Per i medici l'omeopatia non ha basi scientifiche

Per la Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) questa pratica di medicina alternativa è solo un placebo

9 Maggio 2018 alle 17:29

Omeopatia

Foto Pixabay

È come certe malattie: ciclico. Il dibattito sull’omeopatia ha un andamento carsico, se ne sta buono buono sotto la cenere per poi riaffiorare più virulento di prima ogni volta che qualcuno smuove la brace. A fine maggio 2017, la morte di un bambino di 7 anni a causa di un’otite trattata con preparati omeopatici aveva riaperto la questione del rapporto tra libertà di cura e controllo pubblico sui trattamenti. Poi c’era stato l’intervento di Piero Angela a Piazzapulita, nel quale lo storico conduttore di Superquark definiva l'omeopatia “acqua fresca”, un effetto placebo (“lo dice la comunità scientifica, non io” aveva spiegato). E giù di insulti e rosicate via social. Poi ancora, due mesi fa, un servizio di Presa Diretta aveva indagato la feroce battaglia tra medici e omeopati. Anche lì un florilegio di polemiche. Ieri la Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, ha ribadito che “l’omeopatia non ha effetti scientificamente dimostrati”. L'ha scritto in una scheda pubblicata nella sezione del sito “Dottore, ma è vero che…?”, uno spazio dove si smontano una serie di bufale sulla medicina con l’aiuto di esperti che valutano la credibilità scientifica di varie teorie, dai danni dell'olio di palma a quelli dei vaccini. 

     

“Sebbene vi siano pubblicazioni di vari studi, allo stato attuale non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche secondo i canoni classici della ricerca scientifica”, si legge nel documento preparato dal medico Salvo Di Grazia, che cura anche il sito di debunking scientifico Medbunker. “Infatti – prosegue la nota – diversi studi condotti con una metodologia rigorosa hanno evidenziato che nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici. Nella migliore delle ipotesi gli effetti sono simili a quelli che si ottengono con un placebo (una sostanza inerte)”. Di Grazia precisa che “l'effetto placebo è conosciuto da tempo, ha una base neurofisiologica nota e funziona anche su animali e bambini, ma il suo uso in terapia è eticamente discutibile e oggetto di dibattito”. Inoltre spiega anche perché sono proprio i medici a prescrivere i farmaci omeopatici: “In Italia l'omeopatia può essere praticata solo da medici chirurghi abilitati alla professione. Questa norma non intende attribuire una base scientifica a questa pratica, ma solo garantire da una parte il diritto alla libertà di scelta terapeutica da parte del cittadino e dall'altro un uso integrativo e limitato alla cura di disturbi poco gravi e autolimitanti, evitando il rischio di ritardare una diagnosi più seria o che il paziente stesso sia sottratto a cure di provata efficacia”.

   

Tutti gli studi più seri e le meta-analisi finora effettuate convergono su una conclusione: l’omeopatia è inefficace o, quantomeno, non garantisce un effetto superiore a quello del placebo. Negli Stati Uniti, questa informazione deve essere indicata sulle confezioni. In Italia la situazione è ambigua: da un lato gli omeopatici vengono messi in commercio “senza indicazioni terapeutiche approvate” e solo con un dosaggio talmente basso da non produrre effetti (in pratica lo stato si assicura e garantisce che non servano a nulla). Dall’altro possono essere prescritti e venduti solo da medici e farmacisti, cioè proprio da coloro che per ruolo e competenze dovrebbero sapere che sono inefficaci. “D’altronde, per legge, un prodotto per essere venduto come omeopatico non deve contenere più di un centesimo della più piccola dose utilizzata nelle medicine prescrivibili, e quindi, per legge, non può essere venduto un prodotto che contenga un dosaggio di principio attivo farmacologicamente efficace”, spiega ancora la scheda della Federazione dei medici. E questo favorisce situazioni limite come a Pisa dove, in un consultorio pubblico, si propone l'omeopatia alle neo mamme che non possono assumere, nei mesi prima della gravidanza, molti medicinali. O a Pitigliano, dove c'è un ospedale nel quale i medici sono affiancati da omeopati, sia nei reparti che negli ambulatori.

  

“Di solito quello che bisogna fare soprattutto nella medicina è prima dimostrare e poi vendere, mentre qui prima si vende e poi si dice 'chissà se in futuro riusciremo a capire come funziona'” ha spiegato qualche anno fa al Foglio il professor Silvio Garattini, ricercatore di fama internazionale, fondatore e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, autore di centinaia di pubblicazioni e che all'omeopatia ha dedicato il suo ultimo libro, a cui hanno collaborato altri ricercatori, pubblicato per Sironi Editore con il titolo Acqua fresca?. “La realtà è che questi prodotti non sono mai stati approvati da nessuno, sono dei prodotti che circolano perché, non contenendo niente, nessuno può pensare che facciano male. Però quando si omette di utilizzare un farmaco efficace per uno omeopatico per una malattia seria, allora si può fare un danno grave al paziente che viene deprivato di qualcosa che potrebbe essergli utile”. Come nel caso, terribile, del bambino di Ancona morto per un'otite.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi