Calcio e droni

L'Empoli di Sarri si è dotato di un veivolo per filmare gli allenamenti, una tecnica già collaudata da anni nel massimo campionato americano. Anche in Giappone questa è una pratica diffusa, soprattutto per spiare gli avversari, tanto che a Hiroshima il club locale ha creato un sistema antidroni.

20 Aprile 2015 alle 17:10

Calcio e droni

“Dall’alto si vede meglio, stare sul terreno di gioco è da stupidi”. Finita la sessione tattica, gli esercizi e il riscaldamento, John Dawes, mitico allenatore del Galles del quinquennio magico di rugby – dal 1974 al 1979 quattro Cinque nazioni vinte e due grandi slam –, abbandonava i suoi uomini in campo e si arrampicava sul palo di un faro d’illuminazione, si legava con una corda e rimaneva lì a osservare in silenzio. “Dall’alto si vedono gli errori, da terra i pregi, ma i nostri pregi li sappiamo, sono i difetti a essere la malattia che non vediamo”, disse alla Bbc in quegli anni. Una cosa del genere deve averla pensata anche Maurizio Sarri, allenatore dell’Empoli. Lui però non si arrampica su di un palo, rimane tra i suoi uomini: pregi ed errori li vedrà in differita, guardando le registrazioni del drone utilizzato per le riprese dall’alto.

 

L’Empoli è la prima squadra calcistica italiana a servirsi di un drone per riprendere gli allenamenti, un tecnica già utilizzata dal 2013 in America da diverse squadre della Major League Soccer (MLS, la massima competizione calcistica statunitense). In estate anche la Sampdoria aveva fatto un tentativo, ma Mihajlovic dopo pochi giorni aveva bocciato l'esperimento.

 

“Rispetto ad una telecamera fissa in tribuna – ha spiegato al Tirreno il vice allenatore della squadra toscana, Francesco Calzona – il drone ha il vantaggio di avere una telecamera a grandangolo che ci permette di inquadrare una grande porzione di campo e quindi di riprendere la quasi totalità del terreno di gioco. È uno strumento molto interessante. Potrebbe risultare molto utile anche in fase di preparazione quando di solito ci sono numerosi giocatori nuovi che devono adattarsi agli schemi e che rivedendo i loro movimenti da una certa angolazione possono apprendere più velocemente”.

 

Nel calcio però non c'è solo l'Empoli e la tecnologia non viene utilizzata solo per migliorarsi, ma, a volte, la si impiega per studiare l’avversario. Durante la preparazione al Mondiale in Brasile la Francia aveva denunciato la presenza in cielo, durante i suoi allenamenti, di un drone. “Ci spiano”, aveva dichiarato alla stampa l’allenatore Didier Deschamps, aggiungendo: "Possibile che siano stati gli svizzeri? Vogliono fregarci, avvertono la rivalità... Ma no, dai, quelli ci conoscono fin troppo bene... E allora chi fra Honduras ed Ecuador... Con questi sudamericani non puoi mai dire, magari c'è di mezzo un cartello di trafficanti, che ne puoi sapere...". Stessa storia accadde al Bayern di Guardiola circa un anno fa. Un piccolo aereo iniziò a sorvolare il campo di allenamento per oltre un’ora. L’allenatore non commentò l’accaduto, solo Robben ci scherzò su: “Se iniziano a riprenderci dall’alto vuol dire che facciamo paura”. La questione finì lì.

 

Calcio e spionaggio, una storia antica. Già negli anni Cinquanta l’allenatore dello Stade Reims – due volte finalista in Coppa Campioni –, Albert Batteux, aveva ingaggiato 4 uomini di sua fiducia da far viaggiare tra Francia e Europa per intrufolarsi agli allenamenti degli avversari e fornire un resoconto dettagliato. Il club francese vinse quattro campionati in dieci anni, ma la presenza dei quattro a nulla serviì contro il grande Real di Di Stefano che sia nel 1956 che nel 1959 trionfò in finale contro i transalpini. Come nulla servì nel 2012 la spedizione voluta da Walter Mazzarri, allora allenatore del Napoli, di Enzo Concina e Claudio Nitti al campo di allenamento della Juve a Pechino, dove si sarebbe svolta la finale di Supercoppa italiana. La videnda finì in modo farsesco con i due beccati dalla security bianconera mentre fotografavano la rifinitura e cacciati e i partenopei sconfitti.

 

[**Video_box_2**]Se lo spionaggio calcistico è pratica di lungo corso, il controspionaggio è invece tecnica recente. In Giappone quasi la totalità delle squadre è fornita di droni per la ripresa dei propri allenamenti. Alcuni club però non solo se ne avvalgono per filmare i propri giocatori, ma li usano anche per riprendere quelli altrui. Una pratica così diffusa da indurre il Sanfrecce Hiroshima, vincitore del campionato nel 2012 e nel 2013, a dotarsi di un sistema di protezione anti droni. I tecnici del club hanno installato una rete di raggi infrarossi e ultrasuoni che creano interferenze al sistema di controllo del veivolo e ne rendono difficile il controllo.

 

Il mese scorso l’antiaerea del club nipponico è riuscita ad abbattere il primo nemico. Il presidente della squadra ha reso noto l’accaduto, chiedendo scusa per il danno e pregando il legittimo proprietario di venire a riprendere i resti del drone. Nessuno si è fatto vivo. Nelle stesse ore alla Federcalcio giapponese è arrivata dal Gamba Osaka, squadra rivale per il titolo dei Sanfrecce, un reclamo informale contro la formazione di Hiroshima per l’abbattimento di un veivolo di sua proprietà appena acquistato e in fase di rodaggio, con in allegato la richiesta di rimborso di 40mila euro, ossia il costo del drone. Il presidente della Japan Football Association (JFA), attenendosi alle regole, aveva dato una settimana al club di Osaka per la formalizzare ufficialmene l’accusa, passaggio obbligatorio nel regolamento giapponese per aprire una commissione d’inchiesta. Dal Gamba però non è arrivata nessuna notizia. Lo spionaggio sportivo infatti in Giappone è perseguibile per legge e la squadra ritenuta colpevole rischia la retrocessione nella seconda serie. A Osaka avranno pensato che è meglio perdere 40mila euro che la possibilità di difendere il primato conquistato l’anno scorso dopo dieci anni dalla prima e unica vittoria.

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