Stati d'emergenza e stati di allucinazione

Maurizio Crippa

Mette paura il pensiero che la Protezione civile resterà in azione (o inazione, per dir meglio) e che a far da bidello alla riapertura della scuola ci sarà Arcuri

A un presidente del Consiglio che riesce a sollevare con un “eppur si muove” 78 dighe mobili in Laguna senza versare una goccia, finisce che sia concesso tutto. Ma “ragionevolmente”, come precisa lui: tipo annunciare che lo stato di emergenza proseguirà dopo il 31 luglio, ma abbiamo capito che vuol dire fino al 31 dicembre. Il che significa che si andrà avanti con i Dpcm (e non sarebbe neanche male, a dirla tutta). Mentre mette paura il pensiero che la Protezione civile resterà in azione (o inazione, per dir meglio) e che giocoforza a far da bidello alla riapertura delle scuole ci sarà il commissario Arcuri, non bastassero i software planimetrici e i banchi dinamici di Azzolina. Ma se è stato d’emergenza, così sia. Sorge però un dubbio: se c’è lo stato d’emergenza, com’è che ormai andiamo tutti al mare come fossimo guariti? Intanto l’Oms dice che siamo soltanto all’inizio del disastro, ma l’Oms che c’azzecca? Ma lo dice anche Fauci, e questo fa più paura. Infine lo dice anche il prof. Ricolfi, quello della pandemia signorile di massa: con una seconda ondata sarebbe “a rischio la nostra civiltà”. E delle due l’una: o siamo in stato d’emergenza, o siamo agli stati di allucinazione. In ogni caso, keep calm e saturate bene, nel weekend.

Di più su questi argomenti:
  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"