Il maschio, inutile idiota

Giulio Meotti

Dal guru Jordan Peterson alle geremiadi del Nobel Angus Deaton: in occidente un’obsolescenza dichiarata

Nel 1961 la rete americana Cbs trasmise l’episodio numero sessantacinque della serie tv “Twilight Zone”. “L’uomo obsoleto”, questo il titolo della puntata. In un futuro stato totalitario, Romney Wordsworth viene processato in quanto obsoleto. La sua professione di bibliotecario è punibile con la morte poiché lo stato ha eliminato i libri. Inoltre crede in Dio, Wordsworth, e lo stato afferma di aver dimostrato che Dio non esiste. Gli viene concesso di scegliere il metodo dell’esecuzione. Wordsworth chiede che gli venga concesso un assassino personale, il Cancelliere, che sarà l’unico a conoscere il metodo della sua morte, e che questa venga trasmessa in diretta tv. Il bibliotecario rivela che il metodo che ha scelto è una bomba, impostata per esplodere nella stanza a mezzanotte. Il Cancelliere non sa che la porta è chiusa e che morirà con lui. La calma accettazione della fine da parte di Wordsworth è in netto contrasto con il panico mostrato dal Cancelliere quando passano i minuti finali. Poco prima che la bomba esploda, il Cancelliere lo implora di lasciarlo andare “nel nome di Dio”. Wordsworth accetta di farlo e apre la porta. Wordsworth rimane, e la bomba esplode, uccidendolo. A causa della vigliaccheria dimostrata nella stanza di Wordsworth, il Cancelliere è sostituito dal suo subalterno e dichiarato a sua volta obsoleto.

 

Dagli oppiacei ai suicidi, il maschio bianco americano è un rottame. Deaton: “Un bimbo cinese ha più speranze di uno americano”

Da allora, il maschio occidentale pare essere travolto davvero dall’obsolescenza, come quegli elettrodomestici accusati di avere una morte programmata al loro interno. Parlando al settimanale francese Le Point di questa settimana, il premio Nobel dell’Economia Angus Deaton dichiara: “I bianchi non istruiti sono i nuovi perseguitati”. Il docente di Princeton pensa al maschio americano e alla epidemia di “morti disperate” tra i non laureati, aggravata dalla “crisi degli oppiacei”, così significativa da aver abbassato l’aspettativa di vita in tutti gli Stati Uniti.

  

L’Organizzazione mondiale della sanità ha appena annunciato che un bambino cinese può sperare di vivere più a lungo e in buona salute (68,7 anni) rispetto a un bambino negli Stati Uniti (68,5 anni), un’inversione storica senza precedenti. “L’aspettativa di vita in gran parte degli Appalachi è inferiore a quella del Bangladesh” dice Deaton in riferimento alla regione americana tipicamente rurale e bianca. “Una parte della popolazione negli Stati Uniti ha visto il suo mondo crollare. Questo riguarda principalmente i non laureati. La loro vita era migliore cinquant’anni fa. Avevano un sindacato, andavano in chiesa, appartenevano a una comunità… La gente ha lasciato la sicurezza delle religioni ereditate dai genitori per le chiese con più enfasi sull’identità personale. Hanno non solo perso denaro e lavoro, ma anche un senso per le loro vite”. Nel 1998, la mortalità dei bianchi adulti era inferiore del 30 per cento rispetto a quella dei neri. Nel 2018 la curva si è invertita. “E’ come se i bianchi senza titoli universitari fossero diventati la nuova classe perseguitata” spiega Deaton”.

  

Intanto il Wall Street Journal diffondeva dati choc sui tassi di suicidio per le persone bianche e di mezza età. Un rapporto pubblicato oggi dai Centers for Disease Control and Prevention ha mostrato che i tassi di suicidio per gli uomini da 45 a 64 anni sono aumentati del 37 per cento. Anne Case, docente di Economia e affari pubblici all’Università di Princeton, afferma che “il gruppo demografico che guida i tassi di suicidio è costituito dai bianchi senza un’istruzione universitaria”.

  

“Il populismo è una risposta alla femminilizzazione della società” spiega Peterson, diventato il più influente intellettuale conservatore

Fra i ceti colti, specie liberal-conservatori, da un po’ di tempo è un gran piangere la fine del maschio bianco occidentale. Il più venduto e seguito pensatore conservatore, il canadese Jordan Peterson, fino a due anni fa era uno sconosciuto professore di Psicologia dell’Università di Toronto. Adesso il New York Times lo definisce “il più influente intellettuale pubblico nel mondo occidentale”. Il suo libro “Dodici regole per la vita: un antidoto al caos” è diventato un successo internazionale e ha venduto un milione di copie. E’ cresciuto a Fairview, in Canada, una piccola città nel nord dell’Alberta, sembra un uomo fuori dal tempo, specialmente in America.

  

“L’occidente ha perso la fede nella mascolinità” teorizza Peterson, “ed è qualcosa di simile alla ‘morte di Dio’ di Nietzsche”. E la mascolinità per Peterson non è altro che “responsabilità”. E l’occidente oggi è irresponsabile e illegittimo.

   

Il suo messaggio centrale è una critica radicale della moderna cultura liberal, che egli considera “suicida” nella sua ansia di distruggere alcune verità antiche. Eppure, da Donald Trump a Vladimir Putin passando per Tayip Erdogan, Viktor Orban e il cinese Xi, in politica dominano i maschi autoritari, altro che crisi della mascolinità. Jordan Peterson ha una spiegazione: il populismo è una risposta alla femminilizzazione della società. “Se gli uomini sono spinti troppo verso la femminilizzazione”, avverte il filosofo canadese, “diventeranno sempre più interessati all’ideologia politica dura e fascista”. La crisi del maschio occidentale impone adesso una scelta ridicola, fra il “macho” grottesco e il “softie” smidollato. “I ragazzi stanno soffrendo nel mondo moderno”, scrive Peterson, e suggerisce che il problema è che non sono abbastanza maschi.

  

Il tema non è nuovo e ha preso vigore dopo l’attacco alle Torri gemelle. “Dalle ceneri dell’11 settembre sorgono nuove virtù” scrisse Peggy Noonan sul Wall Street Journal. Nel suo libro “Manliness”, Harvey Mansfield elogiò la virtù della mascolinità repubblicana. Le femministe godono da tempo per la crisi del maschio. Hanna Rosin, tra le fondatrici del sito al femminile DoubleX, ha scritto il libro “The End of Men”. E Michael Moore urla: “Gli uomini bianchi sono obsoleti”. L’amazzone del femminismo, Camille Paglia, incolpa il politicamente corretto per la morte del maschio. “La mascolinità sta diventando qualcosa di imitato dai film e non è rimasto nulla, non c’è spazio per niente di mascolino in questo mondo”, dice.

 

  

Anche nelle aule universitarie di mezzo occidente, la nuova crociata consiste nello sloggiare dal pantheon i Dwm, “Dead White Males”, gli autori maschi bianchi defunti. In Francia il primo a discuterne è stato il malpensante Eric Zemmour nel libro “Le Premier Sexe”, un manifesto contro una società femminilizzata, devirilizzata, nella quale l’uomo assomiglia sempre più alla donna.

  

La francese Strauch-Bonart ha scritto un libro per spiegare che gli uomini sono diventati “obsoleti”: “Nel sesso, in famiglia e nel lavoro”

Adesso, in un entusiasmante saggio che unisce sociologia quantitativa, economia e neuroscienza, Laetitia Strauch-Bonart denuncia l’obsolescenza pianificata degli uomini nelle società occidentali. Si intitola “Les hommes sont-ils obsolètes?” ed è pubblicato da Fayard. “In sovrannumero, inutili, obsoleti”. Questo è l’immagine implacabile del maschio occidentale che Laetitia Strauch-Bonart elabora nel suo ultimo lavoro. Il processo di smantellamento degli uomini, che lei descrive come una “catastrofe silenziosa”, si svolge sullo sfondo della lotta femminista e della lotta contro “l’oppressione virile”.

  

Il libro si apre con una distopia. “Francia, 2039. Un’altra notte di scontri. Da dieci giorni, la periferia delle grandi città della Francia ha preso fuoco. Ogni sera bande di uomini fanno brillare le macchine per esprimere la loro rabbia. La rivoluzione sarà maschile o non sarà. Dietro i tumulti c’è il Men’s Revenge Party, che era solo un piccolo gruppo di dieci anni fa, ma che potrebbe benissimo farcela alle prossime elezioni parlamentari. I nostri quartieri residenziali sono cambiati molto. Separazioni e divorzi hanno continuato a crescere, tanto che molti padiglioni ora ospitano uomini single e disoccupati. Le loro mogli hanno lasciato la periferia portando con sé i loro bambini. I loro ex compagni, al lavoro, sono stati sostituiti dalle macchine, in fabbriche ultramoderne e attrezzate. Anche gli idraulici e i giardinieri sono minacciati dalla crescente concorrenza dei robot. Tuttavia, l’Agenzia per la riqualificazione professionale fa tutto il possibile per aiutare questi uomini con abilità obsolete a cambiare la loro professione. Le donne prosperano nelle agenzie di comunicazione o nei servizi alla persona, e il loro stipendio è salito alle stelle. E avranno figli, sia da soli che a coppie. L’Istituto nazionale di Riproduzione offre loro l’opportunità di utilizzare la Banca nazionale degli spermatozoi, a cui ogni uomo di diciotto anni è richiesto di effettuare una donazione obbligatoria. In questo contesto tempestoso, il nostro assetto sociale durerà? In superficie, la nostra società è prospera e armoniosa; nelle sue profondità, è infelice per questo squilibrio tra i sessi. E’ un po’ come se gli uomini fossero diventati obsoleti”.

  

Secondo Strauch-Bonart, la mascolinità è minacciata. Gli uomini hanno perso ciò che li caratterizzava ai propri occhi: il valore della forza fisica prima di tutto. D’altra parte, anche la procreazione, che era una fonte di potere per gli uomini, è oggi soggetta alla volontà delle donne. E le donne hanno preso anche il controllo della famiglia. E’ in corso una vera e propria “smobilitazione degli uomini”, la scomparsa nel maschio di un’etica del dovere a favore dell’immaturità che li spinge alla cultura della rete e dell’informatica. L’uomo secondo Strauch-Bonart è dunque vittima della pacificazione sociale e dei progressi tecnologici e culturali.

  

Il crollo del numero di spermatozoi, il deterioramento del cromosoma Y, la fine della forza fisica. I segnali anche in biologia

I ragazzi hanno meno successo a scuola rispetto alle ragazze; molti lavori che scompaiono a causa del progresso tecnico o della globalizzazione sono maschili; in famiglia, infine, gli uomini hanno perso la loro importanza. La deindustrializzazione penalizza gli uomini. La storia degli ultimi decenni è quella di un’incredibile emancipazione educativa e intellettuale delle ragazze. Essere in grado di “fare un bambino da sola” o “tutto da sola” non è più un’espressione pittoresca, ma una realtà.

  

Aumentano le famiglie monoparentali, quasi sempre guidate da donne, così che i bambini vedono il padre molto meno della madre. La più grande piaga americana oggi è la fatherless, la fine del padre. L’economia della conoscenza è stata più favorevole alle donne. Il terziario è oggi dominato da figure femminili.

   

E come se non bastasse, studi recenti ci dicono che il numero di spermatozoi del maschio occidentale è crollato della metà negli ultimi anni. Un anno fa, studiosi rilevarono che il numero di spermatozoi è crollato di quasi il 60 per cento in soli 40 anni tra gli uomini che vivono in occidente. Il genetista israeliano Hagai Levine, autore dello studio sul calo degli spermatozoi, lo ha appena definito il “momento Titanic della civiltà”. A gennaio, su Newsweek, due scienziati americani, Darren Griffin e Peter Ellis, hanno pubblicato un saggio raccontando come il cromosoma Y stia “scomparendo”. Sì, il simbolo della virilità se la passa malino. Le femmine hanno oggi due cromosomi X perfettamente normali, i maschi hanno una X normale e una Y raggrinzita.

  

  

Il maschio europeo è poi colpito dal più grande processo di invecchiamento che la storia ricordi, una vera e propria senescenza di massa. Il Washington Post ha pubblicato uno studio che dimostra che anche la forza fisica di un campione di uomini del college è diminuita significativamente tra il 1985 e il 2016. Il millennial maschio, infarcito di vittimismo ideologico, ora ha una presa simile a quella delle donne più anziane. In altre parole, il maschio medio al college non ha più forza di una mamma di trent’anni.

    

“A che servono gli uomini?”, si è domandato anni fa lo scrittore francese Michel Houellebecq. Drogato, svillaneggiato, sterile, obsoleto, il maschio bianco occidentale si sta riducendo a un inutile idiota.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.