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Thun, la sorpresa che vuole rovesciare le gerarchie della Svizzera

Andrea Trapani

In Svizzera una neopromossa sta dominando il campionato. Il Thun affronterà la fase finale con un vantaggio così ampio che è improbabile che qualcuno ribalti il banco. Il tutto grazie alla bandiera del club, Mauro Lustrinelli, che ha l'ha resa una delle squadre che corre di più in tutta Europa

C’è qualcosa di quasi sovversivo nel vedere una neopromossa a un passo dallo scudetto. Una città di 45mila anime del cantone di Berna, più abituata alle industrie che ai trionfi calcistici, sta per compiere un’impresa che nemmeno i romanzi di Joël Dicker oserebbero raccontare. Se il Thun vince, non è una favola: è il segno che le gerarchie si stanno sgretolando.

 

L’inchino del Grasshopper

La vincitrice della scorsa Challenge League guida la Super League con un margine che definire confortevole sarebbe pessimistico: diciassette punti di vantaggio sul San Gallo secondo, ben ventidue sul Lugano terzo. Numeri che fanno impallidire anche le stagioni delle big rossocrociate, nemmeno il Basilea e lo Young Boys degli ultimi anni hanno mai vinto con tale forza. Eppure il paradosso più gustoso si è consumato sabato sera, quando il Thun ha travolto 5-1 il Grasshopper, club fondato nel 1886, il più antico di Zurigo, ventisette volte campione nazionale, simbolo dell’élite cittadina.

È stata la fotografia di questa stagione: la storia messa in un angolo, la tradizione umiliata dalla neopromossa. Il Grasshopper è l’establishment calcistico svizzero, sabato è stato travolto. Essere battuti 5-1 da una provinciale come il Thun è il rovesciamento dell’ordine costituito che costringe a ripensare le gerarchie. E, infatti, nemmeno la neve caduta per tutto l’incontro è riuscita a fermare i padroni di casa. Dopo essere andati sotto per 1-0 al 17’, il Thun ha ribaltato tutto con una furia che pareva venire non dai muscoli ma da qualche frustrazione antica, da decenni passati a guardare gli altri festeggiare.

       

 

 

Dalle serie minori a Mauro Lustrinelli

Per capire quanto sia straordinaria questa cavalcata bisogna fare un salto indietro nella storia recente del Thun. Dalla fondazione nel 1898, per quasi un secolo, il Thun ha vissuto tra serie minori e brevi apparizioni nella massima divisione. Un saliscendi infinito tra terza e seconda divisione, interrotto solo nel 1954 con la prima promozione in Nationalliga A, seguita dall’immediata retrocessione. Il ritorno nel calcio che conta arriva solo nel 2002, grazie all’allenatore Urs Schönenberger. Ma è nella stagione 2004-05 che il Thun scrive la pagina più gloriosa della sua storia: secondo posto in campionato dietro al Basilea e, soprattutto, la qualificazione ai gironi di Champions League dopo aver battuto la Dinamo Kiev e il Malmö per approdare tra le grandi d’Europa. Mauro Lustrinelli, oggi allenatore della squadra, segnò due gol decisivi contro gli svedesi. Finirono terzi nel girone dietro Arsenal e Ajax, ma quella squadra rimane ancora oggi il miglior risultato mai ottenuto dal club.

Lustrinelli, non a caso, è al centro anche di questa nuova favola. Il ticinese, 49 anni, aveva promesso nel 2022 un progetto triennale per riportare il Thun in Super League. Ha mantenuto la parola esattamente al terzo anno. Oggi corre in panchina con la stessa voracità con cui un tempo correva in area di rigore, 51 gol in poco più di 100 partite con i biancorossi. E la squadra lo segue. Il Thun ha collezionato 71 punti in 30 partite: 23 vittorie, due pareggi, 5 sconfitte. Numeri mai visti da quando esiste il nuovo formato della Super League. C’è un dettaglio, però, che rende questa storia ancora più affascinante: il Thun corre più di chiunque altro in Europa. Secondo le statistiche del CIES di Neuchâtel, la squadra di Lustrinelli si piazza al secondo posto per intensità di corsa dei giocatori. Calcolando la distanza media percorsa per partita a una velocità superiore ai 20 km/h, il Thun è battuto solo dall’Hoffenheim tedesco. Un’ossessione atletica che compensa eventuali lacune tecniche. Non è un caso che le cinque sconfitte stagionali siano arrivate contro Basilea, Young Boys, Lugano, Losanna e San Gallo: tutte squadre con giocatori di classe superiore. Quando c’è qualità dall’altra parte, il fisico non basta. Ma in una Super League livellata verso il basso, dove nessuno riesce più a dominare, la fame diventa l’arma decisiva.

Il lampo europeo contro il Palermo di Stefano Pioli

Nella sua storia il Thun ha un precedente illustre con il calcio italiano: nell’estate 2011, nei preliminari di Europa League, eliminò il Palermo di Zamparini e Pioli. All’andata, al Barbera, i siciliani erano stati salvati solo da un gol di Miccoli al 92’. Al ritorno, sul sintetico di Thun, il Palermo si fece fermare da una provinciale svizzera più affamata e più convinta. Eppure quel Palermo era reduce da anni di investimenti milionari e ambizioni europee, mentre il Thun era una realtà minore. Eppure passò il turno. La differenza di preparazione fisica, sottolineò la Gazzetta all’epoca, non poteva essere l’unica spiegazione. C’era altro: la capacità di credere nell’impresa quando gli altri ti considerano già sconfitto. Quindici anni dopo, quel dna non è cambiato. Il Thun di oggi è figlio di quella mentalità: nessun timore reverenziale e nessuna sudditanza psicologica. È il simbolo di un ribaltamento culturale. Se vincerà davvero, il Thun non avrà solo conquistato uno scudetto. Avrà dimostrato che anche nel calcio ordinato e prudente della Svizzera esiste ancora spazio per il disordine.

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