Meno serie, più identità. È la sfida delle piattaforme in Italia. Le strategie di Sky e Netflix

Gaia Montanaro

Pochi soldi, pochissimi investimenti, mercato pressoché fermo. Ma anche alcune novità, con l’arrivo di Hbo Max, le library che cambiano e nuovi originali da tenere d'occhio. Così lo streaming cerca una voce riconoscibile. Meno contenuti ma più selezionati e di qualità

Tra fine gennaio e inizio febbraio, come di consueto, vengono presentate dalle piattaforme le offerte seriali per l’anno corrente. Quest’anno si è aggiunto un nuovo player (Hbo Max) che comincerà a portare nuovi contenuti originali per l’Italia ma che vive soprattutto di una solida library storica (a detrimento di Sky che perde diversi titoli del suo catalogo seriale, targati appunto Hbo, mantenendo però quelli che hanno debuttato in origine sulla loro piattaforma). Siamo ancora immersi con due piedi negli anni orribili della contrazione della produzione seriale. Pochi soldi, pochissimi investimenti, mercato pressoché fermo. Difficile essere coraggiosi – audiovisivamente – in queste fasi di transizione che, auspicabilmente, porteranno a un less is more ovvero a meno contenuti ma più selezionati e di qualità. Lato piattaforme, i due player maggiori numericamente parlando rimangono anche per quest’anno Sky e Netflix che modulano le loro offerte di contenuti originali facendo trasparire in filigrana orientamenti editoriali e strategie differenti.

Sky ha annunciato quattro nuovi titoli originali: Gucci-Fine dei giochi, biopic tratto dal memoir di Allegra Gucci e diretto da Gabriele Muccino; Il Sospetto, thriller originale in quattro episodi, con al centro una ragazza ipoudente, ambientato a Viareggio e scritto da Mirko Cetrangolo e Matteo Menduni con la supervisione artistica di Francesca Manieri; Quelli che… la Mala, light crime ambientato nel mondo della mala milanese (Derby incluso) e diretto da Luca Ribuoli e Fuori menù, dramedy con protagonista Maurizio Lastrico che interpreta uno chef caduto in disgrazia che va a dirigere un ristorante in carcere (The Bear in salsa prison). Completano l’offerta i già annunciati Ligas, legal drama con Argentero che fa l’avvocato rampante in una Milano da bere; Rosa elettrica, thriller con protagonista Mariachiara Giannetta, adattamento del romanzo di Giampaolo Simi; Nord Sud Ovest Est il secondo capitolo sulla storia degli 883 e infine Piedone, sempre alla sua seconda stagione.

A una prima occhiata, Sky sceglie di ambientare diverse delle sue serie al centro nord Italia (Milano, Viareggio, Pavia etc), se adatta lo fa da libri (vedi Ligas e Rosa Elettrica), spazia tra i generi e tra i registri, sperimenta sui formati (i quattro episodi da cinquanta de Il Sospetto sono un formato molto frequentato all’estero, soprattutto nel mondo anglosassone e soprattutto per serie di genere thriller). Come ogni piattaforma che si rispetti, ha la sua quota brand (nello specifico gli 883, mentre per Netflix sarà Zerocalcare) e pare, con i singoli prodotti, cercare di parlare a pubblici molto precisi e targettizzati. Diversifica e settorializza, con qualche eccezione di storia dalla vocazione chiaramente più larga e potenzialmente trasversale.

 

Anche Netflix diversifica ma sembra avere, in senso generale, un’attenzione a prodotti più muscolari e sulla carta con una spiccata propensione all’intrattenimento. Vale per Motorvalley, serie con Argentero e la Michielin ambientata nel mondo delle corse, vale per Chiaroscuro – light crime che si muove nel mondo dell’arte – vale per Minerva: la scuola, teen drama ambientato in un liceo militare di Napoli. Anche Netflix adatta ma lo fa direttamente da altre serie (comprensibile, dato il catalogo interno da cui può attingere): vale per Il capo perfetto, dramedy con protagonista Luca Zingaretti e vale per la seconda stagione di Maschi veri. Tornano le nuove stagioni di Lidia Poet, period drama con Matilda De Angelis e Storia della mia famiglia, family drama con protagonista Eduardo Scarpetta – entrambe da spunti originali/storici. Il battitore libero rimane Zerocalcare con Due spicci mentre la quota più sofisticata va a Nemesi, serie con Pierfrancesco Favino e Barbara Ronchi al cui centro c’è un’accusa di uxoricidio. Netflix porta in scena più sud che nord Italia, pratica generi come il teen drama o l’animazione (quindi legati ad un pubblico di adolescenti o comunque anche molto giovane), sembra numericamente ricercare una vocazione più pop e larga. Guarda soprattutto a storie di alleggerimento (bene non andare troppo nella cupezza, soprattutto di questi tempi), accoglie voci diverse che non sembrano però formare un coro. Ha probabilmente vincoli editoriali (made in USA) che indirizzano in modo più stringente le sue scelte ed è un contenitore che, per natura stessa dei contenitori, più è capiente e ricco di offerta meglio è. È difficile oggi trovare un pubblico (e tenerselo). È ancora più difficile potersi permettere un’identità. E l’impressione è che oggi sempre di più l’identità possa passare dal tono con cui una storia si racconta (e che ne diventa cifra distintiva). In tempi di transizione, il compromesso e l’equilibrio non sono mai qualcosa di acquisito ma una costante ricerca. È difficile trovare una voce. Forse è già sufficiente tendere a questa ricerca.

 

 

 

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