Una fogliata di libri

L'archivio dei danni collaterali

Federica Bassignana

La recensione del libro di Sinan Antoon, Hopefulmonster editore (244 pp., 24 euro)

La storia è un insieme di attimi, di frammenti che l’uomo si impegna a ricostruire per sottrarli alla peggiore ferita che sa infliggere il tempo: l’oblio. Sinan Antoon, autore, traduttore iracheno e docente alla New York University, attinge alla sua esperienza per tracciare nel suo romanzo L’archivio dei danni collaterali una narrativa del trauma che si fa plurale, trasversale e totalmente umana. Namir è un giovane iracheno che ha conseguito il dottorato ad Harvard e torna a Baghdad per accompagnare due registi americani che vogliono documentare l’invasione dell’Iraq del 2003. “Ero venuto per recuperare qualcosa o per sincerarmi che tutto fosse irrimediabilmente perduto? E se invece fossi tornato per studiare a fondo le ferite che avevo lasciato dietro di me?”: Namir si pone queste domande e la ricerca delle risposte inizia da un incontro casuale che, come tutti gli eventi casuali della vita, è tra i più rivelatori. In una libreria di via al Mutanabbi conosce Wadud, personaggio singolare che gli racconta del suo progetto ambizioso e decisamente luminoso: costruire un archivio delle cose perdute. Nel suo manoscritto, Wadud mette su carta la distruzione della guerra sottraendola alle trappole della falsità e al dominino della storiografia ufficiale perché “fino a quando i leoni non avranno i propri storici, i racconti di caccia glorificheranno sempre il cacciatore”. Ma il suo è un punto di vista preciso su un tempo circoscritto: il primo minuto. E nel catalogo di ogni singolo minuto prendono la parola voci di persone, oggetti, alberi, animali: dagli uccelli al tappeto Kashan, da un muro distrutto a un feto, dal prigioniero di guerra alla pianta di loto. Una polifonia che dona profondità alla storia, che impone al lettore di fare un passo di lato per accogliere prospettive nuove, insolite, essenziali. Namir è rapito al limite dell’ossessione da questa enciclopedia della distruzione, dalle voci dei danni collaterali e ripensa al suo passato, alle sue radici e al suo futuro. Il romanzo vibra di forza e commozione in ogni pagina e rinnova la meditazione XVII di John Donne, che ricorda come ogni perdita – da una zolla di terra a un promontorio, da una casa alla morte di qualsiasi uomo – diminuisca l’umanità intera. Antoon rende omaggio a questa emorragia del tempo: glorificare i relitti e archiviare le macerie è un esercizio di pazienza, speranza e bellezza, in un sonoro eco a non domandarsi mai per chi suona la campana. Essa suona per noi.

L’archivio dei danni collaterali
Sinan Antoon
Hopefulmonster editore (244 pp., 24 euro)

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