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Dica 33

Tutti pronti per il giornale di Enrico Mentana fatto da giovani. Ma chi paga?

21 Luglio 2018 alle 06:18

Dica 33

Foto LaPresse

Dica 33, tutti pronti per il giornale di Enrico Mentana. Solo under 33 nel nuovo quotidiano annunciato giovedì scorso dal direttore del tigì La7 al Campus Party di Milano organizzato da Tree, la società di consulenza sull’open innovation che ha convocato per l’occasione il meglio del meglio dei coetanei di Cristo.

  

Dica 33, tutti pronti per il giornale di Enrico Mentana. “Ma chi paga?”, qualcuno si chiede. “Di certo, Urbano Cairo no; chiedetegli tutto – anche che ora è – ma non di scucire denaro”. Così risponde Mentana a chiunque – mettendo da parte gli onori – osi chiedere lumi e oneri (e piccioli).

  

Dica 33, tutti vogliono lavorare con Enrico Mentana. Alessandra Sardoni non sa spiegarsi il perché di questa mentanite che prende tutti (“Vi voglio vedere, poi, alle dirette…), Paolo Celata – nascosto in platea –alle giovani signore e anche ai giovani signori armati di curriculum fa col dito no, no e poi no (“Vi scongiuro, alla prima maratona ve ne accorgerete”), anche Gaia Tortora sconsiglia vivamente tutti, “vi risucchia nel gorgo” ma quelli, pazzi, pronti per l’innovation, vogliono andare con Mentana.

   

Dica 33, tutti pronti per Mentana. Gli adolescenti ardimentosi anelano alla Legione Straniera e truccano la carta d’identità per fingersi maggiorenni e così – figurarsi gli ultratrentenni – anche sessantenni/settantenni dai non sopiti ardori, pur di lavorare con Mentana, fanno carte false. “Dico 33”, dice appunto un tipo che nell’aspetto ricorda inequivocabilmente qualcuno. Chi sarà? Mentana, intanto, borbotta: “Questo impermeabile bianco non mi è nuovo…”.

  

Dica 33, tutti pronti per Mentana. “Sono 33” ripete perentorio il candidato. “Mi auguro non un 33 della frammassoneria, vero, Irene?” rintuzza il direttore incuriosito anche dalla frangetta da suora laica, dalla mascella semovente su cui, oltre a una dozzina di post-it, c’è appiccicata anche un buono taxi per la tratta Milano-Crema e, soprattutto, il segno del carbone con cui il soggetto – da vero tirchio – ha tentato di colorare il suo bianco crine.

  

Dica 33, tutti vogliono andare da Mentana. “Ti conosco, Mascherina”, urla il direttore e, infatti, maldestramente travestito da trentenne, attendato tra le canadesi del Campus Party, è l’incredibile Joe Servegnini a tentare il colpaccio e farsi assumere nel fichissimo giornale dove tutti vogliono scrivere.

  

Dica 33, tutti vogliono scrivere per Mentana. “E’ auspicabile che tutti vogliano leggerlo, questo mio giornale”, precisa spiritosamente il direttore. Con la verve che lo contraddistingue, poi, mentre se la ride di gusto, sadicamente smaschera Joe che – senza perdersi d’animo – si adopera nella scena madre: “Lo so, ne dimostro di più, ma è colpa dello stress, tutti i giorni Milano-Crema, Crema- Milano, con Urbano Cairo poi che lesina sui buoni taxi…”.

   

Dica 33, tutti pronti per Mentana. Joe, pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo, butta sul tavolo l’argomento degli argomenti: “Non lo fo per piacer mio ma per sazio di Matteo mio”. Non c’è da dubitare su chi sia il Matteo e Mentana, allora, sgamato da par suo, coglie l’antifona e rassicura Joe: “Tutti i miei under 33 saranno un solo uomo per Renzi tuo, torna adesso al tuo Bau-7-tè!”.

  

Dica 33, tutti pronti per Mentana. Col favore delle tenebre, si aggira per la tendopoli organizzata al Campus Party (i promettenti trentenni, infatti, fino a oggi hanno dormito qui), un tenebroso candidato. Parla americano e porta con sé una guantiera – addolcita da un nastro rosanero, i colori del Palermo – piena di cannoli al polonio…

   

Dica 33, tutti pronti per Mentana. Il candidato non si sente rassicurato sulla fedeltà al Giglio Magico di tutti i partecipani (“Questi di Tree mi puzzano di hacker russi, tutti amici di Putin sono”) e senza tema di farsi riconoscere – inconfondibile è la barba sale & pepe, per non dire della cravatta bislunga e nera da necroforo rock – affronta a muso duro Mentana e gli dice: “Prendimi nel tuo giornale, sarò il tuo Johnny”. Ebbene sì, è lui: Gianni & Riotto detto Johnny. ma Mentana, come Franti, gli sorride e lo cassa: “Giammai, piuttosto assumo Marcel, ovvero Marcello Sorgi, l’unico vero Ronaldo del giornalismo mondiale”.

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