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Il naso di Dante

di Pier Luigi Vercesi, Neri Pozza, 171 pp., 13,50 euro

23 Gennaio 2019 alle 10:04

Il naso di Dante

Qualche lettore ricorderà forse la scena strampalata di Mr. Bean-L’ultima catastrofe, quella in cui il nostro beniamino finisce a Los Angeles come messo incaricato di consegnare al nuovo museo un pezzo pregiatissimo: “la madre” di James Abbott McNeill Whistler. Ogni affezionato cultore d’arte sarà sbiancato davanti alle sue peripezie. Solo nella stanza, fa tutto ciò che non si deve fare davanti a un capolavoro del passato. Lo ispeziona a modo suo. Testa la consistenza della cornice, passa il dito sulla vernice per controllare lo strato di polvere. E proprio così finisce per starnutire sul famosissimo volto raggrinzito della “madre”. Cercando di asciugare il moccio peggiora le cose, sfigurando il quadro. Qualcosa di simile è capitato all’affresco che ritrae un giovane Dante a Firenze, presso il Bargello, nella cappella del palazzo del Podestà, dove il sommo poeta era stato dipinto da Giotto, in compagnia di Brunetto Latini, Corso Donati e altri cittadini di Firenze. Parliamo del ciclo di affreschi raffiguranti le “Storie della Maddalena” e il “Giudizio Universale”, ancora oggi in pessimo stato di conservazione. Trasformato in carcere nel 1574, la cappella del Bargello viene adibita a dispensa. Alcuni muratori non si lasciarono intenerire dalle linee giottesche. Passano strati di calce sugli affreschi. Solo nell’Ottocento alcuni stranieri sensibilizzano il granduca di Firenze. E’ il 1835. Strati di colore emergono dalla parete. Si occuperà del caso un pittore restauratore ben visto dal governo e dal granduca, Antonio Marini. Il risultato è catastrofico. Siamo dalle parti di Mr. Bean. Con una sottile differenza: questo non è un film. Appoggia travi sull’affresco. Scopre che un chiodo è piantato dritto nell’occhio di Dante. E che fa? Lo sega? No. Lo leva ingigantendo il buco. Tempo dopo copre il buco, ridipinge l’occhio alterando i connotati del volto. E’ grazie ai ricordi di alcuni stranieri, tra questi un negromante, Mr. Kirkup, che siamo venuti a conoscenza dei fatti. Pier Luigi Vercesi, l’autore de Il naso di Dante si è imbattuto tempo fa, a Milano, in un suo carteggio. Sfogliandolo, nota i riferimenti a Dante e il mittente: William Rossetti. E’ il figlio di Gabriel, patriota, esule in Inghilterra, e fratello di Dante Gabriel. Si trova di fronte a una specie di setta “dantista”. Compra il carteggio. Lo consulta. Ne esce questo libro affascinante, erudito, che convoca Dante, Vasari, la famiglia Rossetti, Foscolo, il tipografo Polidori e suo figlio John, amico di Byron. E poi i templari, l’amor cortese e le crociate. Fino all’Amore e l’occidente di De Rougemont, letto da Luigi Santucci durante le azioni della Resistenza; Mussolini e il russo Merezhkovsky. E Umberto Eco. Dante è un’ossessione. Il dipinto, la Commedia, la Vita Nova fungono da specchio. Chi lo legge vi cade dentro, e vi legge ciò che vuole. Le letture si moltiplicano: eretiche, letterali. Interminabili.

 

IL NASO DI DANTE
Pier Luigi Vercesi
Neri Pozza, 171 pp., 13,50 euro

Rinaldo Censi

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