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Lory Del Santo ha il diritto di soffrire dove vuole. Anche al Grande Fratello Vip

Mentre nella Casa si accusavano di omofibia, la show girl faceva il suo ingresso nel programma a due mesi dalla morte del figlio. "Ho già vissuto questo dolore, mi sono isolata e non ha funzionato"

2 Ottobre 2018 alle 13:51

Lory Del Santo ha il diritto soffrire dove vuole. Anche al Grande Fratello Vip

Qualcuno è entrato in casa mia, mi ha picchiato, mi ha legato, e all’inizio non mi dispiaceva perché ho pensato fosse una specie di gioco erotico e invece questo cosa fa? mi mette di fronte a Canale cinque e mi obbliga a guardare il Grande Fratello Vip. Lo giuro vostro onore, era contro la mia volontà. E infatti anche questa puntata non è decollata in ascolti (ha vinto Rai 1), ma è migliorata rispetto alla prima. Se ci tenete vi racconto cos'è successo.


Enrico Silvestrin, i ricchioni, la politica identitaria

La prima puntata si era conclusa con Lisa Fusco che calava la carta omofobia su Enrico Silvestrin: “Persone del settore gay” le hanno riferito che lui è omofobo. L’antefatto è una diretta streaming su Instagram in cui Silvestrin parla con un amico e gli dà del ricchione per via di un chihuahua. Si è poi scusato, come da prassi. Siccome non è successo nulla di meglio, Ilary dice che è scoppiata una “bufera mediatica”. Nei reality ci sono tre cose che ti possono squalificare dal gioco: le bestemmie, la violenza, l’omofobia. L'unica violenza qui è la pettinatura di Silvestrin il quale si alza e si difende, inizia anche un bel discorso in cui sostiene che se uno gli dà dell’omofobo significa che non sa cosa significa: la sua era solo una battuta infelice. A quel punto lo interrompe Ivan Cattaneo, col patentino gay, che ha frainteso la situazione e immagina sia il tipico caso in cui bisogna schierarsi contro Silvestrin, e dice che “questo modo di parlare, da chiacchiera da bar, ferisce le persone”. Cerca l’applauso e trova Signorini che “Scusa ma parli tu che dici che una donna che è stuprata è desiderata, forse dovresti tacere clamorosamente”. (Siccome non è in grado di dire “era una iperbole”, e non è neppure abbastanza radicale da sostenere fino in fondo l’idea che l’assenza del desiderio sia più violenta di uno stupro, scoppia in lacrime poco dopo tra le scuse, rovinandosi il trucco come in Morte a Venezia. E la Blasi gli dice che “in quanto donna ti voglio dire che”, lo stupro è una cosa brutta brutta).

 

Il flagello della politica identitaria regna nella sfera politica americana come nella televisione italiana. Tutti parlano in quanto gay, in quanto donne, in quanto madri, in quanto neri, in quanto romani. Per questo Signorini, secondo patentino gay, dà il suo royal pardon a Silvestrin: gli dice che non s’è offeso in quanto gay. Ma la cosa meravigliosa è quel che viene dopo, e riguarda la cosa che più sta a cuore al pubblico "l'essere veri". La situazione è questa: Fusco ha nominato Silvestrin e lui non sa che a sollevare il polverone dell’omofobo c'è la sua compagna di nomination, la bionda coi codini. Signorini chiede a Fusco perché mai sua sorella fosse a Pomeriggio Cinque a difenderla (la risposta sarebbe: perché Barbara D’Urso, la vostra arcinemica, le ha offerto una poltrona) ma lui vorrebbe che lei ammettesse esplicitamente quello che ha detto la volta prima in confessionale. Le sta dando la possibilità di affrontare Silvestrin, di dirglielo in faccia se pensa che è omofobo, di essere leale. Lei non lo fa, e viene punita. Il pubblico la caccia: peggio della parola ricchione c'è l'essere falsi.

 

Del Santo, il lutto, il modo in cui si soffre

Le parole più tristi pronunciate nella tv italiana questo mese sono di Lory Del Santo, ma non sono quelle dell’intervista rilasciata alla nostra Barbara Walters, Silvia Toffanin, in cui diceva che non vuole prendere antidepressivi perché vuole vivere il lutto al massimo, e sembrava quasi una giustificazione: se soffro molto mi merito di lavorare? No. Sono le parole dette prima d’entrare nella casa “Quando nella vita si hanno degli amici e si ha una casa si ha già molto”. Si è discusso a lungo se Del Santo dovesse o meno partecipare al Grande Fratello. Ci sono due problemi: a) il modo in cui noi pubblico immaginiamo uno debba vivere il lutto e il dolore, cioè chiudendosi in casa; b) il modo in cui Del Santo entrando in un programma frivolo d’intrattenimento possa far sentire gli altri concorrenti a disagio: le parleranno dei loro figli? si sentiranno in colpa per divertirsi? sentiranno il dovere di mettere su il muso quando le sono vicino? Nel primo caso diciamolo subito: non c’è niente di eroico nella sofferenza di una madre. Il dolore per una perdita è solo suo, e fa impressione quando, entrando nella casa, dice che non trova alcun significato alla parola condoglianze, e i concorrenti le spiegano che significa cordoglio: capite? lo spiegano a lei, che ha perso due figli. Non ci arrivano, non capiscono che lei è oltre. Che se ne è fatta una ragione, che sta vivendo la morte a modo suo, che preferisce lavorare, vivere, tornare al pubblico, giocare, e quindi dice che mica è la prima volta: "Ho già vissuto questo dolore, mi sono isolata e non ha funzionato".

 

 

Signore che non lo sono e battute che non fanno ridere

Non c’è solo un modo in cui soffrire in tv ma anche il modo in cui amare in tv. Secondo la Marchesa, Eleonora Giorgi è frivola e interiormente povera solo perché ha apprezzato il corpo di Walter Nudo o le labbra del modello. La Marchesa fa notare che non è da signore, e a quel punto la Giorgi si alza e dice “Io non sono una signora, sono una hippie”, e la Marchesa le risponde “Io mi comporto come una della mia età, e anche il Duca George”, che sarebbe il pupazzo che si porta sempre dietro. Senza ironia anche Maurizio, il comico, che se l’è presa perché Elia ride a tutto di continuo tranne che alle sue battute. Dice che non l’ha capita. O forse ha capito la battuta ma non ha capito perché dovesse far ridere, come tutti noi a casa. Anche perché quando Maurizio la racconta in diretta si sbaglia e la racconta male, quindi non ha proprio senso. La Barzelletta l’ho trovata su un forum, e sarebbe questa: E venne il giorno del Giudizio Universale. Davanti a Dio sfilano santi e peccatori, virtuosi e viziosi, e Dio sceglie chi dannare all'Inferno, chi punire con il Purgatorio e chi far trionfare in Paradiso. Si formano le prime file: avari, golosi, lussuriosi, invidiosi ecc. Solo una fila è lunghissima: è quella dei Succubi della moglie. Milioni e milioni di uomini affollano questo settore. Accanto, invece, c'è una fila cortissima, formata da un solo uomo: è quella dei Non succubi della moglie. Dio nota quell'uomo solo e gli fa: "Tu, uomo solo, cosa fai lì?" E l'uomo, rassegnato, risponde: “E che ne so, è mia moglie che mi ha detto di mettermi qua!”. Solo che Maurizio in diretta dice che entrambe le file sono di non succubi, quindi non si capisce un cazzo da casa. Ma il punto è che durante la settimana l’aveva raccontata al gruppo, Elia non l’aveva capita, lo aveva fissato con gli occhi della mucca che guarda il treno, e lui ha pensato facesse lo stronzetto apposta per sfidarlo e per sottintendere fosse un comico che non faceva ridere. Anche perché obbligare un comico a spiegare una battuta è peggio d’essere stuprati.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    02 Ottobre 2018 - 20:08

    La tristezza non è la Del Santo ma chi la manda al grande fratello. Che il dolore oramai fosse spettacolo lo si sapeva ma non fino a questo punto.

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