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I tempi sono maturi per un nuovo Cattelan

Stasera torna su Sky la nuova stagione di E Poi C’è Cattelan, che non si trasformerà in un succedaneo dei moribondi talk show, ma aprirà a "chiacchiere di spessore". Tra gli ospiti Bruno Vespa

22 Gennaio 2018 alle 17:13

I tempi sono maturi per un nuovo Cattelan

Foto LaPresse

Cosa accadrebbe se dietro i frizzi e dietro i lazzi, oltre il sorriso serafico stiracchiato con naturalezza all’accensione di qualsivoglia telecamera, Alessandro Cattelan cullasse un animo pensoso, la quieta ribellione alla dittatura del buonumore? Il ragazzo di Tortona, che la televisione ha insegnato a (ri)conoscere come la personificazione, dorata ed eterea, dello spettacolo catodico, potrebbe tradire una sostanza inedita. Seria, accurata, pronta a riversarsi, dal lunedì al venerdì, nella quinta edizione dell’E Poi C’è Cattelan.

 

Il late show all’italiana, di ritorno su Sky Uno Hd nella seconda serata del 22 gennaio, è però venuto meno al Patto del Disimpegno. Così accanto a Cattelan, dove si accomoderà anche la ricca leopardata Elettra Lamborghini, troverà posto anche Bruno Vespa, signore dei plastici, divinità preposta alla tutela del dibattito politico versione tv. Cattelan, solerte, ha cercato di minimizzare. Non ha alcuna intenzione, ha detto, di trasformare #Epcc in un succedaneo dei moribondi talk show. Anche se dopo anni di giochi e mattane, parodie e sketch, “i tempi parrebbero maturi” per portare all’attenzione del proprio pubblico un che di nuovo. “Una chiacchiera di spessore”, ha spiegato, raggiunta trascinando all'interno dei propri colori ospiti che, a oggi, rappresentano una fantasticheria.

 

Cattelan vorrebbe Milena Gabanelli. Cattelan vorrebbe Fabio Fazio. E, forse, Cattelan vorrebbe pure smettere – per uno dei trenta minuti che compongono il suo show – di fare solo Cattelan. Il matto dalla parlantina spedita, tutto salti e capriole. Intendiamoci, dalla bocca di Cattelan la parola “politica” non è mai uscita. Il conduttore Sky, al contrario, ha manifestato la propria delusione nell'osservare che non c’è partito in Italia che abbia “a cuore il buon senso”. Dunque, anche per questa stagione al diavolo le elezioni e quell’affaccendarsi di politici nei salotti stantii della televisione generalista.

 

Cattelan non ha però mai mistificato la propria venerazione per il modello americano, l'ammirazione per Jimmy Fallon e David Letterman, per Steh Meyers e Stephen Colbert, la cui televisione è stata ribattezzata dal New York Times come "televisione della Resistenza”. Perché, quindi, non pensare che Cattelan, sebbene Giorgia Meloni non sia Sarah Palin né le sparate social di Matteo Salvini eguaglino quelle di Donald Trump, non possa aver deciso d’attuare il proprio piano? Di avvicinarsi, con la pazienza che ne ha contraddistinto la carriera, al late show americano? 

 

I tempi sembrerebbero propizi. Perché Cattelan, in televisione, ha scelto sempre di marciare in direzione contraria alla massa. Nel 2014, con Matteo Renzi versione premier rampante, ha scelto di bandire la politica da #Epcc, alla sua prima edizione. Quattro anni più tardi, con le elezioni alle porte e i talk in picchiata, con Quinta Colonna e Piazza Pulita che sorridono al pop, ha aperto a Bruno Vespa, non chiudendo alla possibilità, un domani, di ridere di e con la politica, seguendo il tracciato dell’intramontabile Letterman. Per confermare così quanto Cattelan possa essere l’ospite migliore di se stesso. In barba ai Barack Obama d’oltreoceano.

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