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La missione spaziale cinese e quella americana sono un gran spettacolo rock

Il “dark side of the moon” e l’Ultima Thule. Perché l’esplorazione degli ultimi lati sconosciuti del nostro sistema solare annuncia un nuovo salto della competizione nel cosmo

3 Gennaio 2019 alle 19:50

La missione spaziale cinese e quella americana sono un gran spettacolo rock

immagine NASA/JHUAPL/SwRI/Alex Parker

Pare che i Pink Floyd pensassero più ai complicati dilemmi filosofici del controllo razionale delle sfide dell’animo (il denaro, la morte, il tempo, la follia) che all’astronomia quando, nel 1973, titolarono Dark side of the Moon, il loro ottavo e forse più significativo concept album.

 

A distanza di quasi 50 anni, Brian May, astrofisico, più noto come chitarrista dei Queen, ha lanciato a Capodanno il suo New Horizons (Ultima Thule Remix) per celebrare le conquiste dell’esplorazione spaziale. E’ il filo della musica rock che, curiosamente, annuncia (quasi a rappresentare la novità della competizione spaziale) le due significative missioni che aprono il 2019: la sonda cinese Chang’e-4 sulla faccia nascosta (impropriamente detta dark) della Luna e la missione New Horizon della Nasa con il sorvolo ravvicinato (fly by) dell’asteroide 2014 MU69, per ora (in attesa di un nome ufficiale) denominato, pomposamente, Ultima Thule. Dal nome virgiliano che designava “l’ultima terra conoscibile”.

 

 

Insomma è con l’evocazione dei confini rimasti alla conoscenza, dell’esplorazione degli ultimi lati sconosciuti del nostro sistema solare che, da parte cinese e americana, si annuncia un nuovo salto della competizione nel cosmo. Certamente evocare l’esplorazione, in questo caso, ha ragioni evidenti: la faccia nascosta della luna, in realtà ben nota e visibile dal 1959 (sorvolo dalla cosmonave sovietica Luna 3), sarà scandagliata, per la prima volta, da un rover sul terreno, preleverà materiali e tenterà, persino, una terraformazione, la costruzione di una minibiosfera con coltivazione di semi di patata e Arabidopsis, una pianta da baco da seta (sono cinesi, non a caso); New Horizon, d’altro canto, traguarda una regione davvero limite, enigmatica e “strategica” del nostro sistema solare. Si chiama “fascia di Kuiper”, si trova a 30 unità astronomiche da noi (moltiplicate 150 milioni di chilometri per 30), oltre l’orbita di Nettuno, l’ultimo dei pianeti solari conosciuti.

 

La fascia è strategica per due motivi: vi orbitano, come grandi sassi volanti (diametri tra 400 e 900 km, minipianeti) oltre 200 asteroidi conosciuti. Senza contare l’innumerevole pletora di quasi tutti gli oggetti piccoli che orbitano il nostro sole. La fascia deposita il 90 per cento di questi corpi, insieme ad un altro luogo, ancora più grande, enigmatico e misterioso, la nube di Oort (tra le 20.000 e le 100.000 unità astronomiche dal sole). Fate il calcolo suggerito per calcolare in chilometri. E siamo, da notare, ancora in pieno sistema solare. Insomma gli otto pianeti che conosciamo (declassato il povero Plutone) e le relative lune, sono solo la superficie del sistema.

 

Come per la dark side della Luna, ovviamente, l’esplorazione degli asteroidi è solo la rappresentazione più spettacolare dell’evento. Sia la terraformazione della Luna che le missioni su asteroidi rimandano a obiettivi ben più ambiziosi. Sono tra gli aspetti nuovi e più importanti di quella che inizia a chiamarsi la nuova economia dello spazio. Avviata oggi da una autentica rivoluzione in corso nei sistemi di trasporto spaziali e logistica dello spazio (lanciatori recuperabili, stazioni satellitari, nuove macchine per il volo umano).

 

Il sogno è, per la fine del secolo, la discesa su Marte. Ma gli obiettivi intermedi della Mars Mission e il cuore della nuova economia dello spazio sono tre: fare della Luna la base delle missioni interplanetarie, realizzare in questo secolo un salto economico del turismo spaziale, conquista dei sassi del sistema solare, gli asteroidi, per estrarvi la ricchezza (incalcolabile) di materie prime contenute. Non lasciamoci abbacinare dall’apparenza della competizione. Cina, Usa, Europa, Russia e gli altri player dell’economia dello spazio non potranno fare, da soli, la corsa. Scendono in campo il mercato e gli investimenti privati: la vera novità della competizione spaziale oggi. E sarà, per esigenze economiche e necessariamente, la cooperazione tecnico-scientifica più che una nuova Guerra fredda (al di là dei timori di Trump) la cifra della nuova corsa allo spazio. E’ il caso di dirlo: la cinese dark side of the moon e l’americana ultima thule annunciano, nello spazio, più che guerre, uno spettacolo rock: il più grande e affascinante di tutti.

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