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La moltiplicazione delle poltrone nella nuova Rai. Quattro nuovi incarichi

Per ripristinare la figura del direttore generale, Salini crea nuovi ruoli per gli amici di Foa e della Lega. Il ritorno di Orfeo

27 Marzo 2019 alle 06:20

La moltiplicazione delle poltrone nella nuova Rai. Più posti per tutti

Fabrizio Salini (foto LaPresse)

Roma. La fame di poltrone nella Rai gialloverde non si ferma più. Sul binario di Viale Mazzini è in arrivo un treno carico di nuove direzioni, in controtendenza con le istanze degli ultimi anni, da Luigi Gubitosi in poi, che prevedevano accorpamenti e ruoli unificati. Tanto per cominciare riemergerà la figura del direttore generale, sparito con la riforma che aveva consegnato tutti i poteri all’amministratore delegato. Ma anche la comunicazione sarà rivoluzionata, con un probabile spacchettamento: da una poltrona se ne faranno tre o quattro. Nel Cda di oggi, intanto, sarà nominato Mario Orfeo presidente di Rai Way, la società controllata della Rai che gestisce le torri, e un dg: si tratta di Alberto Matassino, 53 anni, giunto in Rai come uomo di fiducia dell’ad Fabrizio Salini nel dicembre scorso con uno stipendio di 200 mila euro l’anno. Ex di Fandango e Fox, in questi mesi Matassino è stato uno dei collaboratori più stretti dell’ad, figura centrale dello staff che ha messo a punto il piano industriale da poco approvato in Cda. Ma perché torna il dg? “Salini ha molte deleghe, troppe, non ce la fa a seguire tutto. Ha dunque bisogno di un uomo-macchina di estrema di fiducia cui delegare alcune funzioni”, spiega una fonte da Viale Mazzini. Funzioni non da poco, se è vero che il dg avrà la supervisione del personale, dell’ufficio acquisti, del legale, della security e dell’asset immobiliare della tv pubblica. Questo consentirà a Salini di “concentrarsi di più sul prodotto”. Resta l’anomalia della resurrezione di una figura, quella del dg, che tanto si era fatto per eliminare.

 

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Ma è in arrivo una rivoluzione anche alla comunicazione (140 dipendenti). E’ di queste ore, infatti, il probabile addio dell’ultimo uomo di Antonio Campo Dall’Orto a Viale Mazzini, il responsabile della comunicazione Giovanni Parapini. Con una mail al nuovo vertice, Parapini avrebbe annunciato la sua intenzione di farsi da parte, perché il suo ruolo è sempre più svuotato. Da tempo, del resto, a fare il bello e cattivo tempo sono Lorenzo Giannotti, portavoce di Salini, e Marco Ventura, portavoce del presidente Marcello Foa (nonché capo autore di Unomattina, ruolo che ancora mantiene). Fatto fuori Parapini, la sua poltrona verrà divisa e moltiplicata per soddisfare gli appetiti soprattutto leghisti, perché in azienda si sussurra che l’idea di spacchettare sia farina del sacco di Foa. E che Salini abbia accettato per avere il via libera sul dg. Così in arrivo dovrebbero esserci un nuovo capo della comunicazione, un responsabile delle relazioni esterne, un addetto alle relazioni istituzionali e uno a quelle internazionali. Per il primo incarico, quello più importante, in pole position c’è Fabrizio Ferragni, attuale direttore delle relazioni istituzionali, uomo Rai dal lungo curriculum e dai mille rapporti, che potrebbe andare bene alla Lega. A meno che Foa dal cilindro non tiri fuori un altro nome. Ma in lizza ci sono gli stessi Giannotti e Ventura. O l’attuale capo delle relazioni internazionali, Simona Martorelli. “Così com’è la comunicazione Rai non funziona, ci sono troppe deleghe in capo a una persona sola. Sarebbe meglio avere più ruoli, anche slegati tra loro”, si spiega. Il rischio è che si arrivi a sette incarichi dirigenziali per gestire la macchina comunicativa, quando prima ce n’erano due.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    28 Marzo 2019 - 10:10

    A proposito, che fine hanno fatto i già venerati ed inflessibili sacerdoti della cosidetta par condicio?

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  • giantrombetta

    28 Marzo 2019 - 10:10

    Si moltiplicano i dirigenti di un’azienda pubblica che gia’ conta su un numero mostruoso di dipendenti e continua a fare schifo con l’apporto di un canone obbligatorio versato pure dai contribuenti che non guardano ne’ ascoltano i suoi programmi. E non sono pochi, a giudicare dai dati dell’audience. Quella d’essere obbligati a pagare un prodotto che non si usa e’ un’altra anomalia del nostro intendere e praticare il libero mercato.

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  • Giovanni Attinà

    27 Marzo 2019 - 17:05

    Il problema della tv pubblica è uno solo: va privatizzata, altrimenti paghiamo noi italiani le varie poltrone e l'amplificazione degli organici per prodotti non di qualità, compresi i tanti enfatizzati tg. Vale anche per i privati, ma almeno per queste tv non viene chiesto alcun onere.

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