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Seduti o in piedi

Le grandi aziende americane si sono dotate di scrivanie alzabili per sfidare la sedentarietà. Proprio come faceva Philip Roth 

28 Luglio 2019 alle 06:00

Seduti o in piedi

Philip Roth

“In piedi e seduti” è soprattutto il titolo di un geniale romanzo politico di Leo Longanesi, che racconta l’ascesa del fascismo presso la piccola spaurita borghesia italiana, quella che Mussolini sogna scattante e sportiva. Ma è anche un tema e un tormentone, non solo tra chi scrive. Si sa che negli Stati Uniti isterici, esaurite le guerre alle sigarette, al grasso, allo zucchero, la ricerca di nuovi nemici li ha identificati nella sedentarietà della poltrona. “Star seduti è il nuovo cancro”, sostiene seriamente il ceo di Apple Tim Cook, che ha improvvisamente dotato tutti gli impiegati della sua Megaditta di “standing desk”, scrivanie alzabili un po’ tipo il tecnigrafo dell’architetto. Tutte le aziendone l’hanno seguito a ruota, e ora tanti Fantozzi che sognavano solo di poltrire protetti da un salvaschermo sono costretti a ergersi spavaldi. Gli standing desk ormai sono un settore merceologico, ci sono in versione rialzo da scrivania, di legno ecocompatibile, tecnologici con telecomando nel caso voleste far rialzare la vostra scrivania da remoto, con tapis roulant sottostante; e c’è anche un “Locus Seat”, il non plus ultra, una complicata seduta a catapulta con sedile da trattore che pare il Mezzadro di Achille Castiglioni con monopattino incorporato.

   


Ernest Hemingway al suo scrittoio 


 

Si ricorre molto agli scrittori per corroborare questa nuova industria: Hemingway sosteneva che “scrivendo e viaggiando ti si gonfia il culo e ti si sgonfia il cervello”, ma il testimonial più agognato delle sentinelle in piedi è Philip Roth, tormentato dal mal di schiena dall’adolescenza (c’è anche un suo personaggio, in “Everyman”, che si suicida per il mal di schiena). Roth ha sempre scritto in piedi, come del resto il suo maestro Saul Bellow, che usava una scrivania a pantografo, tecnologicamente all’avanguardia. Sul nuovo stare in piedi, che porterebbe benefici cardiaci e esistenziali, oltre che posturali, si pongono però questioni di stile (lunghe disquisizioni sul beneficio delle mutande che non rischiano più di vedersi quando la gonna va su, sedendosi, ma le scarpe invece si vedono sempre e dunque devono essere comme il faut. Tra gli outfit, la tuta consigliata per agevolare i movimenti, anche la salopette, volendo). Gli studi scientifici però si contraddicono già: il New York Times sostiene che per non saper né leggere né scrivere è meglio stare un po’ in piedi e un po’ seduti.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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