Lo stand di Toto al Ces di Las Vegas 2020 (foto Getty)

Terrazzo

La famosa invasione dei bidet in America

Giulio Silvano

Dopo il lockdown è entrato nella “bathroom culture” d’oltreoceano e ora tra gli americani va di gran moda

Chissà se mai qualcuno dirà: il Covid ha anche fatto cose buone. Ma di certo, nell’eventuale lista, si potrebbe trovare l’ingresso del bidet nella vita degli americani. Come titolerebbe Dagospia: “Quegli zozzoni degli yankee scoprono il bidet”. Era un oggetto che i soldati avevano visto usare nei bordelli, mentre liberavano la Francia dai nazisti, tra un servizio e l’altro, ma non erano certo storie da raccontare una volta tornati dalle famiglie. A portare l’igiene genitale nelle case americane ci aveva provato Arnold “mr. Bidet” Cohen negli anni Sessanta brevettando il suo “sizbath”, creato per curare le emorroidi del padre, ma provare a venderlo era stato un fallimento. Negli ultimi anni però a causa dei lockdown, perduto forse lo stigma legato al sexworking, si è capita l’utilità di un’alternativa alla carta igienica. Restano le foto degli accumuli di rotoli nei supermercati, i video virali con le liti da Wal Mart per accaparrarsi il pacco da 36 ultra-soft mentre partivano gli obblighi di isolamento e mascherina. Gli Usa sono il maggior consumatore di carta igienica al mondo. In media un cittadino ne usa 24 rotoli all’anno. Gli alberi del nordest, quelli delle foto di Instagram del foliage, usati perché con le loro lunghe fibre assicurano l’extra morbidezza tanto pubblicizzata sulle confezioni, ringrazieranno per questa scoperta. In media il bidet riduce l’uso della carta dell’80 percento. La parola più cercata su Google in America durante i giorni della carestia da carta igienica? Bidet.

Nel mercato americano sono entrati sia i nostri classici, sia quelli giapponesi, con doccetta a lato o con spruzzo integrato (i washlet), ovviamente con mille scelte e optional come comanda il capitalismo: phon interno, sedile riscaldato, pulizia automatica della tazza, musichetta per coprire i brontolii di stomaco. I manager americani di Toto, tra i principali produttori di WC-bidet hi-tech del sol levante, hanno detto che durante la pandemia hanno svuotato i magazzini, complice anche il telelavoro. Toto vende anche un gabinetto-bidet di lusso, con lucina automatica notturna, che costa più di ventimila dollari e che la celebrity DJ Khaled ha fatto vedere nei suoi reel di TikTok. Il bidet d’alta gamma nuovo status symbol, meglio dei denti d’oro e delle Bentley.

Ogni tanto sui giornali Usa compaiono articoli di editorialisti con titoli come: “Ho comprato un bidet, e dovresti farlo anche tu”, oppure “Ho un bidet, e la mia vita è cambiata”, e interpellano chirurghi anali sui benefici dell’acqua rispetto alla carta. L’azienda Tushy, che produce tavolette con spruzzo da montare sul tuo wc (a partire da 99 dollari), tra cui uno con il telecomando (400 dollari), dice che negli ultimi due anni hanno quintuplicato le vendite. Passate le restrizioni del Covid, l’abitudine è rimasta e il bidet è entrato nella “bathroom culture” d’oltreoceano. Su Amazon si trova pure un libretto: “My New House Has a Bidet! Educational Bidet Guide for Children”.

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