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Si avvicina sempre di più il rinvio delle Olimpiadi

Il principio di conservazione del Cio si scontra con quello di realtà. Per il premier giapponese Shinzo Abe il rinvio dei Giochi olimpici sarebbe “inevitabile”

23 Marzo 2020 alle 12:23

Si avvicina sempre di più il rinvio delle Olimpiadi

foto LaPresse

Sosteneva Avery Brundage, per vent'anni presidente del Cio (1952-1972), che per organizzare “un'ottima edizione delle Olimpiadi c'è bisogno che tutto sia pronto almeno un anno prima. Poi sperare che Dio e natura non ci mettano lo zampino. Perché ogni intoppo è un schiaffo in faccia alla buona riuscita”. L'attuale numero uno del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach, di schiaffi ne sta ricevendo molti al giorno e da ogni parte del mondo. E non per demeriti propri. L'intoppo è il virus che sta sospendendo la normale vita delle persone in gran parte del globo. La pandemia ha ibernato tutto, lo sport in primis. Ha dimostrato ciò che a prima vista ritenevamo impossibile, ossia che fosse un intrattenimento sacrificabile come tante altre cose non necessarie. E così sono arrivati gli stop a campionati, corse, gare e quant'altro. Un blocco senza una data certa di scadenza, che potrebbe dilatarsi e ingoiare gran parte degli eventi di questo bisesto 2020. Perché il coronavirus non s'arresta e con il suo dilagare scadenze e certezze diventano più rarefatte, indipendentemente dal volere di Bach e dal suo monito: “L’annullamento di Tokyo 2020 distruggerebbe il sogno olimpico di 11.000 atleti di 206 comitati olimpici nazionali e della squadra di rifugiati del Cio”.

  

Bach ieri alla radio tedesca SWR Sport ha ribadito come il Comitato olimpico internazionale proverà a fare di tutto affinché le Olimpiadi non subiscano cambi di programma. Ma il principio di conservazione del normale, ossia il mantenimento costante nel tempo della quantità totale di certe grandezze in un sistema isolato, si trova sempre più alle prese con il principio di realtà che dimostra come i Giochi olimpici non facciano parte di un sistema isolato e che pure il più grande evento sportivo mondiale debba per forza di cose fare i conti con la situazione globale di incertezza.

 

Nella tarda serata di ieri a Losanna le fondamenta della fortezza del Cio hanno iniziato a scricchiolare quando i Comitati Olimpici di Brasile, Norvegia e Olanda hanno chiesto il posticipo dell'evento. Scricchiolii che sono aumentati di intensità quando l'Australia ha dichiarato che “i Giochi a luglio sono un'utopia” e il Canada ha annunciato la decisione di non mandare i suoi atleti a Tokyo 2020, qualora fosse stata posticipata la data di inizio. A trasformare il palazzo svizzero in un castello di carte c'ha però pensato oggi il premier giapponese Shinzo Abe: “Se la completa attuazione dei Giochi è difficile, allora dobbiamo decidere di posticiparli”, sottolineando come, a suo avviso, il rinvio delle Olimpiadi sarebbe “inevitabile”.

 

Queste ore sembrano ribadire quanto scritto sull'ultimo Foglio sportivo da Moris Gasparri, ossia che “è andata in frantumi la grande illusione che lo sport potesse godere di uno statuto differente in grado di metterlo al riparo dal rischio politico”.

 

Ciò che sembrava impossibile, un anno olimpico senza Olimpiadi, sta dunque diventando probabile. Il Cio ha annunciato l'apertura “di un tavolo di discussione con tutti i partner per redigere un inventario del rapido sviluppo della situazione sanitaria e del suo impatto sui Giochi olimpici”. E da questo tavolo potrebbe essere presa una decisione storica: quella che l'Olimpiade non s'ha da fare, o almeno non a luglio, magari più avanti. Al vaglio di Bach e compagnia ci sono tre ipotesi. La prima è quella di andare avanti sperando che tutto rientri in una situazione di normalità e confermare l'avvio della rassegna il 24 luglio. Scelta che porterebbe a uno scontro con il Giappone – organizzatore dei Giochi – che potrebbe mettere a rischio sia l'effettivo inizio che la credibilità del Cio. La seconda è quella di un iniziale slittamento a ottobre con potenziale seconda ipotesi di rinvio a luglio 2021 qualora la pandemia non si fosse estinta. L'ultima ipotesi è quella di una riorganizzazione dei giochi nel 2022 a patto di riuscire a trovare un accordo con gli sponsor della competizione di anticipo dei pagamenti. Perché al di là delle parole piene di sentimento di Bach c'è un problema di finanziamenti da affrontare: quello che contribuisce a far stare in piedi i Comitati olimpici nazionali e che parte dai Giochi olimpici.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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