Non solo Alibaba. Tutto il calcio della Cina passa per l'Europa

Il Milan potrebbe diventare cinese? Per ora tutti smentiscono. Ma le attenzioni dei grandi gruppi cinesi continuano. Cosa c'è dietro l'innamoramento di Pechino per il calcio: c'entrano gli affari, la politica e soprattutto la gestione di quello che è il sogno di Xi Jinping, l'organizzazione dei Mondiali del 2026.
Non solo Alibaba. Tutto il calcio della Cina passa per l'Europa

Silvio Berlusconi a San Siro durante la partita con l'Atalanta dello scorso novembre (foto LaPresse)

Ci sono le indiscrezioni della nottata che avvicinano il Milan alla Cina; ci sono gli attori, da una parte la dirigenza rossonera nella parte del venditore, dall'altra una cordata cinese, in quella dell'acquirente (Repubblica ha chiamato in causa Jack Ma, fondatore di Alibaba); ci sono poi le smentite di rito: "Il tutto è ancora in discussione e Silvio Berlusconi ancora non ha deciso nulla", dicono fonti Fininvest all'AdnKronos prima della smentita di PierSilvio Berlusconi e quelle arrivate da fonti vicine all'ex premier al Foglio. "Al momento preferiamo non commentare", fanno sapere da Alibaba. C'è infine il nome dell'intermediario. Anzi, in tutta la storia è questo il primo nome ad aver meritato le cronache italiane: Salvatore Galatioto, americano di Castellamare del Golfo, ex Lehman Brothers, advisor esperto in passaggi di proprietà di società sportive.

 

Le indiscrezioni parlano di un'offerta di circa 500 milioni di euro per il 70 per cento delle quote societarie che sarebbe già stata avanzata da Alibaba tramite Galatioto. Una cifra più bassa rispetto ai 500 milioni per il 49 per cento offerto in estate dall'intermediario thailandese Bee Teuchaubol – poi risoltasi però in un nulla di fatto –, ma decisamente più affidabile. Il Cav già la scorsa settimana aveva aperto alla possibilità di una cessione del Milan.

 

In quale forma e verso chi non è però ancora chiaro. L'unica cosa certa è che dopo l'acquisto (per 141,1 milioni di euro) del 50 per cento del Guangzhou Evergrande Taobao Football Club nel giugno del 2014, il gruppo di Jack Ma non solo è interessato ad allargare la propria presenza nel mondo del pallone, ma vorrebbe farlo in Europa. E non solo per le dichiarazioni del numero uno di Alibaba: "Il motivo per cui investiamo nel calcio é perché ad Alibaba la nostra strategia é felicità e salute. E investire nel calcio é investire in felicità”.

 


Il fondatore di Alibaba, Jack Ma


 

Ma non c'è solo il gruppo di Jack Ma ad essere interessato a un investimento nel calcio europeo. Il Suning Commerce Group – uno dei più grandi rivenditori cinesi di prodotti elettronici, con oltre 1.600 negozi in franchising e il secondo sito di e-commerce del paese, con un fatturato annuo di circa 14 miliardi di euro, sta trattando con la dirigenza dell'Inter l'acquisto di circa il 20 per cento delle quote societarie. C'è il gruppo cinese, con sede a Hong Kong, Hutchison Wampoa, che vorrebbe ampliare gli investimenti in Italia – possiede la compagnia telefonica 3, ha acquisito per 100 milioni di euro la società che gestisce il terminal container del Porto di Taranto e ha lanciato la catena delle 130 profumerie Mariannaud – e punta al calcio per rafforzare la sua immagine.

 

E sempre all'Italia guarderebbe il Wanda Group, il più grande gruppo cinese con un fatturato di 43,6 miliardi di euro e interessi economici che vanno dal settore immobiliare a quello alberghiero, passando per cinema e intrattenimento. La società, dopo l'acquisto per circa 1,05 miliardi della Infront Sport&media dal fondo di private equity Bridgepoint, la più importante società di sport marketing al mondo, vorrebbe aumentare la sua presenza nel calcio europeo con l'acquisto di un grande club.

 

Per capire il perché di questo interesse bisogna andare in Cina. Il governo di Pechino, da quando Xi Jinping ha preso la guida del paese, ha favorito (e richiesto) gli investimenti nel mondo del pallone. Tutti i club della Chinese Super League sono stati acquistati da grandi gruppi imprenditoriali, aziende che in seguito hanno rivolto anche all'estero i propri investimenti sia con l'acquisto di società calcistiche – l'Atletico Madrid è per il 20 per cento del Wanda Group, l'Espanyol per il 58 per cento del Rastar Group, il Pavia è stato acquistato dall’imprenditore Xiadong Zhu, l'Ado Den Haag del United Vansen International Sport Co. –, sia investendo in società legate al calcio.

 



 

E proprio l'acquisto di Infront – che oltre a gestire la vendita dei diritti televisivi all'estero per diversi campionati calcistici europei (compresa la serie A, per la quale gestisce pure la produzione delle immagini televisive girate negli stadi), cura la parte commerciali di alcuni dei più importanti club al mondo – da parte del gruppo Wanda, avrebbe fatto decidere a Jack Ma di aumentare gli investimenti nel mondo del calcio.

 

Il motivo è legato a quello che sta accadendo in Cina e soprattutto a quello che potrebbe accadere da qui a dieci anni.

 

Il paese del Dragone sta vivendo un rapido innamoramento calcistico: il numero di spettatori e appassionati è quadruplicato negli ultimi cinque anni e potrebbe, secondo i calcoli del governo, quintuplicare ancora entro il 2026, anno in cui il paese vorrebbe ospitare i Mondiali (ancora non assegnati). Proprio la Coppa del Mondo è poi l'appuntamento che i grandi gruppi commerciali stanno aspettando per far fruttare gli investimenti fatti sinora sia in patria che all'estero.

 

 

Alibaba, dopo l'acquisto della squadra più titolata della Chinese Super League, ha istituito la divisione sportiva Sport Group nel settembre 2015, con l'obiettivo di "trasformare l’industria dello sport nel paese e portare maggiori e migliori servizi e prodotti ai consumatori, gli sportivi e gli appassionati di sport allo stesso modo” ha detto il CEO di Alibaba Daniel Zhang lo scorso settembre. L'Alibaba Sport Group ha prima siglato l'accordo di partnership per la commercializzazione dei prodotti del Bayern Monaco in Cina, poi ha raggiunto un accordo con Ronaldo (Luiz Nazario da Lima) per l'avvio di alcune scuole calcio in Asia, infine siglato il contratto con la Fifa per la sponsorizzazione del Mondiale per Club e lo sfruttamento dei diritti televisivi in estremo oriente. Ora però punta al colpo grosso: l'acquisto di un grande club europeo. Un obiettivo dal duplice valore: il primo commerciale, sfruttare gli introiti derivanti dalla commercializzazione dal mercato cinese (merchandising e attrazione di nuove sponsorizzazioni), il secondo di immagine, infierire un colpo mediatico pesante allo strapotere commerciale, in chiave calcistica, del gigante Wanda. L'obiettivo per i due gruppi è infatti il medesimo: giocare da primattore nella gestione dei diritti televisivi e di immagine del prossimo Mondiale. E in questo gioco il background è essenziale: "Cercheremo partner importanti e affidabili a cui affidare la gestione mediatica del calcio cinese e degli eventi internazionali che organizzeremo", parola del ministro dello Sport cinese.

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