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Italia '90 trent'anni dopo

I gol di Schillaci, i dribbling di Maradona, le sgroppate di Milla, le uscite di Higuita, l'ultima di Urss, Cecoslovacchia e Jugoslavia. Storie e racconti dei Mondiali italiani

8 Giugno 2020 alle 16:34

Alle ore diciotto dell'8 giugno del 1990 il signor Michel Vautrot si mise in bocca il fischietto e ci soffiò dentro l'avvio di quelle che furono le nostri "notti magiche", quelle "inseguendo un gol, sotto il sole di un'estate italiana", come cantavano Gianna Nannini e Edoardo Bennato. Il mondiale di Italia '90 iniziò quel giorno di trent'anni fa con un passaggio in avanti di Jorge Burruchaga diretto a Diego Armando Maradona sul prato di San Siro. L'Argentina campione del mondo quattro anni prima si trovava di fronte a un Camerun che in Messico non era riuscito nemmeno ad andarci dopo essere stato preso a pallonate dalla Nazionale dello Zambia nel secondo turno delle qualificazioni africane alla Coppa del mondo. Doveva essere una passeggiata per la compagine albiceleste, un "uno" scontato. Non fu così. Il Camerun guidato dal sovietico Valery Nepomnyashchy stupì i 74.500 spettatori del Meazza con un calcio pragmatico e risoluto, ingabbiando l'Argentina in un pressing che aveva l'unico scopo di isolare il diez, per poi partire in contropiede, sfruttando la velocità degli attaccanti. Questione di tempo, caleranno, fu il pensiero di molti. Ma la compagine africana non calò e al 67esimo andò pure in vantaggio grazie a François Omam-Biyik, che all'epoca giocava al Laval nella Ligue 2 francese. Fu quello il primo gol del torneo, l'unico della partita inaugurale, il sigillo della prima sorpresa di quel mondiale che, come racconta Umberto Zapelloni nel Foglio sportivo, "ci ha lasciato il dolce ricordo di un’Italia bellissima, forse la più bella di sempre, ma anche il ricordo bruciante di una delusione profonda, perché clamorosamente immeritata".

 

 

Fu quello il mondiale del vincente pragmatismo tedesco, trionfanti nella finale con l'Argentina grazie a un rigore di Andreas Brehme a sei minuti dal novantesimo. Fu quello il mondiale dei gol di Totò Schillaci, qui intervistato da Massimiliano Vitelli, e delle prime magie azzurre di Roberto Baggio e delle ultime biancoazzurre di Diego Armando Maradona, delle uscite folli di René Higuita e delle sgroppate potenti di Roger Milla che trascinò il Camerun fino ai quarti di finale (che Enrico Brizzi ha raccontato a puntate nelle scorse settimane nel Foglio sportivo). Fu quello anche "l’ultimo Mondiale dell’Unione Sovietica che poi si è frastagliata - e che sempre Enrico Brizzi ne ha raccontato la storia -, della Germania Ovest che, con un anno di ritardo dalla caduta del Muro, si è unita a quella dell’Est, della Cecoslovacchia che quattro anni dopo non si qualificò e poi si spezzò in due e della Jugoslavia che nel 1992 fu esclusa dagli Europei per colpa di una violenta e disumana guerra fratricida. Ma è stato anche il primo Mondiale degli Emirati Arabi, del Costa Rica di Bora Milutinovic e pure dell’Irlanda di Jack Charlton".

 

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