Duelli tra miliardari

Viva le sportellate tra Musk e Zuckerberg

Claudio Cerasa

Corpo contro rete. Fisicità contro virtualità. Industria contro metaverso. Oltre lo smart working c’è molto di più. I nuovi confini della libertà spiegati dallo scontro epico tra il capo di Tesla e il numero uno di Meta e Facebook

Sognano entrambi di dominare l’innovazione. Sognano entrambi di creare un mondo nuovo. Sognano entrambi di guidare il progresso. Sognano entrambi di arrivare per primi nello spazio del futuro. Ma sognano entrambi di farlo provando a imporre la propria visione a discapito della visione dell’altro. La più interessante, divisiva e appassionante polarizzazione del mondo moderno non è quella che si sta andando a consolidare nel dibattito relativo al futuro dell’Ucraina, dove di fronte a una corrente di pensiero che ha una sua dignità vi è una corrente di pensiero che pecca di mancanza di dignità, ma è quella che si sta andando a consolidare con forza dall'altra parte del mondo dove ormai da alcuni anni si stanno confrontando senza esclusioni di colpi due degli imprenditori più facoltosi del mondo. Il primo si chiama Mark Zuckerberg, ed è il capo di Facebook, oggi diventato Meta in onore del metaverso. Il secondo si chiama Elon Musk, è il capo di Tesla ed è in trattative da settimane per diventare il capo di Twitter.
 

Zuckerberg e Musk, nel passato, hanno mostrato di detestarsi con discreta cordialità. Nel luglio del 2017, Zuckerberg ha accusato Musk di essere un “irresponsabile” per via delle sue idee sull’intelligenza artificiale e negli stessi giorni il capo di Tesla, convinto che l’intelligenza artificiale ci dovrebbe preoccupare, ha attaccato Zuckerberg per via delle “conoscenze in materia di intelligenza artificiale molto limitate”. Nell’aprile 2022,  Musk, dopo aver più volte invitato gli utenti di Facebook a cancellarsi dalla piattaforma,  tornerà ad attaccare Zuckerberg, accusandolo di essere lui, e non Musk, il vero pericolo per il dibattito pubblico, avendo Zuckerberg il controllo totale di Facebook, Instagram, WhatsApp. Ma la vera essenza dello scontro tra Musk e Zuckerberg non riguarda un confronto tra due modi diversi di osservare la tecnologia ma riguarda un tratto culturale che ha a che fare con una distanza siderale rispetto a una parola apparentemente neutra: la fisicità. La differenza tra l’approccio di Musk e quello di Zuck, su questo tema, la si è potuta apprezzare con chiarezza mercoledì sera quando il capo di Tesla e il capo di Meta hanno offerto al mondo due contrapposte visioni del futuro. Il primo, Musk, ha inviato due email ai dipendenti chiedendo di passare più tempo in ufficio, almeno 40 ore a settimana, perché altrimenti saranno licenziati. Il secondo, Zuckerberg, ha accolto senza troppi patemi  le dimissioni del suo storico braccio destro, Sheryl Sandberg, 14 anni a Facebook, convinto che nel futuro di Meta sia più importante avere al proprio fianco dirigenti maggiormente specializzati nella tecnologia che Zuck considera cruciale nel futuro: il metaverso (definito da Musk un business “più di clamore che di sostanza”). Fisicità contro virtualità. Assembramento contro distanziamento. Oggetti reali contro progetti virtuali. La rete dei contatti diretti che si scontra con la rete dei contatti indiretti. Il desiderio di scommettere su una tecnologia che permetta di avvicinare le persone, le macchine, i treni, contro il desiderio di creare dei luoghi dove le persone possono stare vicine pur essendo lontane.

 

C’è tutto questo nello scontro tra Musk e Zuckerberg. Ma forse c’è anche altro. C’è anche lo scontro tra il modello politicamente corretto delle aziende che presidiano la Silicon Valley, i cui giovani dirigenti si sono spesso formati nelle università dominate dai peggiori istinti della cancel culture, e il modello libertario di un imprenditore come Musk divenuto un simbolo della lotta contro il modello della Silicon Valley (riammettere Trump su Twitter: orrore!), da cui Musk è scappato nel 2021, spostando la sede della sua azienda ad Austin, in Texas. Per capire quali saranno le nuove coordinate della democrazia bisogna guardare a quello che sarà l’esito della sfida tra Putin e Zelensky. Per capire quali saranno i nuovi confini della libertà bisogna guardare a quello che sarà l’esito della sfida tra Musk e Zuckerberg. Fisicità contro virtualità: il futuro passa anche da qui. 

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.