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Redazione

Un articolo online spaccia vecchie bufale su coronavirus e 5G (evitare)

Due giorni fa, nella sezione “Opinioni” della Stampa online, è apparso un articolo che, per contenuti e sintassi, sembra appartenere più a un gruppo Facebook di complottisti che alla versione digitale di uno dei più autorevoli quotidiani italiani. L’articolo, a firma di Benedetta Paravia, è intitolato “Il valore della salute e quello del profitto: il 5G” (la Stampa ha successivamente anteposto un “L’opinione controcorrente” a questo titolo) ed espone in maniera confusa le vecchie teorie bolse e screditate secondo cui la tecnologia 5G provocherebbe una quantità variabile di morbi e disgrazie, compreso, e come poteva mancare?, il coronavirus. Secondo la signora Paravia, che specifica a inizio pezzo di essere laureata “con lustro” in Giurisprudenza, è in corso un complotto contro di noi: mentre il mondo si riempie di morti per il Covid-19, qualcuno costruisce con gran foga ripetitori 5G, e approfitta della nostra disattenzione per propinarci una tecnologia che provoca “vaste epidemie”, “quattro tipi di cecità”, “danni ai reni” e che inoltre “rende le piante più infiammabili”, per cui assieme alle pestilenze arriveranno anche gli incendi. L’articolo cita una lunga serie di pseudoscienziati per rafforzare le sue tesi, e mette in bocca a un esperto di integratori alimentari anche l’idea che il 5G abbia causato o facilitato perfino il coronavirus, riprendendo una bufala screditata che gira in questi giorni sui social e sulle chat di WhatsApp ma che ha già provocato danni reali: nel Regno Unito, attorno a Liverpool, cittadini spaventati hanno distrutto una ventina di centraline del telefono, convinti che i ripetitori del 5G diffondano il coronavirus (tutto quello che hanno distrutto, in realtà, sono equipaggiamenti di vecchia generazione). Davanti a questi avvenimenti un articolo come quello della Stampa (pubblicato anche su altre testate del gruppo, come il Secolo XIX e la Gazzetta di Reggio) si avvicina all’istigazione a delinquere. Le bufale entrano nel mainstream e seminano paure infondate. Non dovremmo stupirci più di tanto: siamo il paese in cui Gunter Pauli, diffusore delle stesse teorie, è consigliere del governo sul coronavirus.

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