Una visitatrice guarda il dipinto di Picasso "Dora Maar" a Parigi (Foto di Thierry Chesnot/Getty Images) 

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La rubrica telefonica del Novecento. Un caso editoriale

Giacomo Giossi

In un'agendina di Hermès comprata usata sul web i numeri telefonici e gli indirizzi dei massimi artisti, intellettuali e scrittori del Novecento francese. Con "In cerca di Dora Maar", Brigitte Benkemoun racconta le contraddizioni e la meraviglia di un’epoca

Prima di tutto un oggetto, un’agendina preziosa in pelle, un’agendina lussuosa di Hermès. Un oggetto quotidiano, una custodia in pelle passata di anno in anno e poi persa come pare capiti spesso a T.D., queste le iniziali del proprietario riportate da Brigitte Benkemoun. Basterebbe ricomprarla, ma poi T.D. scopre che quel tipo di pellame, così trattato, con quel particolare colore non è più disponibile, non è più nelle forniture di Hermes. Quindi l’oggetto più analogico che si possa immaginare, un’agenda, viene ricercata da Benkemoun online, dove – come si sa – tutto è in vendita e reperibile, o almeno quasi sempre. L’agenda, identica all’originale, arriva dunque per posta, anche a un prezzo conveniente, circa 70 euro. Certo è usata, ma ancora di ottima fattura. Ed è qui che il giallo prende corpo e il libro di Benkemoun, In cerca di Dora Maar (Skira, traduzione di Eileen Romano) si trasforma in un’indagine nel cuore del Novecento parigino. Sì perché all’interno dell’agenda l’autrice scova una rubrica, la rubrica originale dell’ultimo proprietario o come si scopre presto della proprietaria. L’agenda riporta i nomi dei massimi artisti, intellettuali e scrittori del Novecento francese: numero di telefono e indirizzo. Tra loro si legge sull’agenda il nome di: Aragon, Breton, Braque, Cocteau, Giacometti, Lacan, Leiris, Tzara. Un elenco del telefono dei maestri del Novecento è così tra le mani di Benkemoun che subito parte alla ricerca della possibile proprietaria interpellando case d’asta e poi galleristi fino ad arrivare a lei, al suo nome: La donna che piange di Pablo Picasso, Dora Maar. Amata e poi respinta da Picasso che non a caso nella rubrica non compare. Dora Maar è al centro delle relazioni della Parigi tra le due guerre, una città vibrante che pulsa vitalità ed erotismo. Tutto ciò che poi sarebbe stato ridotto e inscatolato nella tranquillizzante musealizzazione della Parigi d’oggi, ad uso e consumo dei turisti più o meno consapevoli di quella che fu una vera e propria magia urbana. In cerca di Dora Maar compie il medesimo movimento che fu già di Sophie Calle nel 1983 quando ritrovò un’agenda telefonica abbandonata lungo Rue des Martyrs a Parigi, Le Carnet d’Adresses, e cercò partendo dai contatti in rubrica e dagli appunti lo sconosciuto proprietario, indagandone le relazioni e gli affetti. Qui Benekemoun ha invece a disposizione una figura storica e la sua ricerca si orienta più nel tentativo di svelare sotto la patina mitica come visse, e chi fu se così si può dire, per davvero Dora Maar. Una ricostruzione biografica puntellata da capitoli che prendono il titolo da ognuno dei contatti presenti in rubrica (con numero e indirizzo). Un’indagine che entra nel corpo vivo di un secolo cogliendone le sfumature e anche gli inevitabili tradimenti. Brigitte Benkemoun racconta le contraddizioni e la meraviglia di un’epoca. La scoperta di una vita comune che fu densa di dolori e infiniti desideri. Un gioco a tratti pericoloso, ma dalla forza seduttiva ancora oggi difficile da ignorare.

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