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Garcia, lo scemo del villaggio

Non è che Rudi Garcia mi stia antipatico, tutt’altro. L’anno scorso ci aveva regalato l’illusione di una rinascenza balsamica: dopo il cataclisma della finale di Coppa Italia, fu lui a ripristinare la vita nel pianeta AS Roma.

20 Aprile 2015 alle 13:48

Garcia, lo scemo del villaggio
Non è che Rudi Garcia mi stia antipatico, tutt’altro. L’anno scorso ci aveva regalato l’illusione di una rinascenza balsamica: dopo il cataclisma della finale di Coppa Italia, fu lui a ripristinare la vita nel pianeta AS Roma, a ritrovare un gioco, una compattezza nello spogliatoio, una media punti più che promettente, la prospettiva di qualche soddisfazione a portata di curva. Trofei niente, figurarsi, con quella Juve lì. Epperò c’era già un però. Quella sua frase sulla chiesa al centro del villaggio, tanto celebrata dal giornalista sportivo collettivo, mi suonava carica di foschi presagi. Perché a Roma certe cose puoi dirle (meglio se con altra metafora) soltanto quando hai appena conquistato un successo, quando hai ingrassato la macilenta bacheca. Sennò poi finisci per crederci, finisce che prometti lo scudetto per l’anno successivo e poi quell’anno arriva e tu a mala pena difendi il quarto posto, con la Lazio che ti mangia la pappa in testa; e tu resti lì, da solo, a fare lo scemo del villaggio.

Alessandro Giuli

Alessandro Giuli nasce a Roma il 27 settembre del 1975. Maturità classica e studi filosofici, viene sradicato dall’Università nel 2000 per entrare alla redazione del Foglio rosa del lunedì e istruito nella scrittura giornalistica da Giorgio Dell’Arti. Nel 2004 entra al Foglio come redattore di politica interna. Nel 2007 pubblica con Einaudi “Il passo delle oche”, pamphlet sulla destra postfascista dedicato dall’autore ai propri nonni di Salò. Dal 2008 è vicedirettore del Foglio. Dal febbraio 2015 al gennaio 2017 è condirettore.

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