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Due chiacchiere con Favij, il creator più seguito d’Italia

Lorenzo Ostuni, 24 anni, ci racconta come è riuscito a rendere la sua identità digitale chiara per i fan e appetibile per il mercato

24 Febbraio 2019 alle 06:15

Due chiacchiere con Favij, il creator più seguito d’Italia

Favij è stato il primo, nel nostro paese, a diventare youtuber di professione (foto LaPresse)

Roma. “Gli adolescenti non ascoltano la radio. Si fanno la compilation da soli e soprattutto guardano i video su YouTube”, ha detto Linus a Repubblica. Venti anni fa (o 25, o 30? Aiuto!) i millennial erano ragazzini e anche loro le compilation se le facevano da sé, registrando i pezzi dalla radio, pigiando REC sullo stereo (lo stereo!) e riempiendo così il lato A e il lato B delle cassette (le cassette!). Era pirateria rudimentale e molto romantica. Ed era anche una prima forma di disintermediazione. Gli adolescenti, in fondo, disintermediano before it was cool.

  

“Io ascolto tutto, tanto la musica riconosciuta come buona quanto quella che tutti considerano pattume. Mi piace ascoltare, variare, mescolare tutto”, dice al Foglio Favij, lo youtuber più seguito d’Italia (a dicembre scorso ha festeggiato i 5 milioni di iscritti al suo canale: oggi sono 5.116.396; circa 3 miliardi di visualizzazioni). Qualche specificazione: Favij si chiama Lorenzo Ostuni, ha 24 anni, è di Torino e vive a Milano; per musica “buona” intende Queen e Michael Jackson, per pattume intende Martin Garrix, un ventiduenne dj olandese (e pure testimonial Armani Exchange, e partner della TAG Heuer). Come quelli che lo seguono e che non sono soltanto adolescenti o post adolescenti – “mi scrivono spesso anche molti adulti” – anche Favij non sta dietro alla radio. Né per ascoltare musica né tantomeno per informarsi. Radio no, tg no, giornali nemmeno. “Ho le mie fonti. Seguo parecchio Breaking Italy, un canale di YouTube che è anche uno dei pochissimi a cui sono iscritto: mi propone una selezione delle notizie che più mi interessano. Al mattino guardo le notizie del giorno su Google, ma questo è un classico”. Un classico, sì. E la politica? “Mi interessa molto. Ma non ne parlo mai sul mio canale. Non intendo influenzare nessuno con le mie idee. Un conto è indirizzare un acquisto, un altro orientare una fede”. Intervistare Favij non è stato semplice, c’è voluto del tempo, abbiamo dovuto aspettare che fosse con lui il suo agente, che ci ha subito detto: “Lorenzo è molto timido, noi ci proviamo spesso a farlo parlare con i giornalisti ma è complesso, non perché sia indisponibile, anzi: la sua è una ritrosia caratteriale”. Quindi non ci odia? “No! E’ carattere!”. E’ carattere, e va bene, ma forse è anche un po’ che i disintermediati di successo (influencer, youtuber) non hanno bisogno dei giornali per farsi conoscere, per promuoversi: il loro pubblico cresce e scopre online.

  

Quando ha iniziato, Favij andava ancora a scuola. Aveva una grande passione per i videogiochi, così prese a filmarsi mentre ci giocava, insieme ai suoi amici, con la webcam. Il riscontro fu così positivo che gli venne presto in mente di arricchire i video con altri contenuti.

  

Nel 2014, ha superato il milione di iscritti e Google lo ha premiato con il “Golden Button”. Da allora, oltre ai video di gamplay, è diventato bravissimo in Vlog, nel racconto quotidiano della sua vita, e nella produzione di contenuti creativi per le aziende; ha scritto due libri (un’autobiografia, “Sotto le cuffie” e un romanzo, “The cage”, che ha scalato la classifica a pochi giorni dall’uscita); ha doppiato Jimmy, un personaggio di “Ralph Spacca Internet” (il film d’animazione della Disney uscito a gennaio scorso); fondato il canale YoTtube più seguito d’Italia.

 

Soprattutto, Favij è stato il primo, nel nostro paese, a diventare youtuber di professione, a “costruire un’identità digitale chiara per i fan e appetibile per il mercato”. In pochi anni, da youtuber è diventato creator. Ma che fa esattamente il creator? (Gli chiediamo di darcene una definizione for dummies). “E’ una persona che riesce a comprendere nel proprio mondo più cose, sa come lavorare, come accontentare i brand, e anche il proprio pubblico: crea contenuti per piattaforme diverse, quindi non solo per YouTube, rispetta degli standard e rispetto allo youtuber ha scopi e utenza più definiti, e automaticamente più esigenti, avendo con entrambi un rapporto più eminentemente professionale”. Con un creator, in sostanza, le aziende interagiscono in modo non troppo diverso da come un tempo interagivano con i pubblicitari, tuttavia con l’enorme differenza che il creator non sponsorizza i prodotti: li riceve e ne parla (se bene o male è a sua completa discrezione).

 

Gli youtuber sono destinati a estinguersi? “No. Semplicemente, quello che si riesce a fare su YouTube e partendo da YouTube è diventato così variegato che la parola youtuber risulta più limitata”. Il guadagno del creator, rispetto a quello dello youtuber, non dipende esclusivamente dalle visualizzazioni e dalla relativa monetizzazione e questo lo smarca dall’ansia di cui, negli ultimi mesi, molti youtuber hanno confessato di soffrire in modo patologico. Il Guardian ha pubblicato di recente un’inchiesta sulla peculiare forma di depressione dovuta all’ansia da prestazione di cui youtuber e influencer sempre più spesso confessano di soffrire: doversi presentare ogni giorno a un pubblico che si aspetta di trovarli al massimo della forma li estenua. A Favij non è successo. “Mi sono creato un mondo che rispetto e che gli altri rispettano. So come mandarlo avanti e come non farmi sopraffare”. Con l’autocensura come va? “Fintanto che era un gioco, non avevo alcun freno. Mi capitava ogni tanto, per esempio, di dire parolacce. Ora, da quando questo è il mio lavoro, mi contengo, sto attento: un creator pulito lavora meglio con le aziende, è più apprezzato dal pubblico e, soprattutto, ha più possibilità di allargarlo. Non ho mai pensato che con la volgarità o con le provocazioni si potesse conquistare consenso, almeno non un consenso duraturo. Punto alla qualità e alla chiarezza dei miei contenuti”. E con gli haters come va? “All’inizio, ero vittima di hating come tutti quelli alle prime armi. Non ci davo molto peso e mi sono reso conto che l’indifferenza ti rende un bersaglio poco appetibile per chi vuole distruggere il tuo lavoro. Sono fatto così: seguo le critiche, non chi mi versa addosso odio. E l’odio non mi ha mai fatto troppo soffrire: mi sono sempre sforzato di vederci dentro solo la prova del fatto che stavo lavorando bene. Quando lavori bene, dai per forza fastidio a qualcuno”. La migliore virtù? “Mi piace fare le cose per bene. Una per volta. Mi specializzo in una e do il massimo. Non mi piace fare di tutto e finire col non fare niente”. Cos’ha comprato con il primo stipendio da youtuber? “Una Lamborghini!”. Ci prende quasi un infarto (fosse almeno una Rolls Royce…). “Scherzo, non ho la patente. Ho comprato gli accessori per migliorare la mia postazione”. Il successo somiglia a quello delle star? Per strada la gente urla “FAVIJ!!!”, quando passa Favij? “Ogni tanto mi capita. Mi imbarazza profondamente. L’ultima volta è successo al cinema: un tizio si è messo a urlare che ero in sala”. Vita da star. Un classico, un altro.

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

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