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Per uno studente su tre andare a scuola per tredici anni è stato inutile

Lo stato tragico dell'istruzione italiana secondo i dati Invalsi

10 Luglio 2019 alle 16:26

Per uno studente su tre andare a scuola per tredici anni è stato inutile

foto LaPresse

I risultati dei test Invalsi presentati mercoledì alla Camera chiudono la stalla quando i buoi sono già evasi. Non mi riferisco all’inquietudine del ministro dell’Istruzione, che ha ravvisato “innegabili motivi di preoccupazione” nei dati imbarazzanti che, in fondo, non svelano nulla di sorprendente per chi bazzica le scuole. Intendo proprio che i test Invalsi, fotografia di uno stato di cose le cui radici affondano in concause confuse e remote, ci avvertono che ormai è troppo tardi.   Il dato più...

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Antonio Gurrado

Nato nel 1980. Vive a Pavia (è ghisleriano) dopo essere vissuto a Gravina in Puglia, Napoli, Modena e Oxford. Scrive di religione, editoria, illuminismo, calcio e Inghilterra; anche su Tempi e su Quasirete della Gazzetta dello Sport. Libri: Voltaire cattolico (Lindau) e Ho visto Maradona (Ediciclo).

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Commenti all'articolo

  • Chichibio

    12 Luglio 2019 - 10:10

    A proposito d'informazione. Neanche in TV, ormai figlia della neoscuola, sono messi meglio quanto a matematica e italiano. Parlando con termini matematici, la virgola decimale è ignota, sostituita dal punto, nel dubbio che si tratti di cose diverse. O sostenere che nel passare dal 10% al 9% la variazione sia dell'1%. Quanto alla lingua italiana ....

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  • luigi.desa

    11 Luglio 2019 - 11:11

    A me sembra che non ci sia differenza tra le carenze di lingua dei ragazzi italiani che si diplomano e l'uso dell'italiano dell'informazione . L'uso di espressioni/aggettivi come feroce selvaggio scontri ( di civiltà?) e compagnia cantando dimostra che anche chi dovrebbe possedere un minimo di patrimonio culturale -e storico no? - vale un diplomato che non riesce a comprendere un qualunque testo scritto in Italiano. Ma l'informazione ci fa o è ? luigi

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  • oliolà

    10 Luglio 2019 - 19:07

    E' in quel "...senza oneri per lo Stato" che si annida il baco. Lo Stato si prende tutto: ammette di dover sopportare l'onere dell'istruzione dei cittadini a patto che sia egli medesimo a dirigere l'intera faccenda, non solo attraverso le sue molteplici emanazioni ma in maniera diretta, ferrata e sconclusionata. Le scuole private sono, appunto, private di qualsiasi libertà di insegnamento. Più monopolio di così? " Quando in una comunità si dà un solo fornaio, di quel pane devi mangiare, anche se, inevitabilmente, diventerà di gesso o, se preferite, di alabastro. Il discorso andrebbe fatto tutto, si capisce. Al gesso o all'alabastro, però, abbiamo fatto la bocca.

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