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Se Shakespeare avesse scritto una spy story, sarebbe SS-GB

La recensione del romanzo di Len Deighton, nell'unica rubrica che vi dice come parlare di libri (senza perdere tempo a leggerli)

27 Ottobre 2018 alle 06:00

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Shottini è un'idea di Andrea Ballarini. Video ed editing di Enrico Cicchetti


 

In anni recenti si sono visti molti romanzi che mettono in discussione la storia, ovvero che ne forniscono una versione alternativa. Infatti questi romanzi sono detti ucronici, cioè, etimologicamente, di un tempo altro. E spesso la versione di storia che propongono è piuttosto allarmante: in pratica, tutto quello che sarebbe potuto andare male ci è effettivamente andato.

  

Il libro di cui parliamo oggi è del 1978, e si chiama “SS-GB I nazisti occupano Londra”. Traduzione un filo pedantesca dell’originale SS-GB, ma si sa che gli editori nostrani credono non si debba presupporre l’intelligenza dei lettori, quindi prima che qualcuno possa pensare che si tratti di un libro sulle targhe sarde e inglesi, meglio essere chiari. La storia si svolge in una Londra che ha perso la battaglia di Inghilterra.

  

Ma prima diciamo due parole sull’autore. Len Deighton è un grandioso scrittore inglese di quasi novant’anni che ha scritto, tra l’altro, due o tre capolavori assoluti  del giallo spionistico, come “Funerale a Berlino” o “La pratica Ipcress”, da cui negli anni Sessanta sono stati tratti dei famosi film con l’agente speciale Harry Palmer, una specie di anti Bond, senza gadget e con molte meno donne, interpretato magistralmente da Michael Caine.

  

Deighton ha scritto molti romanzi, alcuni anche molto divertenti come “Solo quando rido”, una storia di truffatori, che è ormai un introvabile giallo Garzanti del 1977 (trouvaille libraria da far finta assolutamente di aver letto per qualificarsi come bibliofili). Quello di cui parliamo oggi è uno dei suoi romanzi più ambiziosi, anche come mole, sono quasi cinquecento pagine (Impensabile!) e quindi bravo Sellerio che ha pensato di pubblicarlo e speriamo che faccia lo stesso con gli altri suoi libri.

  

Il protagonista è questo poliziotto di nome Douglas Archer ed è un ufficiale Soprintendente di Scotland Yard che, proprio in virtù della sua educazione universitaria e del fatto che parla perfettamente il tedesco, è incaricato di fare un po’ da agente di collegamento con i tedeschi che hanno occupato Londra.

   

Archer si trova a indagare in una Londra, mai così plumbea, su un misterioso delitto in cui la vittima si scopre essere uno scienziato che stava lavorando insieme a un’equipe di ricercatori tedeschi alla non ancora realizzata bomba atomica. E nel corso dell’indagine Archer si trova da una parte a doversi destreggiare tra le complicatissime pieghe della burocrazia germanica, in cui si scontrano la Wermacht, le SS e il servizio segreto tedesco, e dall’altra a tenere i rapporti con la resistenza inglese, che sta tramando per organizzare la fuga negli Usa del re, confinato nella Torre di Londra.

   

Il maggior pregio del romanzo, oltre alla trama densissima, è che Deighton, da quel grande romanziere che è, si diverte a confondere le acque, per cui i suoi personaggi non sono mai quello che sembrano e come faceva Shakespeare – altra cosa da dire per far capire che la sapete lunga – gli attribuisce caratteri dissonanti, ciò che accresce la loro profondità.

 

Lo stesso Archer, esita, diviso tra il senso del dovere, che lo spinge a far bene il suo mestiere, anche se lo fa per i nazi, e l’adesione ideale alla resistenza, di cui pure vede i limiti e le grettezze; il comandante della Wermacht di Londra, il generale Kellerman, è descritto come un intrigante che fa i suoi interessi e ruba a destra e a manca, ma per contro è anche un accorto politico che evita i danni più gravi alla popolazione; il suo nemico, che cerca di fargli le scarpe per tutto il libro, questo alto ufficiale delle SS di nome Huth, da una parte è gelido e inflessibile come un SS, appunto, ma dall’altra viene dipinto anche come un idealista che pur di mettere in luce la verità è disposto a morire (parte di piano che gli riuscirà peraltro benissimo); il sottoposto e amico di Archer, il sergente Woods, è un fiero membro della resistenza, ma contemporaneamente è anche dipinto come un rozzo che tradisce la moglie; infine gli americani farebbero qualunque cosa per fregare il re ai tedeschi, ma preferirebbero che poi se ne andasse a rompere le balle da qualche altra parte. E così via.

  

Insomma, i buoni non sono mai completamente buoni e i cattivi non sono completamente cattivi. Proprio come nella vita. Non a caso un altro grande scrittore inglese, Graham Greene, ha detto che “Il compito dello scrittore è suscitare simpatia nei confronti di quei personaggi che normalmente non ne avrebbero diritto.”

 

SS-GB. I nazisti occupano Londra
di Len Deighton, Sellerio Editore Palermo, 495 pagine 

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