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Cornuti o no, qualcuno salvi gli arbitri

Proiettili e citazioni in giudizio. I fischietti si ribellano (con qualche ragione)

7 Aprile 2018 alle 06:14

Cornuti o no, qualcuno salvi gli arbitri

L'arbitro Giacomelli (foto LaPresse)

Alzi la mano chi, allo stadio o davanti al televisore di casa non ha insultato, almeno una volta, l’arbitro della partita che vedeva protagonista la propria squadra del cuore. L’hanno fatto tutti. Ma un conto è l’oltraggio da trance agonistica, ben altra cosa è la spedizione in busta chiusa di proiettili alla sede nazionale dell’Aia (Associazione italiana arbitri), con destinatari il presidente (democraticamente eletto dai tesserati) e il designatore della serie A, Nicola Rizzoli.

 

Si è superato il limite anche se ci si era avvicinati al crinale del burrone la scorsa settimana, quando si è saputo che due arbitri dovranno comparire davanti a un tribunale civile per rispondere di certe scelte fatte in una partita. E questo perché dei tifosi (della Lazio, nel caso di specie) hanno citato in giudizio i fischietti non contenti della prestazione: i due non avrebbero visto un calcio di rigore a favore della loro squadra. E’ la follia, la divinizzazione di un gioco che diventa quasi una ragione di vita. Una malattia, insomma. La reazione del presidente arbitrale, Marcello Nicchi, è stata tumultuosa: convocata una conferenza stampa, ha dato conto delle pallottole ricevute, ha deprecato il silenzio dei presidenti delle squadre di club e ha rivendicato meriti, opere e azioni sue e dell’associazione che guida.

 

Tutto vero, anche se non sono pochi – a leggere sui forum specializzati i commenti degli arbitri tesserati (in forma anonima perché non è consentito esprimere opinioni in materia) – a dire che dietro la protesta pubblica con tanto di minaccia di sciopero (pure gli arbitri adesso si mettono a battere i pugni sul tavolo per rivendicazioni sindacali?) ci potrebbero essere ragioni per lo più politiche: lo spauracchio di vedersi privati del piccolo ma prezioso due per cento che l’Aia detiene in Consiglio federale con diritto di voto per il presidente della Federcalcio. La rimostranza per questa eventuale privazione è meno comprensibile, essendo quello italiano un unicum nel panorama mondiale: da nessun’altra parte gli arbitri (terzi per definizione) fanno endorsement per questo o quel candidato. Se sciopero deve essere, lo sia per i proiettili. Non per mera contabilità politica.

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