Lionel Messi con la maglia dell'Inter Miami (Ansa)

Il Foglio sportivo

Messi è anche un messaggio politico

Alessandro Ferri

Jorge e Jose Mas, proprietari dell’Inter Miami, sono profondamente anticastristi

Quando il 14 ottobre del 1962 un aereo spia U2 in volo su Cuba fotografò la costruzione delle basi missilistiche nucleari, Jorge Mas Jr. non era ancora nato. Verrà al mondo nel 1963 a Miami, in Florida, su suolo americano perché suo padre, Jorge Mas Canosa, era scappato ventenne nel 1959, dopo l’instaurazione del regime castrista. Sessant’anni e nove mesi dopo il giorno che aprì la crisi dei missili di Cuba, il 16 luglio 2023, il Lockhart Stadium, colorato di tanto rosa che nemmeno alla partenza di una tappa del Giro, ha accolto Lionel Messi. A bordocampo c’era tutta la dirigenza dell’Inter Miami: David Beckham, fondatore della squadra, sorrideva in completo nero. Appena salito sul palchetto che portava a centrocampo, a causa della pioggia battente, lo Spice Boy ha rischiato di cadere, salvandosi in extremis. Davanti a lui, Jorge Mas Jr. e suo fratello Josè, comproprietari del club, si sono girati e hanno riso della situazione. Erano pronti per la presentazione più iconica nella storia del calcio americano.

 

Torniamo agli anni 60 però. Come tanti altri cubani scappati in quel periodo, Jorge Mas Sr. si stabilì in Florida, ma non smise mai di opporsi al castrismo. Fu addestrato dalla CIA e partecipò all’invasione della Baia dei Porci del 1961, senza però a prendere parte attivamente al fallito contro-golpe perché la sua barca fu trattenuta sulla spiaggia al momento dello sbarco. Rientrato a Miami comprò, con un prestito di 50mila dollari, una compagnia telefonica portoricana, la Iglesias y Torres, la chiamò Church & Tower e la lanciò sul mercato americano. Suo figlio Jorge Jr. iniziò a lavorare per la compagnia, la rilevò nel 1994 e la trasformò nella multinazionale MasTecMtz, che nel 2022 ha fatturato 9,8 miliardi di dollari. 

Nel 1981 Jorge Sr. fondò la Cuban American National Foundation, che ancora oggi assiste i membri della comunità cubana di Miami. Da due generazioni la storia della famiglia Mas è segnata dalla lotta al socialismo tropicale e alle restrizioni del regime cubano. Jorge e suo fratello Josè portano avanti questo messaggio ancora oggi, 26 anni dopo la morte di loro padre, anche grazie all’Inter Miami, la squadra fondata da Beckham nel 2018 e acquistata da loro nel 2021.

I Mas stanno facendo di tutto per creare attorno a Messi un ambiente accogliente e ambizioso. Per questo hanno ingaggiato alcuni dei più grandi ex compagni di Leo: Sergio Busquets e Jordi Alba. Anche Andres Iniesta, che ha appena concluso la sua esperienza in Giappone, al Vissel Kobe, ma che a 39 anni vuole continuare a giocare, è vicino al trasferimento in Florida, mentre in panchina c’è da qualche settimana il suo allenatore preferito, Gerardo “El Tata” Martino. 

Per tutta la carriera, in un dibattito basato sul nulla, perché è impossibile classificare gli sportivi, soprattutto se di epoche diverse, Messi è stato paragonato a Maradona.  Fuori dal campo, almeno a livello politico, i due hanno preso strade opposte: uno, Diego, era forse il miglior amico di Fidel; l’altro, Leo, ha firmato per la squadra degli anticastristi. 

Il 13 luglio del 2021, l’Inter Miami postava sui suoi social una dichiarazione di Jorge Mas sulle proteste all’Havana. “Per le strade di Cuba – si legge in quel post - i nostri fratelli e sorelle stanno chiedendo la libertà in modo pacifico. Le forze repressive cubane hanno una scelta da fare: stare con il popolo o ritenersi responsabili”. La maggior parte dei tifosi dell’Inter Miami fa parte della comunità cubana: persone che si sentono membri di una famiglia grazie alla squadra di uno di loro, che è un multimiliardario, ma che uno di loro rimane. Ora, grazie a Messi, il pubblico si moltiplicherà a dismisura e le maglie rosa riempiranno le strade delle capitali europee, delle metropoli asiatiche e raggiungeranno gli angoli più inesplorati della Terra. 

Assieme alle divise con stampato “Messi” sulle spalle però, viaggerà anche una scritta, che si trova all’interno del colletto. In sole quattordici lettere è sintetizzata tutta l’essenza dell’opera dei Mas (senior e junior): “Freedom to dream”, libertà di sognare. Quello slogan, che appare anche su sciarpe, t-shirt, giubbotti e su insomma qualunque cosa che rimandi all’Inter Miami, è il simbolo di una lotta condotta a distanza. 

L’uso politico dello sport, con tutte le connotazioni positive e negative del caso, non è una novità. Basti pensare a Nelson Mandela che utilizza la Coppa del Mondo di rugby del 1995 come veicolo dell’immagine del nuovo Sudafrica multiculturale, o alle Olimpiadi di Berlino del 1936, o a Cassius Clay che viene arrestato e privato di tutti i suoi titoli perché rifiuta di andare a combattere in Vietnam. Jorge Mas sta facendo lo stesso: cerca di mandare un messaggio sparandolo a tutto volume dentro l’amplificatore estremo che è il calcio (e che è in particolar modo il calcio quando gioca Leo Messi). 

Nel 2007, intervistato in Venezuela alla televisione dell’allora presidente Chavez, Maradona disse “Ogni cosa che Fidel fa è la migliore che può essere fatta”. Sette mesi fa, Jorge Mas, in un podcast, ha idealmente controbattuto all’affermazione fatta quindici anni prima dal Pibe de Oro. “La situazione a Cuba – ha detto – è tragica. Non c’è il minimo di sensibilità storica. La gente è schiavizzata dal 1959: nel mentre ci sono state la Guerra Fredda e la caduta del comunismo sovietico. Questa dittatura mostruosa ha preso le politiche più repressive dell’Urss e le ha applicate alla sua popolazione. Le persone vogliono essere libere, protestando nelle strade e provando a fuggire, ma vengono schiacciati dai Castro e dai loro accoliti”.

Nella scorsa Gold Cup, la competizione continentale per le squadre del Nord America, cinque giocatori cubani sono scappati dal ritiro della loro nazionale si sono resi irrintracciabili. Fidel è morto, suo fratello Raul non è più a capo, ma il regime incide ancora oggi sulla vita dei cubani, che appena possono provano a percorrere con mezzi di fortuna i 531 km di Oceano Atlantico che separano l’isola da Miami. Lì, se riescono a fuggire dall’esercito castrista e dalla Guardia Costiera americana, trovano la libertà e una comunità intera. Ma trovano anche la Cuban American National Foundation fondata da Jorge Mas Sr. e ora presieduta da suo figlio, pronta a dargli una mano. Poi certo, trovano anche l’Inter Miami e Leo Messi, che intanto ha segnato tre gol in due partite: quello all’esordio, una punizione al 94esimo, è stato visto da 54 milioni di persone solo sul profilo Twitter della squadra. Chissà che la questione cubana non possa tornare un fenomeno globale dopo sessant’anni.