Negli Stati Uniti la censura dei benpensanti si abbatte anche sui nudi di Modigliani

Il caso di un maestro americano cacciato per avere mostrato ai suoi studenti delle opere celebri di nudi artistici suscita altre polemiche nell'America post Weinstein

10 Gennaio 2018 alle 16:57

I benpensanti non distruggeranno l'arte. Nemmeno nello Utah

Nudo disteso, Amedeo Modigliani

In uno stato dell’America profonda, lo Utah, incastonato tra l’Arizona, il Colorado, il Nevada e il Wyoming, l’arte europea è finita sotto accusa. O meglio, a finire sotto accusa è stato il maestro Mateo Rueda della scuola elementare Abramo Lincoln, nella cittadina di Hyrum. Per spiegare ai suoi alunni l’uso dei colori in pittura ha mostrato i quadri di Amedeo Modigliani, Pontormo, Francois Boucher e Jean-Auguste-Dominique Ingres. Pittori di fama internazionale che avevano una particolarità in comune: ritraevano gente nuda. Così, un corso sulla scienza cromatica si è trasformato in un processo.

 

Il maestro aveva preso le immagini da “The Art Box Postcards”, un volume della casa editrice britannica Phaidon che fa parte di una collana dedicata ai giovani. Come indicato dallo stesso editore sul proprio sito, l’obiettivo del libro è quello di “rendere l’arte davvero accessibile”. La vista dell’Odalisca di Boucher o Il nudo sdraiato di Modigliani hanno suscitato imbarazzo nei ragazzini che invece di osservare le sfumature cromatiche dell’opera hanno indugiato sulle posizioni discinte e sulle nudità.

 

Lo sgomento dei ragazzi è stato preso molto sul serio dalla direzione scolastica che ha deciso di licenziare il maestro Mateo Rueda che ora si trova a doversi difendere dalla grave accusa di avere mostrato delle immagini “pornografiche” a dei bambini di undici anni. Il Washington Post, che ha seguito la questione, solleva però un’importante obiezione: non si possono comparare dei dipinti, opere dallo spiccato valore artistico per quanto rappresentino dei nudi, a delle immagini pornografiche.

 

Una vicenda del genere non poteva che surriscaldare le piattaforme social e si è trasformata in un vero argomento politico. Il senatore democratico Jim Dabakis ha lodato Rueda e ha voluto mostrargli il suo sostegno e la sua stima. Su Twitter ha scritto: “Uno di questi moralisti ha mai messo piede in un museo?”.

 

Il caso del maestro dello Utah si aggiunge a una serie di scandali che hanno coinvolto il mondo dell’arte. A New York è stata lanciata una petizione per fare ritirare dal Metropolitan Museum of Art una tela di Balthus che secondo alcuni “promuove la pedofilia”. Il quadro in questione era il Thérèse dreaming che ritrae una ragazza seduta con la gonnella leggermente alzata che lascia intravedere la biancheria intima. Secondo gli oltre 7.000 firmatari della petizione, l’immagine era offensiva e il contenuto pornografico.

 

Non era la prima volta che un quadro dell’artista di origine polacca suscitava polemiche, ma nell’America del dopo Weinstein, pronta più di prima a mobilitarsi sulla questione del rispetto femminile, la posa della Teresa sognante si è subito trasformata in una prova da esibire per screditare il pittore. Tanto più che la prima firmataria aveva apposto sui social il marchio #metoo alla petizione. Recentemente c'è stato un altro maestro dello scandalo a smuovere le critiche dei moralisti: Egon Schiele. La metropolitana di Londra si è rifiutata di affiggere la pubblicità della mostra del pittore austriaco per l’immagine di nudo usata sui manifesti.

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