gente mormora, usa Chet Baker con ottimi risultati. Ai fini dell’andare al dunque la versione strumentale di “Estate”, mi riferisco alla mitica registrazione del Capolinea, è certo più proficua del polveroso e lamentoso originale di Bruno Martino. Il pianoforte solo o semisolo, per intenderci alla Keith Jarrett o Brad Mehldau, grosse controindicazioni non ne ha. Attenzione però all’ultimo splendido lavoro del secondo, firmato insieme a Mark Guiliana: jazz più elettronica più violente folate di batteria uguale avversione femminile pressoché certa. Il jazz alle donne non piace ma se, eccezione alla regola, piace, ecco che avete incontrato un esemplare raro capace di risparmiarvi quesiti di natura zodiacale. Se per voi questo è un dato importante, se la pensate come Salvador Dalì (“Se qualcuno, anche assai piacente, mi parla di oroscopo o mi domanda di che segno sono, smetto di telefonargli”), la selettività del jazz vi sarà preziosa.

 

Il pescatore decida se pescare a strascico o con la lenza: sono due metodi entrambi rispettabili ma solo uno contempla il jazz. Da evitare la canzone troppo programmaticamente erotica: “Je t’aime moi non plus” e “L’importante è finire” hanno ancora estimatrici donne, a volte (sorpresa!) nate successivamente a quei lontani scandali, ma Birkin Gainsbourg Mina Malgioglio all’estimatore uomo fanno rischiare il ridicolo, che nell’amore fisico è letale. La canzone italiana in genere va lasciata perdere, sono trapassati i tempi in cui era talmente vitale, sbruffona, ruffiana da sciorinare ricette per il dunque. Penso ai “quattro dischi e un po’ di whisky” (Renato Zero 1978), formula oggi rilanciabile in chiave hipster, e alle innocenti evasioni di Renzo Arbore trasfigurate da Mogol-Battisti in “sorriso ingenuo e profumo / il giradischi le luci rosse e poi / champagne ghiacciato e l'avventura può iniziare ormai”. I brani più intensi del 2014 appartengono a Vasco Brondi, alias Luci della centrale elettrica, e purtroppo evocano precariato e licenziamenti. Mentre il cazzo, si sa, non vuole pensieri, meno che meno economici. Vuoi mettere fuori combattimento un uomo? Parlagli di bollette, mutui, mobilità. Quindi si proceda con l’anglofonia: Black Keys e Paolo Nutini, quest’anno in veste americana e soul anziché britannica e pop, e naturalmente Lana Del Rey: “Come on down to Florida / I got something for ya”. Se il dunque si preannuncia perverso puntare su Jack White ma non sui pezzi cantati con quella voce da isterico che si ritrova bensì sullo strumentale “High stepper ball”. Saprà lei coreografarlo. Se invece l’amore fisico lo si preferisce tranquillo (ma l’amore fisico può mai essere tranquillo?), DJ Amore segnala “The oil rigs at night” dei Delines.

 

Il volume sia inversamente proporzionale all’età (età presumibile: la data di nascita non si chiede mai) dell’amata. Però non troppo basso perché altrimenti la musica non fa effetto, non riesce a trasformare il tre stelle di Alba Adriatica (per dire quanto di peggio riesca a immaginarmi) nel resort di Sardanapalo. Se i vicini di stanza hanno qualcosa da obiettare, pazienza: “Meglio contestati che irrilevanti” diceva DJ Ruini.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).