Tenete d'occhio Gischler, così quando diventerà strafamoso potrete tirarvela

La recensione di “Anche i poeti uccidono”, nell'unica rubrica che vi dice come parlare di libri (senza perdere tempo a leggerli)

Andrea Ballarini

Shottini è un'idea di Andrea Ballarini. Video ed editing di Enrico Cicchetti


   

Da ormai una ventina di anni il giallo è uscito dal sottobosco editoriale ed è assurto a pieno diritto alle glorie della letteratura tout court, infatti basta andare in libreria e si vede che circa una metà delle novità editoriali sono gialle. Viene da chiedersi che cosa scrivessero una volta tutti questi giallisti. Mah! Braccia rubate alla saggistica, forse.

  

Quello di cui parliamo oggi è infatti un giallo pubblicato da Meridiano Zero, meritoria casa editrice di Padova, nel 2008: “Anche i poeti uccidono”. Anche se è molto particolare e anche un po’ difficile da trovare, vale la pena leggerlo perché è un autentico capolavoro. Quindi, nel vostro caso, fate finta di averlo letto.

  

L’autore, Victor Gischler è un grande, ma come altri autori americani che a casa loro sono dei cult assoluti – e mi viene da citare Donald Westlake per tutti – da noi sono altrettanto idolatrati, da ma una piccola cerchia di aficionados, o comunque, non così piccola, come nel caso di Westlake, per esempio, ma certo non sono autori di cui trovate i libri anche al supermercato. Anche se non ci troviamo affatto davanti a uno sconosciuto perché ha scritto numerose sceneggiature per diverse serie della Marvel: The Punisher, Volverine e Deadpool. In Italia però Gischler è ancora un autore di culto per happy few. Che sono i più ricercati, perché permettono di fare bella figura dicendo più o meno quello che vi pare a cena, con un bassissimo rischio di essere contraddetti da qualcuno che li ha letti veramente e che la pensa diversamente da voi. 

  

Dovendo fare dei nomi per spiegare i riferimenti letterari di questo romanzo, direi che ci troviamo di fronte a una black comedy che fonde il gusto pulp per la violenza di Tarantino, lo humor di Westlake e certo gusto corrosivo di Carl Hiaasen, altro autore “per pochi fortunati” di cui parleremo presto in questa rubrica e le situazioni paradossali del miglior Elmore Leonard.

   

Qui si racconta la storia di Jay Morgan che insegna scrittura poetica alla Eastern Oklahoma University. Morgan è in crisi perché, come tutti gli scrittori della letteratura o del cinema, peraltro, ormai da molto tempo non sta scrivendo più niente e sopravvive facendo il professore, tentando di spiegare l’inspiegabile, cioè la poesia, a un branco di studenti disperati, privi di qualsivoglia talento, ciò che non fa che deprimerlo sempre di più.

  

Il romanzo si apre su Morgan che una mattina si sveglia di fianco a una sua studentessa con cui la sera precedente ha avuto un affaire, solo che la ragazza è morta. Ma lui non se ne accorge e va a lavorare come se nulla fosse, credendo di lasciarla dormire. Il romanzo comincia subito con questo passo surreale e poi nel corso della narrazione vi capiterebbe, se lo leggeste – ma non temete, non accadrà – di incontrare molti altri personaggi fantastici, inusuali  e pieni di vita. Per esempio c’è questo vecchio gangster, ormai avviato al tramonto della sua sanguinosa carriera, che però ha un grandissimo talento poetico; poi c’è il direttore dell’università: una specie di gigante che gioca a rugby, alto due metri e particolarmente violento; poi ci sono dei gangster neri, ovviamente crudelissimi, scatenati al recupero di una valigetta piena di cocaina che gli è stata rubata e che sono disposti a qualunque nefandezza pur di rientrarne in possesso, e non mancano piccoli spacciatori e studenti bizzarri e improbabili. Insomma è un libro veramente divertente, iperadrenalinico che non vi lascia il tempo di respirare (ma davvero, non come scrivono di solito sulle quarte di copertina di qualunque best seller del cavolo) e i suoi dialoghi sono tra i più divertenti che abbia mai letto, a livello di quelli di Joe Lansdale della serie Hap & Leonard, che, non a caso, è uno dei suoi più grandi fan.

 

Inoltre si può dire che “Anche i poeti uccidono” è, en passant, anche una satira piuttosto pungente del mondo universitario e dei suoi riti e miti, con questi congressi dove si dibatte sul nulla, ma con grande autorevolezza e serietà, a cui si partecipa essenzialmente nella speranza di portarsi a letto qualche ricercatrice avvenente. Im questo senso un po’ una versione all’acido muriatico di “Il professore va al Congresso”, un romanzo di David Lodge che una ventina di anni fa ha avuto un certo successo anche in Italia.

 

Insomma, tenete d’occhio Victor Gischler perché sono sicuro che prima o poi diventerà strafamoso anche da noi. E a quel punto potrete tirarvela tantissimo dicendo che voi lo avevate già letto vent’anni prima.

ANCHE I POETI UCCIDONO
Victor Gischler,
Meridiano Zero, 286 pagine

Di più su questi argomenti: