Foto tratta dalla pagina Facebook di Milano CalcioCity

A cosa serve il campo da pallone

Alessandro Riccini Ricci

Ricostruire le città grazie al calcio su basi diverse e condivise. Milano CalcioCity è il primo esperimento in questo senso

Pensare il calcio. Anzi, pensare a come giocare a calcio. E dove giocare. Ecco quello che stiamo facendo con Milano CalcioCity (dal 27 settembre al 1° ottobre, milanocalciocity.it). Un discorso non necessario, ma forse essenziale. Una città come campo da gioco dove il calcio torna in strada. Dove il Bar Sport diventa il talk televisivo. Dove il campetto da calcio diventa la piazza, microcosmo di una comunità di persone. Dove il contatto fisico, fosse anche un fallo, rende il nostro uso smodato dei social un commento a margine e non il centro della nostra esistenza. Ed è per questo che Milano CalcioCity è pensato per una città aperta, per costruire e disegnare una città a misura del nostro diritto al gioco. Come adulti e come bambini.

 

In un momento storico in cui la politica, la vita sociale, le persone vivono nell’odio, nel risentimento e nel rancore, in cui il grigio domina i nostri sentimenti, il calcio diventa il nostro spazio libero, il nostro romanzo popolare. Dove tutti possono avere un ruolo da protagonisti.

 

Fuori dallo stadio, fuori dalla classifica o dagli scandali dell’ultima giornata. E se la politica, la cultura, la società sono diventate il luogo dello scontro, il calcio è un modo per tornare a ritrovare il senso dello stare insieme. Per ricostruire le città su basi diverse e condivise. E così Milano è il primo esperimento in questo senso.

 

Un oratorio fuori dal centro con tanti bambini (25 per cento stranieri), un’istituzione come la Triennale che si mette in gioco ospitando incontri e un Mundialito, un parco come Sempione che tra il Castello e l’Arco della Pace nel Teatro Burri (autore del manifesto di Italia 90) programmerà spettacoli e partite. I protagonisti sono da un lato i più disparati uomini e donne di calcio: da filosofi come Giorello ai golden boy come Rivera, da chef come Cracco a dj come Linus, da campioni come Zanetti ad attori come Teocoli, da scrittori come Mura a disegnatori come Makkox.

 

Il calcio è immaginario e imponderabile. Insieme ai mille racconti di questi narratori lo renderemo una fitta trama di storie. I protagonisti sono dall’altro lato i giocatori. Anche i bambini e lebambine. Ma non solo. Con loro inizieremo a costruire una mappa della città, un Google Maps non per attività commerciali, ma per campetti e spazi verdi. Lo spazio in cui si gioca a pallone è uno spazio immaginario i cui limiti e le cui dimensioni cambiano di volta in volta. Dimensioni variabili a seconda del fatto che si giochi in camera tra letto e armadio, che si giochi per strada tra auto e buche o in un parco in mezzo ad alberi o addirittura a San Siro, tempio del calcio. Dimensioni variabili a seconda della estensione della propria immaginazione e del proprio sogno. Chi nella sua vita di calciatore non è stato Baggio o non ha giocato per il Barcellona come compagno di Cruijff o di Messi? Il campo da calcio è ovunque ci sia una palla. Non ha limiti se non la nostra immaginazione. Le porte sono due giacche messe a terra, la linea laterale si allunga a dismisura a seconda del nostro fiato, le buche sono solo un avversario in più. “Macchina!” è l’urlo di pericolo maggiormente sentito durante la partita. Pericolo per i giocatori, ma soprattutto per il pallone. La durata della partita è quella del sole e del suo tramonto. Le squadre e le divise dei compagni e degli avversari sono tutte uguali. Cioè sono tutte diverse. Sembrano le divise della squadra Arlecchino. Il campo da calcio immaginario è spesso un universo che contiene storie. E’ luogo di incontro, spazio aperto per le persone, uomini e donne, come lo è una piazza. Per molti è la stazione di un viaggio più lungo, come se fosse un pezzo di strada. Riportare il pallone in strada non è solo riscoprire l’uso di spazi urbani. Non è solo il ritorno a un calcio che mai come oggi ha necessità di riconoscere il grado zero e di liberarsi da tutte le sovrastrutture che lo hanno reso solo business. E’ anche il riscoprire il proprio diritto a essere bambino, il piacere di avere uno stile di vita sostenibile e felice. Pensare di integrare architettura, verde, vita sociale, sostenibilità, bellezza e funzionalità creando spazi reali e immaginari (pensiamo al Bosco Verticale di Boeri) è la sfida di Milano. Il tempio del pallone, San Siro, è definito la Scala del calcio: un derby amichevole che vede uniti da un lato lo stadio con il suo campo da gioco e dall’altro un teatro con il suo palcoscenico.

 

Milano CalcioCity è questo derby: gioco e storie insieme. Tornare a giocare per strada e tornare a incontrarci per raccontare storie è offrire (e regalare) spazi di sogno, di gioco, di condivisione. E’ creare una nuova mappa concettuale, emozionale e sentimentale della città. Ed è anche un piccolo contributo per far crescere dei cittadini migliori. E dei calciatori migliori. Nel campo da gioco più bello: la città di Milano.

Di più su questi argomenti: