La vita dopo il reame

Luciano Capone

Il futuro dei moderni Harry e Meghan è già visto nel passato del postmoderno Emanuele Filiberto

Mentre le dimissioni dei duchi di Sussex da una casa reale con un regno vero, il Regno Unito appunto, producono una crisi istituzional-dinastica, da noi accade qualcosa di simile per la successione in un regno che non c’è. Emanuele Filiberto di Savoia ha annunciato l’abolizione della legge salica, la norma medievale che consente di ascendere al trono solo ai maschi: la prossima regina del regno che non c’è sarà sua figlia Vittoria. La decisione ha aperto una faida con i monarchici italiani che ritengono la legge salica vivente in quanto inclusa nello Statuto Albertino, che però è morto nel 1948.

 

 

Sembrano due mondi agli antipodi, uno moderno in cui gli eredi di una famiglia reale regnante rinunciano ai privilegi per diventare borghesi, e l’altro reazionario in cui dei nobili decaduti litigano per cambiare una norma di re Clodoveo che regola la successione a un trono finto. Ma la vera modernità, o meglio la postmodernità, risiede a Casa Savoia e non a Buckingham Palace. La stampa mondiale si interroga sul futuro di Harry e Meghan, ma non c’è nulla che Emanuele Filiberto non abbia già sperimentato. Meghan farà l’influencer per sostenersi? Lui faceva la pubblicità delle olive Saclà 20 anni fa. I duchi di Sussex andranno in tv da Oprah Winfrey? Il principe di Savoia era ospite di Fabio Fazio 25 anni fa. Vivranno in un esilio dorato in Canada? Figurarsi, lui lo faceva in Svizzera appena nato. Harry scenderà in politica con Trudeau? Lui si è già candidato con l’Udc di Casini. Parteciperanno a un reality? Lui ha vinto “Ballando con le stelle”. Harry e Meghan faranno un duetto musicale? Filiberto ha fatto un trio con Pupo e un tenore arrivando secondo a Sanremo (e, diciamolo francamente, chi ha vinto, Valerio Scanu con “tutti i luoghi e tutti i laghi”, è un usurpatore). Altro che indietro, su questo fronte siamo avanti di trent’anni. Citando un aristocratico romano, alle prese con un diplomatico britannico che gli parlava dell’arretratezza degli italiani, si potrebbe dire: “Veda caro, quando voi vivevate sugli alberi noi eravamo già froci”.

Di più su questi argomenti:
  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali