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I 100 e lode del sud e l’autonomia

La finzione dei voti di maturità. Le cose stanno diversamente, e non per i soldi

24 Luglio 2019 alle 06:00

I 100 e lode del sud e l’autonomia

Esami di maturità 2019, gli studenti affrontano la prima prova al Liceo Linguistico Manzoni a Milano (LaPresse)

Dei brillanti neo maturati della Puglia, e di altre regioni del sud, si può e deve dire solo bene. Hanno preso tanti bei 100 e 100 e lode, soprattutto in Puglia, che con il 3,4 per cento dei diplomati cum laude ha vinto la speciale classifica avulsa nazionale, il 10,8 per cento del totale. Bravi tutti, e viva la scuola. Degli studenti delle regioni del nord, le regioni ricche e che vogliono pure l’autonomia scolastica, orrore, che ogni anno alla maturità risultano essere meno lodevoli dei loro colleghi meridionali, si dirà ugualmente bene: non è colpa loro, è colpa del sistema di valutazione.

  

Nord e sud a scuola ci sono già, purtroppo

L’autonomia, l’Invalsi e il vero buco nero: cioè i concorsi “prendi e scappa”

  

Perché infatti c’è soltanto questa piccola stranezza, ma non è nemmeno una stranezza, capita tutti gli anni, dei risultati dei test Invalsi che dicono, se non il contrario, qualcosa di meno splendente. Dalle risultanze delle prove da poco anticipate dalla commissione risulta infatti – a parte una generale e nazionale pochezza, dal Manzanarre al Reno – che il livello di performance insufficienti al sud arriva a essere doppio rispetto a quello delle regioni del nord. I professori dei licei di Bari o Lecce, o Napoli, diranno che il loro sistema di valutazione è più oggettivo dell’Invalsi. Ma se si osservano con maggiore oggettività i risultati dei curricula di studi successivi, o delle rapidità di ingresso nel mondo del lavoro (che non dipende solo dal fatto che “al nord ce n’è di più”, non è così) si può verificare che la performance complessiva dei sistema di istruzione delle regioni del nord, quelle che prendono meno 100 e 100 e lode, è migliore.

  

Allora perché continuare non tanto a illudere i giovani con voti un po’ troppo fantastici, ma se stessi – cioè gli insegnanti e i gestori e amministratori del sistema scuola nel sud d’Italia – che tutto vada bene? Non va tutto bene, sotto la maschera dei bei voti la produttività dell’istruzione in molte parti del paese non è all’altezza. Ma non lo è già adesso, oggi, anche senza la famosa autonomia “dei ricchi”. E’ il sistema, bellezza, non qualche dollaro in più o in meno buttato in un calderone senza qualità.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • cesare battisti

    31 Luglio 2019 - 02:27

    Posso garantire che tutto il, chiamiamolo così, lavoro delle professoresse del suditalia comsiste nel trovare un modo per fare passre tutti con il voto più alto possibile. Se, apparentemente, qualcuno non potesse essere promosso, poniamo perchè ha superato il numero di assenze consentito (cioè non si è mai presentato) esse inventano delle giustificazioni false per poterlo promuovere ugualmente come se avesse frequentato regolarmente. Fuck la legge!

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  • cesare battisti

    24 Luglio 2019 - 22:48

    Le direttive della CE sono recepite dal MIUR: inclusione, inclusione, inclusione. È ormai divenuto impossbile bocciare, quindi i voti lievitano, specie al sud dove si sa, la gente è più buona. Quei cattivoni dell'Invalsi vogliono mostrare che i meridionali sono più somari? E allora ecco un gran da fare delle professoresse meridionali per "aiutare" i ragazzi.

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  • Luciano D'Agostino

    24 Luglio 2019 - 12:53

    Ma che senso ha una prova che garantisce, secondo le statistiche, il 98% di licenziati? Se, ai miei tempi, mi avessero detto che avrei avuto il quasi 100% di probabilità di farcela, non avrei studiato e mi sarei goduto il mare. Ah, poi il rimanente 2 % ce la fa comunque: tra ricorsi al TAR e scuole di recupero. Facciamola finita con questa sit com e risparmiamo un po' di soldi, almeno. L'articolo, con il dovuto rispetto, intende indagare sulle valutazioni gonfiate, senza centrare però il vero bersaglio.

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  • carlo n

    24 Luglio 2019 - 11:40

    Dell'osservare si può dire che lo si fa con oggettività? come si direbbe che lo si fa con attenzione maggiore o minore? (Ma se si osservano con maggiore oggettività i risultati dei curricula di studi successivi,...) Saluti.

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