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La noia più bella. Bennett vince al Tour de France: che è ripartito

Giovanni Battistuzzi

Verso Saint-Martin-de-Ré, il centro più grande dell'Île de Ré, nulla doveva succedere. E nulla è successo. Ed è stato bellissimo. Tra i quattro i positivi al Covid non c'è nessun corridore. Per ora la bolla sembra reggere

L'Oceano ha visto i corridori partire e arrivare. Se ne è fregato di loro, come al solito, ogni ogni volta che il Tour de France raggiunge le sue coste e sfida i suoi venti. Verso Saint-Martin-de-Ré, il centro più grande dell'Île de Ré, nulla doveva succedere, perché nulla mai succede in una tappa completamente piatta. E niente infatti è successo, se non qualche caduta, qualche tentativo di ventaglio, diversi corridori che si sono dispersi alle spalle del gruppo lanciato a velocità elevata verso lo striscione d'arrivo. Ha vinto Sam Bennett davanti a Caleb Ewan e Peter Sagan. Quarto Elia Viviani. E almeno, in questa Grande Boucle è una notizia.

 

La decima tappa del Tour de France è stata una di quelle tappe che rientra nella categorie delle frazioni dimenticabili, forse anche in quelle noiose. Ce ne sono tante, non troppe, e non solo in Francia.

 

Eppure mai tanta dimenticabilità e noia sono mai state così indimenticabili e meravigliose. Perché hanno segnato un ritorno che era prevedibile, ma non scontato. Soprattutto così, con il gruppo completo e nessuna defezione. Almeno tra i corridori. Tutti negativi i test anti-Covid. Tutti abili e arruolabili i ciclisti. Quattro persone dello staff no. Positivi, quindi espulsi. Uno del Team Ineos-Grenadier, uno della Mitchelton-Scott, uno della Cofidis e uno dell'AG2R-La Mondiale.

 

Per ora la bolla utilizzata dall'organizzazione per avvolgere il Tour sembra aver retto. Quanto e, soprattutto, quanto a lungo lo vedremo nei prossimi giorni. Perché i medici delle squadre dovranno giornalmente segnalare alla giuria di corsa lo stato di salute dei corridori. E per una cacciata dalla corsa bastano i sintomi. Due casi di positività e tutta la squadra a casa.

 

Il Tour de France scopre di non essere poi diverso dalla biciclette. Corre in equilibrio su gomme larghe poco più di una ventina di millimetri. Qualcosa che a immaginarselo sembra precario e invece è molto più solido di ciò che si può pensare. Va avanti così da sempre e da sempre le cadute sono state meno delle volte che si è rimasti in piedi.

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