Il "netturbino spaziale" SpaceDebris è pronto al lancio

Si stima che in orbita intorno alla Terra ci sia circa mezzo milione di pezzi di scarto e rifiuti prodotti dall'uomo. Sono un pericolo per i satelliti e le astronavi. La paura è che lo spazio possa diventare inutilizzabile

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Durante una missione all'esterno dello Shuttle per alcuni lavori di manutenzione sul telescopio spaziale Hubble, due astronauti vengono avvertiti dal Controllo Missione di Houston che un missile ha fatto esplodere un satellite in disuso e scatenato una reazione a catena: ora un'ondata di detriti si muove ad altissima velocità verso di loro. Mentre provano a rientrare in tutta fretta nell'Explorer, i detriti colpiscono telescopio e Shuttle, uccidono l'equipaggio rimasto sulla navetta e lasciano i due astronauti soli, alla deriva nello spazio. Così inizia Gravity, un film del 2013 di Alfonso Cuaròn con Sandra Bullock e George Clooney.

  

È solo un film ma, l'anno scorso, un piccolo detrito ha urtato la Stazione Spaziale Internazionale (Iss) e ha aperto una crepa (7 millimetri di diametro) su un vetro esterno di uno dei finestrini della cupola. Secondo gli scienziati i rifiuti che galleggiano nello spazio stanno mettendo a rischio le navi e gli astronauti. Si stima che in orbita intorno alla Terra ci sia circa mezzo milione di pezzi di scarto e rifiuti prodotti dall'uomo, dai giganteschi satelliti ormai defunti, ai lanciatori dei razzi esauriti, sino a piccoli dadi e bulloni. 6.800 tonnellate di rifiuti (solo nell'orbita terrestre bassa) segnalano che siamo già vicini a un punto critico poiché qualsiasi collisione, anche con oggetti piuttosto piccoli, può causare molti danni e generare ancora più detriti. Il dottor Hugh Lewis, docente di ingegneria aerospaziale presso l'università di Southampton, ha raccontato alla Bbc che, anche se alla maggior parte di noi possono sembrare qualcosa di assolutamente lontano "dagli occhi e dalla mente", dal suo punto di vista sono “una delle peggiori catastrofi ambientali che abbiamo incontrato" sinora.

 

Una foto scattata sull'Iss del vetro danneggiato dal detrito spaziale

    

Per questo la navicella RemoveDebris si sta preparando al lancio. Si tratta di una missione che testerà diversi modi per raccogliere ed eliminare la “spazzatura” in orbita: la navicella, circa delle dimensioni di una lavatrice, sarà uno “spazzino spaziale” e tenterà di intrappolare un piccolo satellite con una rete e con un arpione, per verificare quale sistema sia il più indicato. "RemoveDebris sarà una delle prime missioni al mondo in questo settore”, ha spiegato alla Bbc il dottor Jason Forshaw, project manager del team. “Abbiamo tecnologie che non sono mai state testate nello spazio prima d’ora". Le operazioni sono guidate dallo Space Center dell'università del Surrey, una contea dell'Inghilterra sud-orientale, e sono pronte a partire all'inizio del prossimo anno.

  

La navicella si dirigerà prima verso la Stazione spaziale internazionale, imballata in un razzo di rifornimento, un Falcon 9 della Space X, che sta testando – con successo – questi razzi multiuso. Qui verrà “spacchettata” dagli astronauti e messa in orbita. Alla fine dei suoi esperimenti testerà la futura tecnologia di de-orbiting: mentre scenderà sulla Terra, dispiegherà una vela di 10 metri cubi, che cambierà la sua velocità, farà in modo che non bruci all'ingresso nell'atmosfera impedendo “all'astronave di diventare spazzatura spaziale lei stessa", come ha detto Forshaw. La speranza è che la missione di testing tecnologico, costata 15 milioni di sterline, possa funzionare e venire replicata per “ripulire” lo spazio dai nostri rifiuti.

  

La Iss è stat colpita da un frammento minuscolo, infatti, ma i pezzi più grandi rappresentano un problema davvero pressante. Nel 2012, il satellite europeo Envisat, delle dimensioni di un autobus a due piani, ha improvvisamente smesso di funzionare. Da allora orbita attorno alla Terra, minacciando altri satelliti chiave sul suo percorso. Se dovesse scontrarsi con qualcosa rilascerebbe migliaia e migliaia di altri frammenti. Più detriti potrebbero causare ulteriori collisioni: un effetto a catena noto come sindrome di Kessler. La paura è che lo spazio possa diventare inutilizzabile. “Lo scenario peggiore è probabilmente la perdita di alcuni satelliti vitali”, ha avvertito Lewis. “Significherebbe fare un passo indietro di decenni in termini di tecnologia che diamo per scontata sulla Terra”.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    30 Novembre 2017 - 17:05

    Il problema deila spazzatura spaziale è ormai sentito a livello globale. Qualche mese fa il KTH (Alta scuola reale di tecnologia), prestigiosa università svedese con sede a Stoccolma ha formato dei gruppi di studio fra gli specializzandi di ingegneria spaziale allo scopo di elaborare dei sistemi per la raccolta dei detriti spaziali. Sono stati premiati due progetti, uno dei quali gestito da un giovane specializzando italiano proveniente dal Politecnico di Milano.

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