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le parole e le cose

"Goblin Mode" parola dell'anno, l'Oxford English Dictionary esalta la sciatteria

Camillo Langone

Esplosa con il lockdown, è evidente che non ci libereremo presto di questa trasandatezza soddisfatta, del ciabattare per casa con un certo compiacimento, della preferenza per i social plebei, per la pizza in cartone e la birra in lattina

"Goblin mode", parola dell’anno dice l’Oxford English Dictionary, locuzione del decennio dico io. La sciatteria soddisfatta, perché di questo si tratta, del ciabattare per casa con un certo compiacimento, esplose nel marzo del 2020: per gli amanti della vita da divano gli arresti collettivi furono una pacchia. Finalmente la pigrizia era socialmente approvata. C’era già la cosa ma non c’era ancora la parola, e al posto di “modalità Goblin” circolava il vile slogan #iorestoacasa. Giuliano Sangiorgi dei Negramaro ci fece perfino una canzone, ovviamente bruttissima: “Ti giuro torneremo a fare l’amore / per ora resta a casa / fallo per te e per me / e per noi!”. Intanto, però, seghe (ho come l’impressione che l’onanismo sia la principale modalità erotica di chi si lascia andare e diventa mostriciattolo inguardabile vale a dire, nell’anglosfera, goblin). La covidomania è suppergiù passata ma la sciatteria no, figuriamoci, è tanto comoda. E adesso che viene addirittura esaltata, istituzionalizzata, è evidente che non ce ne libereremo presto. Celebrata, ironia della sorta, nella città dove nacque Riccardo Cuor di Leone, uno che a 16 anni già roteava la spadone, altro che divani, dove studiarono Adam Smith e Margaret Thatcher, due che hanno glorificato il rimboccarsi le maniche, e Oscar Wilde, il gran dandy ovvero l’anti-sciatto per eccellenza. Com’è cambiata l’Inghilterra dai tempi kiplinghiani del fardello dell’uomo bianco: i pronipoti di coloro che si caricarono la civilizzazione sulle spalle oggi rifiutano ogni impegno, ogni responsabilità, e finiscono col somigliare ai popoli un tempo sottomessi, “metà demoni e metà bambini”.

Per chi vota lo sciatto soddisfatto? Ovviamente per Giuseppe Conte, che gli promette il divano a vita (per me significherebbe ergastolo, per loro significa migliaia di partite alla televisione). Cosa mangia lo sciatto soddisfatto? Pizza in cartone, portata a casa dai rider (per loro però niente divano, loro devono pedalare). Cosa beve lo sciatto soddisfatto? Birra in lattina, per ruttare meglio (il goblin è fieramente istintivo). Come veste lo sciatto soddisfatto? In pigiama, in mutande, in pile, come capita. Mi torna in mente la donna d’ordine Marie Kondo: “Se per voi è normale indossare una tuta, finirete automaticamente per diventare una donna cui la tuta si addice”. E penso alle ragazze struccate e magari non depilate su TikTok, il social plebeo (quando Instagram è invece, tendenzialmente, elitario) e adesso su Be Real, il social della spontaneità (quando Instagram è invece, tendenzialmente, costruito). Io la domenica indosso la cravatta perfino in casa, nemmeno volendo riuscirei a mettermi nei brutti panni di costoro, di questi portatori di menefreghismo estetico anzi antiestetico, di questi trasandati, di questi sbrindellati. Quello dei mostriciattoli non è il vecchio ozio padre dei vizi, essendo spesso la depravazione impegnativa quanto la virtù: piuttosto, fra docce saltate, montagne di piatti nel lavandino, letti non rifatti, residui di cibo ovunque, lavatrice una volta al mese, mi sembra il padre della puzza.

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  • Camillo Langone
  • Vive a Parma. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare e collezionare" (Marsilio).