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Le vie della Cina sono infinite

La bioetica dopo la nascita del primo bambino modificato geneticamente

26 Novembre 2018 alle 20:42

Le vie della Cina sono infinite

Foto Pixabay

Quando nel 2015 gli scienziati della Sun Yat-sen University di Guangzhou, in Cina, hanno usato per la prima volta la tecnologia Crispr sugli embrioni umani, la comunità scientifica occidentale, ma anche l’opinione pubblica, si è espressa in modo molto critico: la modifica del genoma umano è un passo troppo grande da fare, non si può andare avanti senza una adeguata riflessione etica. Perché la tecnica Crispr potrebbe consentire di ereditare il genoma modificato, ma appunto, non ha limiti di applicazione: potrebbe eliminare il gene dell’Alzheimer ma anche creare bambini tutti biondi, alti e con gli occhi azzurri. Si chiama, in questo caso, eugenetica. Sebbene alcuni scienziati americani abbiano provato a fare ricerche sulla tecnica Crispr, è la Cina finora ad avere il primato sull’ingegneria genetica. E il perché è presto detto: la sperimentazione cinese non è subordinata all’etica e alla bioetica della comunità scientifica occidentale.

 

Lunedì il Mit Technology Review, la rivista dell’Istituto di tecnologia del Massachusetts – quindi una fonte abbastanza credibile – ha pubblicato un articolo in esclusiva nel quale sostiene che alcuni scienziati cinesi avrebbero per la prima volta applicato la tecnica Crispr su una coppia di gemelle poi effettivamente venuta alla luce. In particolare, lo scienziato dell’Università di Shenzhen ad aver condotto lo studio si chiama He Jiankui, e perfino la Associated Press, dopo averlo contattato, ha avuto conferma dal ricercatore ma non ha potuto verificare indipendentemente la notizia, né lo studio è stato pubblicato in una rivista scientifica. Oltre alle complicazioni e alle riflessioni bioetiche che comporta la scelta di applicare indipendentemente dai pareri bioetici internazionali la tecnica Crispr (notizia ancora da verificare) il caso è un po’ il simbolo di quello che succede a trattare con la Cina: che si muove su regole tutte sue, e se ci adeguiamo alla corsa alla scienza che ha iniziato dovremo per forza rinunciare ad alcuni dei nostri valori occidentali. Difenderli, invece, è nostro dovere.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    27 Novembre 2018 - 12:44

    Ero ragazzo quando il Dott. Barnard a Città del Capo fece il primo trapianto di cuore. Eravamo nel 1967. In Italia si scatenarono le polemiche. Non si può fare dicevano alcuni, non si deve fare dicevano altri, è una cosa indegna, è contro l'essenza dell'uomo, ecc. Ebbene, sappiamo oggi com'è finita. Oggi si fanno trapianti di quasi tutti gli organi umani. Perchè? Perchè gli esseri umani vogliono vivere e sperano che le malattie, tutte, vengano sconfitte, spariscano completamente. E sapete una cosa? Sono convinto che ci riusciremo un giorno. Fors'anche debelleremo la morte. Lo diceva il mio professore di patologia generale all'Università.

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    • gheron

      27 Novembre 2018 - 19:54

      " Perché gli esseri umani vogliono vivere...". Osservazione incontestabile. Ma continui, per cortesia. Ci parli degli sviluppi possibili. Ci dipinga un quadro del nuovo mondo venturo. Tuttti arzilli e in buona salute, ma proprio tutti, bambini e adulti e vecchietti. Tutti perfettamente funzionanti per qualsiasi uso e in qualsiasi occasione, malattie assenti e morte inesistente. E se la pittura non è proprio il suo campo, si faccia aiutare dal suo professore di patologia generale all'Università... Auguri a Lei e a noi tutti umani presenti e futuri.

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    27 Novembre 2018 - 10:54

    Se tecnicamente si può fare e è di ausilio ai pazienti o eviterà di diventarlo, così come si sta studiando per altre malattie in specie quelle del sangue perchè no? Forse che "comprarsi" un neonato, e senza scomodare la scienza, quando si può accedere alla adozione non pone problemi morali o etici? Eppure in certe nazioni è legge.

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