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Editoriali
Chi controlla l'algoritmo di TikTok
Trump loda l’accordo con Pechino, ma i rischi sulla sicurezza nazionale rimangono
"Molto felice di aver contribuito a salvare TikTok”, ha scritto ieri su Truth Donald Trump, dopo l’annuncio della società proprietaria cinese di TikTok, Bytedance, del raggiungimento dell’accordo per vendere la gestione della parte americana del social. Era stato Trump nel suo primo mandato, ad agosto 2020, a iniziare la battaglia per vietare TikTok per questioni di sicurezza nazionale, nel 2024 Joe Biden diede il primo ultimatum alla società (novanta giorni) più volte rinviato da Trump stesso. Fino all’annuncio della TikTok USDS Joint Venture LLC, in cui figurano il colosso del software Oracle, MGX, una società di investimento emiratina, e Silver Lake, che deterranno oltre l’80 per cento della nuova impresa, mentre ByteDance deterrà il 19,9 per cento.
Trump ha ringraziato il leader cinese Xi Jinping “per aver collaborato e approvato l’accordo”, e sembra che non sia ancora chiaro il futuro della principale motivazione del divieto, cioè l’algoritmo cinese. “L’accordo di Trump su TikTok è un regalo alla Cina”, ha scritto sul Financial Times Jim Secreto, ex consigliere per la Sicurezza degli investimenti durante l’Amministrazione Biden. Pechino non ha mai consentito a ByteDance di cedere la logica di funzionamento di TikTok, Trump ha infine optato per un compromesso, separando la governance dell’azienda dalla tecnologia con una nuova entità americana che avrà il compito di moderare i contenuti. Oracle ospiterà i dati e di fatto “controllerà” il funzionamento dell’algoritmo, ma ByteDance continuerà a essere la proprietaria e a gestire le attività commerciali di TikTok: più che una rottura, somiglia a un franchising, scrive Secreto. I rischi politici in materia di sicurezza nazionale rimangono, nonostante la “conclusione definitiva e meravigliosa”: ByteDance rimarrà coinvolta e Shou Zi Chew, ceo di TikTok, farà parte del nuovo consiglio di amministrazione a maggioranza americana. I dati degli utenti saranno quindi protetti in un “ambiente cloud sicuro degli Stati Uniti”, ma sotto l’occhio di Pechino.
UN CONSIGLIO DI LETTURA DI UN NOSTRO PARTNER: LEONARDO