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Nuovi mondi online

I valori fondanti dell’Europa e quelli delle piattaforme che ci stanno cambiando la vita. Urge un dibattito d’idee, non solo economico

25 Febbraio 2019 alle 12:02

Nuovi mondi online

“La responsabilità per una società aperta che àncora i suoi valori pubblici in maniera trasparente e responsabile spetta a tutti gli attori coinvolti nella sua costruzione” (LaPresse)

Pubblichiamo un estratto dell’intervento inaugurale con cui giovedì scorso José Van Dijck (distinguished professor di “media e culture digitali” all’Università di Utrecht e membro della Royal Netherland Academy of Arts and Science) ha aperto il convegno internazionale “Screen Cultures. Cinque parole chiave per la ricerca sui media nel XXI secolo”, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma (in collaborazione con le società scientifiche di Sociologia, Cultura, Comunicazione e la Consulta degli studi sul cinema). Nella sua Lectio Magistralis, Van Dijck ha affrontato le questioni etiche, economiche e politiche che ruotano attorno alle piattaforme digitali che stanno modificando la struttura della nostra società. Le piattaforme non sono più una realtà distinta dalle strutture tradizionali esistenti, sono ormai parte integrante della società e dei suoi conflitti. Molte piattaforme, in particolare quelle dominanti, sono di proprietà e gestione statunitense ma i valori pubblici europei appaiono spesso in contrasto con la gestione, le finalità e il modus operandi di queste imprese. Il testo è parte del suo ultimo libro (scritto con Thomas Poell e Martijn de Waal), “The Platform Society. Public Values in a Connective World”, pubblicato da Oxford University Press lo scorso anno, e di prossima uscita in italiano, per l’editore Guerini & Associati, in un’edizione curata da Alberto Marinelli e Giovanni Boccia Artieri (“Platform Society. Valori pubblici e società connessa”).

 


 

"Sharing economy”, “platform revolution” “gig economy” “innovazione dirompente”. Sono solo alcuni dei termini utilizzati per spiegare le recenti trasformazioni di internet. L’ascesa delle piattaforme digitali è acclamata come il motore del progresso economico e dell’innovazione tecnologica. Gli individui possono beneficiare ampiamente da questa trasformazione poiché permette loro di avviare attività, commerciare beni e scambiare informazioni online, aggirando gli intermediari aziendali o statali. Ovunque, nel mondo, le persone possono utilizzare Airbnb per affittare un appartamento in una città straniera, controllare Coursera per cercare un corso di statistica, iscriversi a PatientsLikeMe per scambiare informazioni sulle proprie malattie, prenotare una corsa utilizzando Uber, leggere le notizie attraverso gli Instant Articles di Facebook, oppure usare Deliveroo per avere il cibo consegnato a casa loro. In questo modo, gli utenti possono evitare di prenotare un hotel regolare, immatricolarsi all’Università, andare da un medico di base, chiamare un regolamentare taxi con licenza, acquistare un giornale o andare al ristorante. La promessa delle piattaforme è offrire servizi personalizzati e contribuire all’innovazione e alla crescita economica, aggirando efficientemente organizzazioni tradizionali, regolamentazioni scomode e spese non necessarie. Studiosi di Management e di Economia hanno definito questo cambiamento “platform revolution”, focalizzandosi quindi sugli effetti positivi di uno sviluppo tecnologico salutato come “rottura innovativa”. Singoli cittadini o consumatori si sono organizzati attraverso le reti online, così da dipendere sempre meno dalle istituzioni tradizionali e dalle imprese come case editrici, stampa, ospedali, sindacati, e vari altri intermediari. L’utopico mercato basato su internet permetterebbe agli individui di offrire prodotti e servizi in modo “diretto”, in un contesto dove tutto si deve svolgere online. Nei primi anni di questo sviluppo, in molti hanno salutato l’emergente crescita delle piattaforme online come il corollario economico della cosiddetta “cultura partecipativa”. La ricchezza delle reti sociali online consente la connessione, evitando di passare dalle istituzioni sociali esistenti; seguendo questa linea di ragionamento, la connettività conduce automaticamente alla collettività.

 

La crescita delle piattaforme online è considerata il corollario economico della cosiddetta “cultura partecipativa”

Le singole piattaforme non possono essere considerate separate le une dalle altre. L’ambiente online ha la sua logica

Concordiamo che le piattaforme online siano il nucleo di uno sviluppo importante, ma non pensiamo a queste né come fenomeno esclusivamente economico, né come un costrutto tecnologico con corollari sociali. Piuttosto, dovremmo adottare una visione comprensiva di un mondo connettivo, dove le piattaforme sono penetrate al centro della società – influenzando istituzioni, transazioni economiche, pratiche sociali e culturali – e quindi forzando i governi ad adeguare le loro strutture legali e democratiche. Le piattaforme, a nostro avviso, non causano una rivoluzione. Piuttosto, si stanno progressivamente infiltrando dentro, e convergendo con, le istituzioni tradizionali. E’ per questo che preferiamo il termine “platform society”, un termine che enfatizza l’inestricabile relazione tra le piattaforme online e le strutture sociali. Le piattaforme non riflettono il sociale, producono le strutture sociali nelle quali viviamo. In una società dove la maggior parte delle interazioni sono compiute attraverso internet, il termine si riferisce anche alla complessa relazione tra guadagno privato e beneficio pubblico. Intendiamo dire che mentre le piattaforme potenziano i benefici personalizzati e il guadagno economico, simultaneamente esercitano pressione sui mezzi collettivi e sui servizi pubblici. Airbnb offre per alcuni individui il potenziale per guadagnare del denaro con una stanza libera, ad altri di alloggiare in una sistemazione relativamente economica. Ma chi paga i costi collettivi? Chi rafforza la sicurezza antincendio? E chi pulirà le strade dopo che i turisti se ne saranno andati? Gli studenti oggi possono fruire dei corsi “gratis” su Cousera, ma chi pagherà gli insegnanti che servono per produrli? Spesso siamo portati a pensare che le piattaforme offrano una nuova organizzazione sociale, distinta dalle strutture sociali e legali esistenti. Il termine “platform society” enfatizza come le piattaforme siano invece una parte integrale della società, dove, al momento, i conflitti di interesse vanno in scena in vari livelli. In questi anni, molte piattaforme sono diventate sorprendentemente influenti prima che un vero dibattito sui valori pubblici e i beni collettivi potesse iniziare. Una delle domande decisive che dobbiamo porci è: che ruolo ricoprono le piattaforme online nell’organizzazione dei valori pubblici nella società americana e, viceversa, nell’Europa occidentale? Come si inseriscono le piattaforme e i loro meccanismi nei vari settori privati e pubblici delle società di entrambi i lati dell’Atlantico?

 

Le piattaforme non sono costrutti neutrali, né privi di valori. Presuppongono norme e valori specifici iscritti nelle loro architetture

Le questioni riguardo alla privacy sono state il pomo della discordia tra proprietari delle piattaforme, legislatori, cittadini e giuristi

Le piattaforme non sono costrutti neutrali, né privi di valori. Presuppongono norme e valori specifici iscritti nelle loro architetture. Queste norme possono o non possono coincidere con i valori scolpiti nelle strutture sociali nelle quali le piattaforme lottano per essere incluse (se non lo sono già). Le società europee affondano le proprie radici in valori ideologici differenti da quelli introdotti da molte piattaforme. Molte persone considerano l’innovazione e il progresso economico come i motori primari di una società basata sulla piattaforma. Ma ci sono altri valori pubblici in gioco nel processo per trasferire il traffico sociale e le transazioni economiche in un mondo online connettivo. Alcuni di questi valori hanno già ricevuto molta attenzione, come la privacy, l’accuratezza, la sicurezza e la protezione dei consumatori. Vogliamo che le app mediche siano accurate e quindi sicure per gli utenti; i consumatori vogliono mantenere alcuni dati privati, e chiedono che i loro file e foto siano protetti dagli hacker, utenti fraudolenti e cyber-attacchi. Altri valori che riguardano il bene pubblico e la società nel suo insieme sono ugualmente altrettanto importanti – si pensi a giustizia, eguaglianza, solidarietà, responsabilità, trasparenza e controllo democratico. Vogliamo che l’istruzione online sia equa e non discriminatoria, vogliamo app mediche personalizzate che contribuiscano all’uguaglianza nella cura, e potremmo aspettarci che i siti di informazione online non solo forniscano resoconti accurati, ma anche che supportino l’apertura democratica. Le qualità di “connessione sociale” delle piattaforme online non si traduce automaticamente in valori pubblici. Le questioni riguardo alla privacy sono state il pomo della discordia tra proprietari delle piattaforme, legislatori statali, organizzazioni di vigilanza, cittadini e giuristi; e devono essere valutati contestualmente – ciò significa che devono essere analizzate nello specifico contesto di ciascuna applicazione, in ciascuna situazione sociale, in ciascun settore specifico. Ad esempio, il bisogno di trasparenza per i flussi di dati è importante per aiutare l’applicazione della legge ma potrebbe scontrarsi con la protezione della privacy degli utenti o con altri valori pubblici come la sicurezza, la discriminazione o l’imposizione delle imposte. Questi conflitti potrebbero portare in superficie differenze profonde tra le democrazie americane ed europee. Mentre molte piattaforme, in particolare quelle dominanti, sono di proprietà e di gestione statunitense, i valori pubblici europei sono spesso in contrasto con i valori iscritti nelle loro architetture. Valori pubblici differenti sono dispiegati come argomentazioni strategiche nelle negoziazioni tra i proprietari di Airbnb e le amministrazioni comunali locali, tra Uber e i governi sovranazionali, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Nessuno di questi valori è scolpito sulla pietra o incontrovertibile; al contrario, questi sono l’effettiva posta in gioco nella battaglia sull’organizzazione delle platform societies in tutto il mondo.

 

Una piattaforma online è un’architettura digitale programmabile, disegnata per organizzare le interazioni tra utenti – non solo gli utilizzatori finali, ma anche le entità societarie e le istituzioni pubbliche. E’ orientata alla sistematica raccolta, processamento algoritmico, circolazione e monetizzazione dei dati degli utenti. Le singole piattaforme non possono essere considerate separate le une dalle altre, ma si evolvono in un ambiente online strutturato secondo la propria logica. L’ecosistema occidentale è principalmente gestito da una manciata di grandi aziende tech (Alphabet-Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft) i cui servizi infrastrutturali sono centrali per il disegno complessivo dell’ecosistema e per la distribuzione dei flussi dei dati. Inoltre, diversi tipi di piattaforme settoriali sono sviluppati e spesso integrati senza soluzione di continuità nel nucleo infrastrutturale, non solo nei settori di mercato come i trasporti e l’ospitalità, ma anche in settori pubblici come l’istruzione e la salute. Sebbene le grandi piattaforme, in particolare quelle rette dalle compagnie tecnologiche note come “Big Five”, possano dominare l’ecosistema, non sono le uniche concorrenti. Governi, operatori tradizionali, (piccole e grandi) imprese, singoli imprenditori, organizzazioni non governative, cooperative, consumatori e cittadini partecipano tutti nel modellare le pratiche economiche e sociali della platform society. Evidentemente, gli scontri tra gli attori che hanno i loro interessi hanno luogo a vari livelli: locale, nazionale, sovranazionale, globale. In tutto il mondo, i governi locali si stanno sempre più confrontando con piattaforme globali che operano in un’area legale grigia. Il nuovo ecosistema delle piattaforme è distintamente globale, e i confronti che si svolgono nei livelli nazionali o locali sono sintomatici di un campo minato dove le prospettive ideologiche si scontrano continuamente – particolarmente in Europa. Ovviamente, nessuno è in grado di fornire una visione dettagliata della complessa questione che riguarda la negoziazione del valore pubblico in un mondo connesso. Più di ogni altra cosa, in questa fase il nostro sforzo comune deve essere orientato alla possibilità di mettere insieme idee che provengono dagli studi sulla scienza e la tecnologia, dall’economia politica e dal management, dalle ricerche sui media e dal diritto. La responsabilità per una platform society equilibrata – una società aperta che ancora i suoi valori pubblici in maniera trasparente e responsabile – spetta a tutti gli attori coinvolti nella sua costruzione: corporations, governi, società civile. Tuttavia, mentre tutti e tre sono necessari per ottenere tale equilibrio, sono soprattutto i governi sovranazionali, nazionali e locali ad avere una responsabilità speciale in merito. Nel contesto europeo, i governi non sono solo gli arbitri delle dinamiche di mercato e delle condizioni di parità, ma possono e dovranno essere attori decisivi per negoziare valori pubblici per conto dei cittadini e dei consumatori.

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