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Il Foglio sportivo - CALCIO E FINANZA

La Serie A vuole fare l'americana

 Marco Sacchi

L’ultima idea dei vertici del calcio italiano è quella di approfittare della pausa offerta dal Mondiale in Qatar per promuovere la Serie A dall’altra parte del mondo

Approfittare della pausa offerta dal Mondiale in Qatar per promuovere la Serie A dall’altra parte del mondo. È questa l’ultima idea dei vertici del calcio italiano, che stanno studiando l’organizzazione di un torneo – alla presenza di tutti i club che prenderanno parte all’edizione 2022/23 del massimo campionato calcistico – da portare in America. 

Gli obiettivi sono sostanzialmente due: fare pubblicità al pallone italiano oltreoceano (con la speranza di attirare pubblico e, in prospettiva, maggiori investimenti sui diritti tv) e rendere la breve competizione redditizia per le società, che dovranno organizzare la trasferta. Non è ancora detto che il piano si realizzi, ma l’idea ha base solide tanto che l’ad della Serie A Luigi De Siervo e il direttore marketing Michele Ciccarese sono volati a New York – dove la Serie A ha una nuova sede – per tastare il polso di sponsor e broadcaster. 

 

La Cbs ha investito 170 milioni per trasmettere la Serie A in America e potrebbe decidere di puntare alcune fiches anche questa volta. Dunque, mentre le Nazionali sarebbero impegnate nella fase finale dei Mondiali, dall’altra parte del pianeta i club di Serie A andrebbero a darsi battaglia, anche se orfani dei calciatori convocati in Qatar (si stima 80-85 giocatori). 
Il format? Una fase a gironi e una successiva a eliminazione diretta, con le squadre che dovrebbero allenarsi e giocare tutte nello stesso luogo (sulla falsa riga della “bolla Nba”) per riuscire a condensare la competizione nello spazio lasciato libero proprio dai Mondiali, che andranno in scena tra il 21 novembre e il 18 dicembre. Qualche ostacolo c’è, a cominciare dagli orari di gioco, che non si possono sovrapporre a quelli delle partite in Qatar, ma nella struttura del torneo l’incastro sarebbe stato previsto, tenendo conto anche del fuso orario per ritrasmettere le gare in Italia. Insomma, gli Stati Uniti chiamano, la Serie A risponderà presente?

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