strategie e investimenti

Chi è Sam Altman e cosa punta a fare Microsoft nel campo dell'intelligenza artificiale

Andrea Trapani

Il millennial più connesso (e conteso) della Silicon Valley lascia la sua creatura più importante, OpenAI, insieme a Greg Brockman, presidente e co-fondatore dell'azienda. I due guideranno un laboratorio di ricerca a Mountain View

Essere considerati tra gli uomini più influenti per il futuro del pianeta è una pressione niente male, ma Sam Altman è vissuto sapendo di dover coniugare il proprio estro con gli affari. Per chi lo segue non è facile delinearne i confini tra le dichiarazioni pubbliche e le ambizioni private: non è mai stato fermo, era davanti al computer quando gli altri bambini giocavano al parco, ha fatto la carriera perfetta per chi vuole scalare il mondo.

 

Chi è Sam Altam

Comprendere cosa voglia fare non è semplice come raccontarne la vita. Parliamo dell’ennesimo genio che già a 19 anni ha lasciato l’università per diventare fondatore e Ceo della sua prima società (Loopt), prima di una serie di avventure tra varie start-up e numerose predizioni sul futuro condivise regolarmente sul proprio blog e su Twitter, assieme ad avveniristiche visioni sulla fusione nucleare e sulle criptovalute. Insomma, il classico curriculum di chi vuole arrivare più in alto di tutti. Per questo molti si sono chiesti cosa avrebbe fatto una volta licenziato da amministratore delegato della sua creatura più importante, OpenAI: la risposta è arrivata subito, Microsoft lo ha preso con sé.

 

La società che ha sviluppato ChatGpt non è solo una chiosa della sua vita: classe 1985, rimane il millennial più connesso (e conteso) della Silicon Valley visto che per primo ha messo in gioco la propria reputazione nel campo dell’intelligenza artificiale. Chi lo conosce da vicino, lo descrive come colui che si è preso il testimone nella corsa tra il passato e il futuro. Probabilmente anche Microsoft ha visto in lui questo ruolo: nelle scorse ore lo ha assunto assieme a Greg Brockman, presidente di OpenAI e co-fondatore dell'azienda, che si era dimesso in solidarietà con Altman dopo il suo licenziamento. I due guideranno un laboratorio di ricerca a Mountain View in cui le loro idee troveranno quei fondi necessari per diventare realtà.

   

Perché Microsoft è così importante

Non è il primo ‘divorzio’ per Altman che già aveva lasciato Y Combinator negli anni scorsi: all’epoca ci si interrogava se la situazione dell’acceleratore americano di start-up fosse migliorata con lui alla guida. Di sicuro aveva moltiplicato il numero di progetti da seguire: “[Bisogna] ridurre il costo degli errori per commetterne molti” fu una sua frase che divenne virale, estrapolata durante uno dei tanti incontri in cui rappresentava YC.

Per questo i soldi di Microsoft sono importanti tanto quanto la capacità di prevedere il futuro, stavolta sembra un matrimonio perfetto. Altman, infatti, sembra aver capito la lezione e vuole insegnarla agli altri: bisogna spendere per evitare di gettare denaro. Non è un controsenso per le aziende che guardano al proprio fatturato.

  

La strategia di Microsoft

Microsoft sta puntando molto sull’intelligenza artificiale con una strategia che sta registrando ricavi in grande crescita proprio in quei servizi cloud dove le integrazioni dell’IA stanno portando tanti soldi di cui difficilmente si potrà fare a meno: il servizio OpenAI di Azure, per non dire di GitHub Copilot, è un vero successo e per l’azienda è un gradito ritorno a fonti sicure di guadagno. I ricercatori e gli sviluppatori sono una parte integrante di questo sviluppo che - come anticipato a “Ignite”, la principale conferenza Microsoft dedicata al mondo delle imprese - vedrà l’arrivo sul mercato di oltre 100 nuovi prodotti e servizi basati sull’intelligenza artificiale.

 

Cambierà il mondo, Altman lo dice da anni: una delle voci più insistenti sul suo allontanamento da OpenAI, così come riportata da Bloomberg, ha messo in risalto le riflessioni del board sulla sua trasparenza verso la compagnia, tra dubbi etici sulla sicurezza dei prodotti in fieri e le forti tentazioni commerciali. Microsoft ha sciolto questo dilemma, un paradosso per Altman stesso che aveva lanciato OpenAI proprio come un’organizzazione alternativa alle grandi multinazionali.

  

Non sappiamo se l’AI supererà i suoi limiti, di sicuro il suo cammino non si fermerà. Se ne parla come se ancora dovesse entrare davvero nelle nostre vite, ma in realtà è già una presenza commerciale affermata e diffusa. Una vera sorpresa visto che, proprio secondo Microsoft, non avrebbe dovuto portare guadagni in termini di entrate fino all’anno prossimo ma gli utili hanno dimostrato che è tempo di accelerare: i 13 miliardi di dollari investiti in OpenAI rendono bene, Sam Altman potrebbe valerne molto di più. Più che una strategia, un investimento.