Siamo arrivati fino ai confini del sistema solare. Dove non ci sono muri

Giulia Pompili

La sonda New Horizons della Nasa sorvola l’Ultima Thule

Roma. L’Ultima Thule è pure il titolo dell’ultimo disco della produzione di Francesco Guccini, ma forse questo la Nasa non lo sa. Guccini aveva sempre pensato che il suo ultimo lavoro avrebbe avuto quel nome, “un concetto estremo, un punto d’arrivo finale”. Thule è la terra di fuoco e di ghiaccio esplorata dal geografo greco Pitea di Marsiglia nel IV secolo avanti Cristo, e poi descritta da Virgilio come la fine del mondo, quello conosciuto dall’essere umano, l’isola misteriosa poi usata all’occorrenza, forse anche a sproposito, per parlare di qualcosa di lontano e inafferrabile. Eppure mai, come oggi, l’isola narrata da Pitea di Marsiglia ci aiuta a capire dove siamo arrivati.

 


Illustrazione tratta dal sito pluto.jhuapl.edu


Il primo gennaio del Duemiladiciannove la sonda della Nasa New Horizons ha sorvolato per la prima volta l’Ultima Thule, nome in codice 2014 MU69, un corpo celeste scoperto cinque anni fa e che, a oggi, è il più lontano mai raggiunto da una sonda spaziale umana.

 


Illustrazione: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute/Alex Parker


 

A Capodanno siamo arrivati ai confini dell’universo conosciuto, e la Nasa ha festeggiato il sorvolo come l’inizio di una nuova èra dell’esplorazione spaziale, a 6,4 miliardi di chilometri dal pianeta Terra (Brian May, il chitarrista dei Queen, che è anche astrofisico, gli ha già dedicato un assolo nemmeno fosse Gustav Holst). A rendere possibile la navigata spaziale è stata la piccola sonda New Horizons, che è forse una delle missioni migliori degli ultimi anni: il suo lancio, tredici anni fa, era servito ad arrivare il più vicini possibile a Plutone e al suo satellite Caronte. E ci era arrivata, la piccola antenna, nel 2015. Di Plutone abbiamo parlato molte volte su queste colonne, del pianeta che fu declassato a nano per confronto con le dimensioni del pianeta Eris, scoperto successivamente, e gli scienziati ormai concordano: “Eris è sicuramente più grande di Plutone”. Questione chiusa.

 

 

Sull'Ultima Thule incombe lo stesso problema che si era posto nel 2015 per Plutone, perché ci vorranno mesi per ottenere tutte le immagini scattate da New Horizons nella manciata di ore di sorvolo, e poi finalmente capire qualcosa di più sulla sua forma e dimensione.

 

 

Per ora, secondo le ricostruzioni preliminari, Ultima Thule sembra un fagiolo gigante di 32 chilometri per 16. Ma siamo arrivati ai confini della fascia di Kuiper, quella specie di anello intorno al sistema solare che rappresenta tutto ciò che sappiamo dei confini del nostro universo. Secondo gli scienziati, i corpi celesti che galleggiano laggiù, lontanissimi, sono i detriti del Big Bang, e quindi quelli che potrebbero fornire qualche risposta alle domande fondamentali sulla nascita del sistema solare. Chissà se Donald Trump, alla fine, vorrà costruire un muro pure sull’Ultima Thule. Potrebbe chiedere a Plutone di pagarlo.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”. È terzo dan di kendo.