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Carlo Cottarelli, il sobrio fustigatore del cialtronismo populista

La performance del commissario contro l'onorevole Castelli (M5s) a Otto e Mezzo

8 Dicembre 2017 alle 13:26

Carlo Cottarelli, il sobrio fustigatore del cialtronismo populista

Roma. Otto e Mezzo, mercoledì 6 dicembre. Lilli Gruber ha un ricco parterre per discutere di economia e lavoro. C’è Carlo Cottarelli, già direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale e già commissario alla spending review, dotato di una pazienza infinita, per cui merita un elogio, c’è l’attore Alessandro Gassmann, che quantomeno si definisce ignorante in materia e si presenta come cittadino comune, e c’è l’onorevole Castelli del M5s, che si produce in un uno-due letale, prima sul reddito di cittadinanza poi sul referendum sull’euro. Dunque, il famoso reddito della famosa cittadinanza: si parla delle famose coperture, nel senso che un po’ tutti vorrebbero sapere dove il M5s trova i soldi per pagarlo. Lei, Castelli, dice che “i soldi ci sono, è una questione di scelte politiche”, poi passa a narrare le meraviglie del reddito.

 

  

Prendete fiato perché la frase, letterale, è molto lunga: “Questa misura porta un aumento di un punto percentuale di pil nel momento in cui la introduci e una seconda cosa, che è un tecnicismo economico però qui il professor Cottarelli mi aiuterà, quella misurazione che in Europa viene fatta e si chiama pil potenziale, che determina quanti soldi riceverà un paese per fare spesa pubblica, con il reddito di cittadinanza, per un meccanismo, apre cifre intorno ai 15 miliardi. La domanda è: ma se anche un governo come questi governi non hanno attenzione alla povertà, ma se tu sai che fai una misura che ti apre la possibilità di spendere in investimenti, quello che vuoi, altri 15 miliardi, tu lo fai o no?”.

 

A quel punto Cottarelli è un po’ frastornato, e se lo è lui figuriamoci noi. “Non sono sicuro di aver capito…”, dice con un sorriso l’economista. Un modo elegante per dire (lo traduciamo): “Guardi, non si capisce un cavolo”.

 

Cottarelli da commissario alla spending review si trasforma in idolo della chaltron review, la revisione dei cialtroni, e spiega pazientemente: “Il pil potenziale casomai serve a fare in modo di poter avere un deficit più alto, quindi di poter prendere a prestito più soldi. Non è che i soldi ce li danno. Non è che i soldi ce li dà l’Europa, siamo noi che li prendiamo a prestito, e da chi li prendiamo a prestito? Da altri italiani”.

 

Molto bene. Si passa all’euro.

 

Gruber chiede: “Lei sarebbe d’accordo a uscire dall’euro?”. Risponde la deputata, che peraltro è anche la tesoriera del gruppo parlamentare: “Io credo che una scelta così grossa non si possa prendere da soli, è una scelta che coinvolge le vite, guardi cosa è successo in questi anni con l’euro”. Gruber: “Ma lei a un referendum sull’euro, dentro o fuori, cosa voterebbe?”. Castelli: “Non si dice cosa si vota”. Gruber: “Ma come non si dice, lei è rappresentante di un movimento importante come i Cinque stelle: lei dovrebbe dire sì, se io voglio votare per lei devo sapere cosa pensa sull’euro”. Castelli: “Il referendum non è un tema ideologico, è un tema tecnico”. Segue supercazzola della parlamentare, a un certo punto interrotta dalla Gruber: “Non mi ha risposto alla domanda… Lei a un referendum euro sì-euro no cosa voterebbe?”. Castelli: “Non lo so”.

 

Sipario.

 

Insomma ha ragione Tom Nichols nel suo saggio “The death of expertise”, dove analizza uno dei mali che osserviamo tutti i giorni: le competenze non contano, non contano gli anni di studio, non conta essere un medico o un economista o uno studioso di legge. E invece dovrebbero contare, per cui meno male che Cottarelli c’è.

  

“C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti – diceva Isaac Asimoov nel 1980 – e c’è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi ‘la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza’”.

 

Uno non vale uno ma un cialtronismo vale sempre zero.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    08 Dicembre 2017 - 18:06

    C'è qualcos'altro nel video che mi è sembrato di scorgere. Lo sguardo volpino della Castelli che nel momento in cui spiega come dovrebbe essere finanziato il reddito di cittadinanza parla velocemente come se volesse deliberatamente imbrogliare gli interlocutori, seguito subito dopo da una occhiata delusa quando capisce che Cottarelli l'ha sgamata. A quel punto comincia a parlar sopra ciò che dice Cottarelli per evitare che gli ascoltatori capiscano l'imbroglio. E c'è dell'altro. Quando Cottarelli dice che il denaro per il reddito di cittadinanza non lo darebbe l'Europa ma il governo pentastellato lo dovrebbe ricavare togliendolo ad altri italiani la Castelli quasi annuisce con una espressione persino soddisfatta. Il che mi fa pensare che i 5SS vogliano ricavare il denaro occorrente con una patrimoniale feroce (fra i 15 e i 17 miliardi). Vorrei sbagliarmi e voglio sperare che costoro non arrivino mai a poter mettere le loro manacce nelle tasche degli italiani.

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  • carlo.trinchi

    08 Dicembre 2017 - 16:04

    Montanelli si turava il naso e votava DC. Santo subito visto chi poteva essere il ricambio al potere a quei tempi. Oggi diciamo lo stesso con la situazione attuale. Turiamoci il naso e votiamo PD /FI. per continuare ad esistere. Il ricambio, cioè i 5S, non sarebbe solo uno sfascio ma la fine. Formigli, il compagno da oratorio, ci porta la Raggi in trasmissione con le supercazzole degli affitti del comune di Roma. Se i 5S fossero veramente rivoluzionari venderebbero a caro prezzo quegli immobili da migliaia di € al m quadro ed ai meno abbienti assegnerebbero una casa popolare. Altro che cazzi o distinguo strappalacrime. L’articolo centra il problema, cioè evidenzia la stupidità intellettuale di paraculi che si autocandidano in partiti di rabbia ma non di governo del paese secondo canoni di logicità e responsabilità.

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  • luigi.desa

    08 Dicembre 2017 - 14:02

    C osa vuole raccogliere Cairo Urbano dalla campagna ossessiva a favore dei 5S messa in atto da La7? E' certo che vincenti i grillini non si ricorderanno dell'urbano l'illuso. Ma Cairo è comunque un paraculo. Più i programmi de La7 scendono di qualità più lui chiede al governo il riconoscimento di servizio pubblico,il canone dello stato. C'è solo da osservare che le origini della sua ricchezza sono altrettanto nebulose di quelle di Berlusconi.Induvelè la virtù cairesca? luigi de santis

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