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La Cina sulla strada della leadership scientifica globale
In Europa e negli Stati Uniti il dibattito pubblico tende spesso a trattare la ricerca come una voce di spesa da discutere o ridurre. Nel frattempo Pechino sta costruendo un sistema scientifico di dimensioni continentali
Lo sviluppo della conoscenza richiede tempo, stabilità istituzionale e risorse economiche. Quando una di queste condizioni si indebolisce, l’intero sistema rallenta; se poi tutte entrano contemporaneamente in tensione, il baricentro della ricerca tende a spostarsi.
In questi anni si sta realizzando proprio una dinamica di questo tipo. Mentre negli Stati Uniti il sistema della ricerca attraversa una fase di forte turbolenza politica e finanziaria, la Cina procede nella direzione opposta: aumenta gli investimenti pubblici, pianifica su scala pluridecennale e integra ricerca scientifica e politica industriale. Pechino ha annunciato che la spesa nazionale in ricerca e sviluppo crescerà di almeno il 7 per cento all’anno per i prossimi cinque anni, con un’espansione concentrata sulle tecnologie considerate strategiche per la sicurezza economica e tecnologica del paese.
La crescita degli investimenti è ormai una costante di lungo periodo. Dal primo decennio degli anni Duemila la spesa cinese in ricerca e sviluppo è aumentata di diverse volte, portando il paese a una scala di finanziamento paragonabile a quella delle grandi potenze scientifiche occidentali. La dimensione del sistema che ne è derivata è impressionante: centinaia di nuovi centri di ricerca, programmi nazionali di tecnologia avanzata e un sistema universitario in espansione continua.
Il cambiamento diventa più chiaro quando si osservano i risultati tecnologici concreti. Nel settore delle telecomunicazioni, le aziende cinesi hanno assunto una posizione dominante nello sviluppo delle reti 5G e nelle infrastrutture di rete globale. Nel campo delle energie rinnovabili, la Cina è oggi il principale produttore mondiale di pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e batterie agli ioni di litio, tecnologie che richiedono una filiera scientifica e ingegneristica estremamente sofisticata.
Anche nelle biotecnologie la crescita è evidente. Il paese ha costruito negli ultimi anni uno dei sistemi più estesi al mondo per il sequenziamento genomico, con istituzioni come il Bgi che operano su scala industriale nell’analisi del Dna umano e ambientale. Nei trial clinici e nello sviluppo di terapie cellulari e geniche la presenza cinese è diventata ormai sistematica, con programmi nazionali che coinvolgono università, ospedali e industrie farmaceutiche.
Nel campo dell’intelligenza artificiale e del calcolo avanzato, la Cina ha investito massicciamente in infrastrutture computazionali, supercalcolatori e sviluppo di algoritmi. Alcuni dei supercomputer più potenti del mondo sono progettati e costruiti in Cina, e il paese sta sviluppando una propria architettura di semiconduttori per ridurre la dipendenza tecnologica dalle catene di approvvigionamento occidentali.
Un altro indicatore della trasformazione scientifica del paese è l’espansione della ricerca spaziale. Negli ultimi vent’anni la Cina ha costruito un programma spaziale completo: missioni lunari con ritorno di campioni, rover su Marte, una stazione spaziale permanente in orbita terrestre e un programma di esplorazione robotica che procede con una regolarità che pochi altri paesi riescono a sostenere.
Questa crescita non si limita alle infrastrutture o ai grandi programmi tecnologici. Si riflette anche nella capacità di attrarre e trattenere ricercatori. Programmi di reclutamento internazionale e massicci investimenti universitari hanno trasformato alcune università cinesi in poli scientifici globali. Laboratori nuovi, finanziamenti consistenti e una forte integrazione con l’industria tecnologica hanno creato condizioni di lavoro che competono ormai con quelle delle principali istituzioni occidentali.
Nel frattempo, il sistema scientifico statunitense, che per decenni ha rappresentato il centro gravitazionale della ricerca mondiale, attraversa una fase di crescente instabilità politica. Tagli ai finanziamenti federali, tensioni istituzionali con le università e restrizioni alla mobilità dei ricercatori internazionali stanno producendo un fenomeno che la storia della scienza conosce bene: la migrazione del talento.
Gli scienziati tendono a spostarsi dove possono lavorare con continuità. La storia della scienza è costellata di questi movimenti. Nel XVII secolo il baricentro della nuova scienza sperimentale si spostò verso l’Europa del Nord. Nel XX secolo furono gli Stati Uniti a diventare il principale polo di attrazione per i ricercatori europei. Oggi stiamo assistendo a un nuovo movimento di questo tipo.
La Cina ha costruito negli ultimi due decenni un sistema scientifico progettato esplicitamente per sostenere questa transizione. L’idea di fondo è semplice: ricerca di base sostenuta da investimenti pubblici, integrazione con la strategia industriale e una pianificazione tecnologica di lungo periodo.
In Europa e negli Stati Uniti il dibattito pubblico tende spesso a trattare la ricerca come una voce di spesa da discutere o ridurre. Nel modello cinese la ricerca è considerata una infrastruttura strategica nazionale, allo stesso livello delle reti energetiche o dei sistemi di trasporto.
La leadership scientifica globale non dipende da una singola scoperta o da una generazione particolarmente brillante di ricercatori. Dipende dalla continuità di un ecosistema che permette alla conoscenza di accumularsi nel tempo.
Per oltre mezzo secolo quel ruolo è stato svolto dagli Stati Uniti. Università, agenzie federali, fondazioni private e grandi laboratori nazionali hanno costruito un sistema capace di sostenere ricerca di base su larga scala. Gran parte delle tecnologie che strutturano il mondo contemporaneo – dai semiconduttori alla biologia molecolare – sono nate in quel contesto. La domanda che oggi emerge con crescente insistenza riguarda la stabilità futura di quell’ equilibrio.
La Cina sta costruendo con pazienza un sistema scientifico di dimensioni continentali. Il processo procede con la logica dei grandi progetti storici: investimenti continui, formazione di nuove generazioni di ricercatori e una strategia tecnologica coerente. Il centro di gravità della ricerca mondiale non è una proprietà permanente. È una conseguenza delle condizioni materiali che rendono possibile fare scienza.
Se il laboratorio principale del XXI secolo dovrà cambiare indirizzo, la trasformazione avverrà gradualmente. Accadrà mentre altri sistemi scientifici discutono i limiti della spesa pubblica o la legittimità delle università. E accadrà nel luogo dove la ricerca viene trattata come una delle infrastrutture fondamentali del futuro.
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