La scuola secondo Forza Italia

Valentina Aprea: “Costo standard per una vera autonomia. Pensare meglio l’alternanza scuola/lavoro”

28 Febbraio 2018 alle 13:54

La scuola secondo Forza Italia

Valentina Aprea. Foto LaPresse

Abbiamo fatto otto domande alle principali forze politiche per capire che cosa hanno in mente i partiti per riformare l'istruzione. Qui le domande e le altre interviste.


    

1. Inclusiva, ma affrancata dal pensiero unico della sinistra e dove tornino a contare impegno e capacità. Con la Buona scuola i docenti hanno perso l’ultimo strumento per gestire le derive comportamentali in classe. La bocciatura è stata di fatto abolita, anche se il ministro non vuole che se ne parli. La buona condotta è ormai un optional. Nella scuola pubblica si è data l’ennesima spallata al merito.

   

2. Punteremo al superamento dei trasferimenti più o meno forzosi di insegnanti da una parte all’altra della Penisola. Il “domicilio professionale” consentirà di scegliere in totale libertà la regione dove proporsi, visto che gli stipendi attuali non consentono più di gestire trasferte di centinaia di chilometri da dove si hanno affetti e interessi. Una volta chiarito che in ambito regionale il confronto sarà a pari condizioni, il candidato orienterà la valutazione di dove concorrere, anche sulla base del proprio grado di preparazione in rapporto alla qualità media degli altri iscritti e dei posti disponibili, innescando un meccanismo virtuoso ispirato ai principi del federalismo.

    

3. Ad accomunare le scuole migliori è l’attenzione alla qualità del corpo docente, che è data dai titoli ma anche dall’esperienza. Un comma della Buona scuola prevede al contrario che dopo 36 mesi da precario, se non vieni assunto a tempo indeterminato, lo stato ti lasci a casa disperdendo il bagaglio di esperienza che hai maturato. Nel nostro programma c’è l’impegno a sostituire tale comma, ribaltando l’interpretazione data dal Pd a una norma Ue.

   

4. Oggi per ogni studente lo stato spende 7 mila euro l’anno. Con misure progressive può affidare tale spesa ai genitori, utilizzando uno specifico “buono scuola” che consenta di scegliere liberamente la struttura ritenuta migliore, sull’esempio della Lombardia.

   

5. No! A giorni Lombardia e Veneto firmeranno col governo la prima bozza di accordo per l’autonomia su una serie di materie. C’è anche la scuola.

    

6. Il Fondo di finanziamento ordinario degli atenei sta subendo una trasformazione storica, di cui siamo stati promotori, avviata con la riforma del 2010. Una volta a regime (contiamo entro la nuova legislatura) l’intero Fondo (circa 7 miliardi, che andranno implementati) sarà distribuito con criteri per il 70 per cento oggettivi (costi standard) e per il 30 per cento premiali, valorizzando le strutture efficienti indipendentemente dalla latitudine.

    

7. L’Europa offre spesso indicazioni slegate dalla realtà del territorio interessato. I nuovi meccanismi premiali, se ben calibrati, possono invece spingere il sistema universitario nella direzione più utile al paese.

   

8. La boutade di Grasso è utile solo a strappare applausi.  In questa fase la priorità non può che essere la salvaguardia (con fondi adeguati e stabilizzazioni) del nostro patrimonio di ricercatori, in fuga verso paesi decisamente più generosi e disponibili. Abbiamo investito per sviluppare un capitale umano che ora non trova alternative, se non andare a farci concorrenza!

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