M'Baye Niang, ovvero fenomenologia dell'armadio di ebano

Colui che al Camp Nou, solo davanti al portiere, frantumò sul palo il passaggio al turno successivo della Champions League, colui che demoliva Ferrari e si spacciava per un altro, è cambiato.

30 Novembre 2015 alle 16:21

M'Baye Niang, ovvero fenomenologia dell'armadio di ebano

M'Baye Niang (foto LaPresse)

Colui che al Camp Nou, solo davanti al portiere, frantumò sul palo il passaggio al turno successivo della Champions League, colui che demoliva Ferrari e si spacciava per un altro, è cambiato. Non sa ancora se vuole essere Weah o Henry, meglio sarebbe il primo, ma per ora è una certezza, se non una stella una stellina. E' grande e grosso come Balotelli, ma corre sei volte tanto, in lungo, in largo e più velocemente. Già a Torino si erano visti lampi, i soli nel naufragio, ora è stato epicentro e motore della gana, del furore agonistico. Ovviamente il furore non basta, fosse solo per questo saremmo il sottoprodotto inutile del calcio inglese: occorrono anche cervello e ragionamento, ordine e fantasia e improvvisazioni che illuminano, come quel colpo di tacco posteriore in giravolta che per poco non entrava. E’ dunque di buon auspicio l’evoluzione del bisteccone. Che con Aubameyang e El Shaarawy avrebbe fatto oggi una linea d’attacco devastante. Quanta poca pazienza con i ventenni. Quanta fretta di vendere per fare cassa. Quante crepe nel tuo vallo, Adriano.

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