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Prima o poi un’africana vincerà i Mondiali. Per ora mi accontento della musica

Tifare Senegal nel giorno sbagliato (ma c’è la vodka)

28 Giugno 2018 alle 20:46

Prima o poi un’africana vincerà i Mondiali. Per ora mi accontento della musica

Minal festeggia il gol he ha permesso alla Colombia di battere il Senegal eliminandolo dai Mondiali (foto LaPresse)

Me la sarei pure vista a casa, spaparanzato sul divano, se non mi fosse esploso il televisore, non oggi ma il 9 luglio 2006 alle sette e cinquanta, sull’Inno di Mameli della finale contro la Francia. Era un Bang & Olufsen coi profili in legno, qualche annetto ce l’aveva, ci avevo visto la finale del 1982 e pensavo che se Tardelli in quello schermo aveva esultato a quel modo allora forse anche Pirlo… Invece era esploso sul più bello e da dodici anni vivo senza tv, mi sono perso Santoro, la De Filippi, Striscia e tutti i Sanremo e pure Giggino da Bruno Vespa, le soubrette sui rotocalchi non le riconosco mai, tutto tempo dedicato ai cocktail, al jazz e alla vita, ma poi arriva Senegal-Colombia, sono a Milano in pieno giorno e dove vado a sbattere la testa?

 

Oggi come allora mi fiondo da Roberto Masotti, il mio amico fotografo, la testata di Zidane l’avevo vista da lui, ne era uscita una serie infinita di brindisi e una gran cena, Roberto cucina bene ma di calcio non capisce una mazza, nemmeno sapeva distinguere i francesi dagli italiani. Stavolta è più facile, i senegalesi sono tutti neri, pure Salvini ce la potrebbe fare a distinguerli e poi hanno la divisa verde Lega. Noi teniamo per loro, abbiamo una passione per l’Africa in tutte le sue derivazioni anche musicali, i jazzisti più fichi Roberto li ha fotografati tutti, Louis Moholo, Keith Jarrett, Don Cherry, Cecil Taylor e soprattutto l’Art Ensemble of Chicago, siamo andati apposta a Berlino a vederci una mostra con le sue foto, uno come lui può tifare solo per il Senegal.

 

Dei giocatori senegalesi non so niente ma a Saint Louis ci ho lasciato il cuore, il ponte per arrivarci l’ha fatto Eiffel, con tutto quel ferro è una meraviglia e il centro è quel giusto sgarrupato che fa per me. Prima o poi mi trasferisco e gli articoli ve li mando col fax. Ci era nato Siki, il più grande pugile africano della storia e Mané ci assomiglia pure, è rapido e fortissimo, il Senegal ce la può fare, già mi immagino la festa al mercato di Dakar, tra frutta, tessuti e pesce fresco, ci ero stato con Elettra in gita sul carro trainato da un ciuccio. Era più veloce del centrocampo colombiano, cercano di rallentare la partita ma forse esagerano. In tribuna c’è Valderrama, ai tempi mi piaceva, una specie di Gullit più elegante e poi a chi non piacciono i capelloni, Angela Davis, Tim Maia, Cugino It, solo Giovanni Allevi non lo reggo, in particolare quando suona. L’erede di Valderrama potrebbe essere Cuadrado ma l’unico che prova sbloccare la partita è Quintero, tira una punizione di quelle che rimbalzano davanti al portiere ma N’Diaye la mette in angolo.

 

Mi concentrerei sul gioco ma vedere la partita con Roberto è impossibile, comincia a portarmi i suoi libri e una vecchia foto di Carmelo Bene e quel giorno con John Cage a Venezia e la bocca di Demetrio Stratos e Franco Battiato che scende dalle colline vestito da santone e mai che abbia fotografato un calciatore, almeno potrei chiedergli uno scatto gratis per questo articolo, amici per amici lo sfrutterei volentieri. Mi prepara latte e menta, un drink esotico come questa partita che alla fine del primo tempo è inchiodata sul pari. Anche nella ripresa sembra che non succeda nulla e allora ricordi e altre foto dal Parco Lambro alle performance di Marchetti con Juan Hidalgo tutto fasciato, a muoversi doveva fare una gran fatica e pure il Senegal se vuole vincere dovrebbe metterci più verve, la Polonia è in vantaggio col Giappone, se prendono un gol si mette male. Non faccio in tempo a pensarci che per la Colombia segna Mina che a Roberto fa subito pensare alla tigre di Cremona. Mi cala la tristezza, mi sento un po’ tipo sinistra Pd dopo le elezioni e per un attimo sono tentato di salire sul carro del vincitore.

 

 

E’ Roberto a richiamarmi all’ordine, arriva con un vinile di Youssou N'Dour et le Super Etoile de Dakar, lo mette a tutto volume, appena parte Indipendance anche il ritmo della squadra si alza, fanno tre tiri ma Ospina para tutto. Sarebbe bello se segnassero, me li vedo già i parenti della squadra che esultano in mutande su Place de l’Indipendance, prima o poi un mondiale gli africani dovranno vincerlo, spingono di brutto e anche noi aggiungiamo vodka all’acqua e menta, è un drink orrendo ma ormai siamo in ballo, cantiamo, urliamo, battiamo i piedi ma nemmeno nel recupero riusciamo a pareggiare, bisogna accettare le sconfitte, per fortuna abbiamo altre bottiglie non solo di vodka e un sacco di musica nera da ascoltare.

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