Bando rinviato. Arcuri si corregge (di nuovo) sui banchi scolastici

Luciano Capone

Dopo l'eliminazione del vincolo dei 400 mila pezzi prodotti, il commissario sposta di 5 giorni la scadenza. Ma è solo un calcio alla lattina: senza modifica dei termini e delle condizioni resta il rischio “gara deserta”

Il pasticcio del bando sui banchi è sempre più grande e può mettere a rischio la riapertura in sicurezza dell'anno scolastico. Il commissario straordinario Domenico Arcuri se n'è accorto troppo tardi, nonostante gli avvertimenti di chi conosce il mercato sia prima della stesura della gara sia subito dopo la pubblicazione. Con quelle condizioni nessuna impresa avrebbe partecipato e la gara sarebbe andata deserta. E così, a un giorno dalla scadenza, Arcuri ha pubblicato una (seconda) rettifica al bando con cui viene rinviato di cinque giorni il termine ultimo per la presentazione delle offerte nella speranza che in pochi giorni si riesca a trovare qualcuno in Italia o nel mondo capace di consegnare i 3 milioni di banchi scolastici monoposto.

     

“Al fine di favorire la massima partecipazione alla procedura in oggetto – è scritto nella rettifica firmata ieri ma pubblicata solo questa mattina – e garantire un alto grado di concorrenzialità” il commissario dispone “la posticipazione del termine di presentazione dell'offerta” dal 30 luglio inizialmente previsto al “5 agosto 2020”. Insieme a questa nuova scadenza slitta di cinque giorni, dal 7 al 12 agosto, della sottoscrizione dei contratti. E viene posticipata dal 31 agosto all'8 settembre il termine per “l'imballaggio, trasporto, consegna e montaggio dei prodotti offerti”. C'è anche una modifica dei termini contrattuali che riduce da sette a quattro giorni il ritardo massimo nella consegna dei prodotti che fa scattare le penali e la clausola di risoluzione del contratto: in pratica anche la consegna ultima possibile dei prodotti viene posticipata di cinque giorni, dal 7 al 12 settembre, ovvero due giorni prima dell'inizio dell'anno scolastico.

 

Non è la prima rettifica alla gara. Come scrivevamo sul Foglio di stamattina, il commissario Arcuri aveva già modificato il bando il 24 luglio eliminando il requisito minimo di 400 mila banchi prodotti in un triennio per poter partecipare. Sul Foglio del 24 luglio avevamo scritto che la gara era fatta in modo da impedire a qualunque azienda di presentarsi: tra le condizioni per l’assegnazione del lotto minimo da 200 mila banchi, era richiesta la produzione nei tre anni precedenti di “almeno il doppio dei quantitativi offerti”. Quindi minimo 400 mila banchi. Ma nessuna impresa, vista la capacità produttiva, è in grado di soddisfare questo criterio. E così alle 17.39 del 24 luglio, lo stesso giorno dell’articolo del Foglio e quattro giorni dopo la pubblicazione del bando, Arcuri ha pubblicato una rettifica: “Al fine di favorire la massima partecipazione alla procedura in oggetto” il commissario dispone che tra i “requisiti di capacità tecnica ed economica” non c’è più la produzione di almeno 400 mila banchi nel triennio precedente, ma un semplice “elenco delle principali forniture di prodotti analoghi effettuate negli ultimi tre anni”. Come scrivevamo stamattina, questa rettifica era necessaria ma nient'affatto risolutiva degli errori strutturali del bando. Eliminato l’impedimento formale dei 400 mila banchi prodotti in passato, resta quello sostanziale sui 200 mila da produrre. E’ infatti questo il lotto minimo, insieme a 70 mila sedute, che un’impresa deve garantire: un quantitativo superiore all’intera capacità produttiva nazionale. Che sia un ostacolo pressoché insormontabile per le imprese è di fatto ammesso dalla stessa rettifica di Arcuri al bando. Se infatti viene ritenuto un impedimento alla partecipazione alla gara la produzione di 400 mila banchi in tre anni, a maggior ragione lo è la richiesta di produrne 200 mila in tre settimane.

 

E infatti, quattro giorni dopo, cioè il 28 luglio, Arcuri è stato costretto a un'ulteriore rettifica rinviando di cinque giorni la scadenza per evitare che la gara vada deserta. Non sono serviti a molto i bluff, fatti filtrare attraverso la stampa, sulle aziende straniere pronte a partecipare alla gara e a consegnare in tempo i 3 milioni di banchi. Dopo poche ore, nella stessa giornata, il commissario rinviava la scadenza del bando. Ma è solo un calcio alla lattina. Tra cinque giorni, se le condizioni restano queste, le imprese continueranno a tenersi alla larga dal bando, sia quelle italiane sia quelle straniere – a cui Arcuri sembrava affidarsi – ma che evidentemente non hanno manifestato segnali di interesse, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno del rinvio. Nel frattempo però avremo perso un paio di settimane, a meno di due mesi dall'inizio dell'anno scolastico. Non sarebbe meglio cancellare il bando e riscriverne uno che tenga in considerazione la realtà, i vincoli spazio-temporali, la capacità produttiva delle imprese e le condizioni del mercato?

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali