Le aule dopo il virus

Carmelo Caruso

Rivoluzione dei tirocini, futuro delle scuole di specializzazione e i medici eroi. Parla il ministro dell’Università Gaetano Manfredi

Milano. Non abbiamo ancora trovato un vaccino contro il virus, ma l’Italia si è vaccinata dai cialtroni. Disarmati dall’epidemia siamo tornati all’età della competenza. Chiamato da Giuseppe Conte a ricoprire l’incarico di ministro dell’Università e ricerca, Gaetano Manfredi ha lavorato in queste settimane senza esibirsi. Senza dubbio ha la patente del competente. Sua è la decisione di rendere abilitante la laurea in Medicina e consentire l’ingresso dei neolaureati nel Sistema sanitario nazionale. Per alcuni una scelta avventata. Ministro, si è pentito? “Non solo non mi sono pentito, ma dico di più. L’emergenza è stata l’occasione per realizzare, in ambito universitario, quanto non si riusciva a fare in precedenza”. 

 

“Da anni c’era un dibattito che riguardava la laurea in medicina. Renderla abilitante o meno? Abbiamo scelto di renderla abilitante e vedrete che ci servirà anche per il futuro”. E’ stato così, ma chi pensa male dice che si è trascurata la sicurezza di queste giovani leve. Non serviva più prudenza? “Io credo che questa emergenza sia per questi giovani medici un’esperienza professionale eccezionale che naturalmente dovrà essere valorizzata”.

 

Al ministero si sta infatti studiando una misura che Manfredi anticipa al Foglio: “Per quei medici specializzandi che non avevano completato il tirocinio formativo è necessario un provvedimento che riconosca e che non può che premiare l’impegno di questi giorni. Mi sembra evidente che non potesse esserci una prova più dura. Penso che il tirocinio, nel loro caso, vada reso flessibile” conferma Manfredi che è stato rettore dell’Università Federico II, presidente della Crui e che indovina dunque la domanda successiva.

 

Ci siamo scoperti senza un numero adeguato di medici, si è rimproverato il numero chiuso delle facoltà di Medicina. Se non sarà necessario abolirlo servirà di certo rivedere i parametri. Non crede? Risponde Manfredi: “Partiamo dalla competenza, qualità mai come oggi urgente. Nessuno adesso si farebbe curare da un incapace. Dobbiamo formare medici eccellenti. In passato, il numero era sottodimensionato. Innanzitutto, a partire da quest’anno, aumentiamo del trentacinque per cento. I posti disponibili saranno 13.500. Ma mi permetto di dire che la vera sfida è aumentare i posti nelle scuole di specializzazione”. Al momento sono novemila, ma l’intenzione del governo è di portarli a dodicimila. “Cercheremo di raggiungere quel numero”, promette Manfredi soddisfatto di come abbia reagito il mondo accademico.

 

Malgrado l’emergenza, un milione di studenti sta seguendo lezioni online, trentamila sono stati i laureati e centomila gli esami sostenuti. E’ stato possibile grazie a piattaforme online. Lodevole. Ma non si corre il pericolo di trasformare le università pubbliche in telematiche? “La ricerca è comunità e la comunità ha bisogno di stare insieme. Non si può sostituire lo scambio fisico. Le tecnologie possono però essere benissimo una gamba. Detto questo, le università sono spazi, corpi. Non diventeranno telematiche” assicura Manfredi che sta studiando come renderle sicure dopo il blocco. Gli esami potrebbero – per le matricole è una rivoluzione – essere fissati per appuntamento. “Esami diluiti, su appuntamento con la sicurezza garantita” conferma il ministro. Il suo predecessore chiedeva un miliardo di euro per la ricerca. Lei quanti ne chiede? “Mi piace parlare più di progetti che dare cifre. Ne serviranno tanti e il governo lo sa bene. Ricerca significa vaccini, farmaci nuovi. Per la prima volta si è compreso. E’ partita la corsa al vaccino e naturalmente l’Italia sta correndo. Chi lo avrà per primo, riuscirà a tutelare i suoi cittadini. Ricerca non è una parola astratta. Ma non voglio giocare con le cifre”. Si scommette però sulla data di riapertura. Quando? “Voglio dire una cosa. Dobbiamo iniziare a ragionare su come convivere con il virus. Non possiamo immaginare di rimanere per sempre chiusi in casa”. Per alcune settimane, Manfredi non ha avuto casa al ministero. E’ riuscito a ottenere una stanza? “Mi basta poco per lavorare. Ce l’ho, piccola, ma più che sufficiente”. Avrà sentito che alcune università americane hanno studiato, e bocciato, la gestione della crisi del governo Conte. Vuole dare i voti? “Rispondo da ricercatore. E’ facile giudicare dopo. Io invece premio la sua gestione. E’ stata criticata la gradualità dei blocchi, ma anche quella era necessaria per la tenuta sociale”. Ultima domanda, ministro. Cosa sta leggendo? “Più che altro cosa vorrei leggere alla fine di tutto quanto. Riprenderò l’Eneide. Nessuno separi mai i vecchi dai giovani”.

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