Federica Pellegrini, la rivoluzionaria con la sindrome da cuccia calda

Roberto Perrone

Ai mondiali di nuoto in Corea del sud arriva l'ennesimo trionfo della campionessa veneta

Il bello di Federica Pellegrini e di quelli come lei è che ci fanno sembrare quello che non siamo, scandinavi, australiani, americani. I tedeschi, nel nuoto, li battiamo da anni. Mentre il suo ex fidanzato Pippo Magnini si improvvisa bagnino, stile Baywatch, e salva un poveretto in Sardegna, la Divina, che a differenza di Greta Garbo minaccia di cambiare vita ma non lo fa mai, conquista il quarto oro e l’ottavo podio consecutivo sui 200 stile libero, la distanza che è nata per dominare, ai Mondiali in Corea. E rende una bazzecola (che non è) il successo di Gregorio Paltrinieri negli 800. I campionati di nuoto arrivano sempre d’estate, tra un servizio sul caldo e l’immancabile viaggio sulle spiagge da Sanremo a Jesolo, tra consigli su cosa mangiare al mare (tira molto l’insalata di riso, ma va?) e dibattiti alla Gaber sullo slippino (di destra) e il bermuda (di sinistra). Insomma, siamo tipi da battigia e pedalò e quindi ci chiediamo da dove vengano Federica e i suoi fratelli.

 

 

Federica viene da Mirano e vive a Verona, suo padre era barman, insieme hanno anche aperto un locale, il Tacco 11, ma non è andata bene. Il suo segreto sta nell’essere arci-italiana, tutta Veneto, nuoto e famiglia, i grandi punti di riferimento. Nata nella generazione dei giovani che fuggono, lei i suoi momenti peggiori li ha vissuti a Milano, Roma e Parigi. Ogni volta che ha tentato di allontanarsi, come ha fatto ad esempio Paltrinieri, le è andata male, si è sentita persa. Federica è una rivoluzionaria con la sindrome della cuccia calda. Non è un talento naturale, è una forza naturale. E’ la dimostrazione che nella vita non ti salva il reddito minimo garantito se hai voglia di cambiare, ma la capacità di metterti in gioco, di imparare, di lavorare e di migliorare più degli altri. Federica ha cambiato più allenatori dell’Inter. Una volta ne esonerò uno in diretta tv, dopo aver fatto fuoco e fiamme per averlo. Si innamorò di un francese, Philippe Lucas. Pretese, a botte di dichiarazioni ai media, che gli fosse assegnato ma si trovò male a Parigi, un record, come quello dei 200 che detiene dal 2009. Lo cacciò perché lui voleva allenarla a casa sua e anche perché non sopportò, lei sempre in tensione con la Federnuoto, che il dorato francese, dal colore dei capelli e delle catene e braccialetti che portava, si trovasse benissimo con i Federales. I capricci, la Divina, però, li ha sempre fatti per andare più forte. Da cinque anni il suo allenatore è Matteo Giunta che periodicamente viene indicato come suo fidanzato. L’altra faccia dell’essere Divina: il gossip l’ha braccata come poche atlete nella storia dello sport italiano. Nell’estate bollente del 2011, quando si fidanzò con Magnini, Giovanni Malagò, non ancora presidente del Coni, ma solo del club per cui è tesserata, l’Aniene, organizzò per il suo compleanno una festa che in via Veneto non si vedeva dagli anni 60.

 

Il suo Mourinho è stato Alberto Castagnetti. L’ha presa che piangeva a bordo vasca di delusione e l’ha portata, anche se se n’è andato dieci anni fa, a piangere di gioia in Corea per il suo quarto titolo Mondiale. Si è allenata per anni in una vasca con soli uomini, li ha sfidati sul loro campo. Si è battuta contro nemici immaginari, ha annunciato anni sabbatici e cambi di stile (la farsa del dorso), ma alla fine è tornata sempre in acqua. A vincere.

 

E quindi, per rispondere alla domanda epocale, veniamo da una nazione con poche piscine, dove gli agonisti devono dividere la vasca con le signore dell’Acquagym e i salutisti metropolitani. Il nuoto è l’esempio di un pezzo di nazione che lavora, cresce e vince con quello che ha. Senza lamentarsi. Eppure la Federazione per una bega tra Giovanni Malagò e il presidente Paolo Barelli, parlamentare di Forza Italia, nel 2014 è stata travolta dalle carte bollate. Per fortuna ne è uscita. Altrimenti oggi racconteremmo un’altra storia. Ahinoi, molto diffusa.